– DI EMANUELE TANZILLI
emanuele.tanzilli@liberopensiero.eu

Credetemi, questa settimana sono accadute tante di quelle cose che ho avuto serie difficoltà a decidermi sull’argomento di cui scrivere: la fiducia-bis al Governo Letta o il voto in Giunta su Berlusconi? Lo “shutdown” statunitense o la tragedia di Lampedusa? La vittoria in Coppa Italia di C della Salernitana o la spaccatura nel PDL? Troppe, troppe notizie importanti per potervisi soffermare con la dovuta attenzione; ne sarebbe venuto fuori un fritto misto né croccante né saporito, ma uno di quelli pieni zeppi di olio che a mangiarlo ci diventa trasparente il collo. E non mi pare una pietanza adatta al brunch domenicale, semmai ad uno di quei pranzi che iniziano alle due e finiscono alle otto. No, non mi pare il caso.

Quindi, ho pensato così: mettiamo un attimo da parte governo, giunte, senati e compagnia votata, che tanto l’Italia va benissimo allo sfascio anche senza i miei articoli. Prendiamo un’altra strada, quella di casa nostra, che così dobbiamo camminare di meno e non ci stanchiamo.

La mia riflessione, non poteva essere altrimenti, è rivolta alla Terra dei Fuochi. Una piaga aperta da tempo, eppure sembra che in questa settimana tutto il mondo se ne sia improvvisamente accorto. Oh, guardate che lì stanno a morire di cancro uno dopo l’altro… giuro eh, giuro. Molti articoli sono apparsi sulle varie testate, compresa la nostra: testimonianze struggenti, narrazioni drammatiche, eppure necessarie nella loro crudeltà per prendere coscienza della vastità del fenomeno. Poi sono arrivate Le Iene con il loro servizio, e già lì si è compiuto il primo salto di qualità, con un tam-tam mediatico di assoluto spessore (non c’era alcuna bacheca di alcun social network che non contenesse almeno un riferimento diretto o indiretto al servizio… questa sì che è passione civica): un lavoro lodevole, perché fornisce una vetrina nazionale ad una problematica, ahinoi, ancora confinata al locale. E infine, noblesse oblige, ci si sono messi i VIP (che, com’è risaputo, è l’acronimo di very important parac***) coi loro bei cartelloni di solidarietà nei confronti delle aree avvelenate.

Bene, bravi, bis. Ma quanto fa figo la foto col cartellone di solidarietà scritto a penna? Parecchio, eh?

Insomma, penso sia bene chiarirsi: qualunque iniziativa che possa contribuire a sensibilizzare la popolazione sul tema è bene accetta. Ma che abbia un senso pratico, un fine concreto, e non un tornaconto mediatico. Mi pare un po’ troppo facile mettersi lì a scattare una foto e sentirsi dei supereroi, che tanto poi la kryptonite ce l’abbiamo noi qua, sotto casa, sotto terra, sotto il letto. Questi generosi VIP non possono sapere cosa voglia dire battersi per il territorio, educare al rispetto dell’ambiente, sporcarsi le mani. Tanto per dirne una. Idem con patate per gli amministratori. Se provassimo a sfogliare tutti i giorni i necrologi, quante scomparse premature vi troveremmo? Quanti manifesti funebri in strada, sulle pareti dei palazzi? Tutti lo sappiamo perché si muore così tanto e così presto in queste terre. Non c’è bisogno che un ministro venga ad umiliarci accusandoci di bere e di fumare troppo. Non c’è bisogno che ogni volta si ripeta la stessa solfa della solidarietà, dell’impegno futuro e del noi siamo bravi, mica come loro.

Per anni ci hanno sversato porcherie di ogni genere sotto i piedi come polvere sotto un tappeto. Nessuno ha detto né fatto niente. Adesso pretendono di sistemarsi la coscienza con qualche “vedremo, faremo”. Intanto sulle tavole ci arrivano carote al plutonio, insalate all’uranio, uova al polonio, e lo chef consiglia un abbinamento con una flebo di chemio 2012, ottima annata. Intanto respiriamo amianto, benzene e roghi di discarica, e un registro dei tumori non si può istituire perché la Regione ha un deficit sanitario eccessivo. Quindi, a conti fatti, quanto valgono le nostre vite? Calcoliamolo un po’, prendiamo tutti i guadagni illeciti della camorra, moltiplichiamo per le tangenti e gli sprechi sanitari, dividiamo per il numero dei morti fino ad oggi… anzi lasciamo stare va’, non lo voglio sapere il risultato, e penso neanche voi.

Vorrei solo avere una conclusione degna di questo nome, vorrei poter dire che tutto questo clamore susciterà qualcosa, uno scatto d’orgoglio, un moto di compassione, qualcosa di simile alle immagini viste venerdì pomeriggio ad Orta di Atella, alla marcia per la vita. Vorrei poter dire che anche a Casoria si morirà di meno, che le aree dismesse verranno bonificate e il cemento sostituito con del verde pubblico. Ma qua non ci stanno i soldi manco per un bel cuppetiello di frittura, figuriamoci per salvare vite umane.