– DI CAROLINA ROSSI
carols93@libero.it

Crisi, crisi e ancora crisi, tv, giornalisti, radio, ormai è una delle parole più sentite da oltre un anno a questa parte. Il mondo è in crisi. I valori sono in crisi. Ma andiamo proprio alla radice e al significato specifico di questo termine così diffuso: “Deterioramento di una condizione oggettiva con conseguente instabilità socio politica, decadenza delle istituzioni civili, cessazione del governo in seguito a dimissioni o a un voto di sfiducia, periodo caratterizzato da una caduta della produzione, disoccupazione e riduzione degli investimenti”.

Accidenti, noi sì che abbiamo tutte le carte in regola! Gli abitanti di Paesi sottosviluppati o dell’est vedevano il nostro Paese come una sorta di “America”, ma purtroppo i tempi sono cambiati, e possiamo notarlo dalle minime cose: i centri storici, che un tempo erano il cuore pulsante della vita di un intero territorio, si stanno pian piano svuotando, centri commerciali e boutiques sempre meno affollati e pronti a mettere merce in saldo, inoltre cresce a vista d’occhio il numero di domande per prestiti e finanziamenti. Ma in tutto questo, i giovani? Dove sono? Cosa pensano? Beh, possiamo sicuramente dire che si dividono in due grandi blocchi: quelli che pensano, anzi non pensano… perché il problema non è affar loro, non li tocca minimamente, ancora avvolti e protetti nel loro mondo ovattato, troppo distante dalle problematiche dei “grandi”; e coloro che invece sono seriamente preoccupati per la loro vita, per il loro futuro, che spazia dalla scelta dell’università a quella del lavoro.
Spesso però, il lavoro che si riesce ad ottenere con un titolo di studio elevato non sempre corrisponde al percorso formativo intrapreso: questi i dati dell’ISTAT su università e lavoro.

Tutto ciò non deve abbattere e intrappolare le nostre mire. C’è stato un uomo che ha messo l’anima nel suo lavoro, e la cosa in cui credeva di più erano proprio i giovani, utilizzava intere conferenze stampa con l’obiettivo di incitare e spronare ognuno di loro, seguendo il cuore e non lasciandoli affogare nel rumore delle opinioni. Lui era Steve Jobs, che dall’alto del suo look minimal, jeans e girocolli neri, ha rivoluzionato la nostra tecnologia e le nostre vite, ormai in gran parte assorbite dalle sue invenzioni. Possiamo adagiarci a questa situazione, aspettando invano che si risolva tutto magicamente, o toccare il fondo e ricominciare, facendo sì che questa forza distruttiva che abbiamo acquisito sia il nostro asso nella manica per una vera e propria rinascita. Come succede ai bruchi, no? Anche noi possiamo diventare una bella e svolazzante farfalla. I nostri traguardi devono superare gli ostacoli, i nostri ideali devono essere più grandi delle nostre debolezze, la nostra voglia di fare deve eliminare l’indifferenza e sovrastare la paura. “Siate affamati, siate folli” (S. Jobs)