– DI EMANUELE TANZILLI
emanuele.tanzilli@liberopensiero.eu

Domenica scorsa ho seguito il Gran Premio di Singapore di Formula 1. Sono un accanito ferrarista fin da quando mi accovacciavo sul pavimento a guardare insieme a mio nonno le imprese di Michael Schumacher. Purtroppo quest’anno la Red Bull di Vettel è di un altro livello e non c’è speranza di batterla. Ad ogni modo, quando penso a quel particolare GP c’è una cosa che mi resta impressa in mente: e cioè che l’impianto di illuminazione, così potente che da solo potrebbe illuminare un paesino di 10 mila abitanti, è stato realizzato da un’azienda italiana.

Non so voi, ma che all’estero si possa parlare degli italiani – ogni tanto – anche per ricordare di cosa siamo capaci e non solo per sfotterci sulla situazione economica e politica, mi offre un seppur minimo conforto. Anche perché poi il giorno dopo mi sveglio e inizia a rimbalzare la notizia che Telecom finirà in mani spagnole, e da lì tutto un teatrino che conosciamo bene, di come sia inaccettabile che i grandi asset strategici finiscano sotto il controllo straniero, di come non siamo capaci di difendere i nostri interessi, di come questi immigrati vengano a toglierci il lavoro, eccetera eccetera.

Ora, premesso che non mi fa per nulla piacere quando i nostri marchi varcano i confini nazionali verso altri lidi, a maggior ragione quando si tratta di un settore fondamentale come quello delle telecomunicazioni, potrei pure sentirmi sollevato se scorgessi all’orizzonte investimenti in banda larga e nuove tecnologie. Cose che Telecom non s’è mai degnata neanche lontanamente di fare, vivacchiando a sbafo su una posizione di sostanziale monopolio e fruendo pure di un bel canone e nonostante questo continuando ad accumulare debiti su debiti lasciando una bella fetta di Paese nella preistoria comunicativa (provate ad andare nell’entroterra calabro o sulle dorsali appenniniche più desolate, l’ADSL non sanno manco cos’è). Il problema, però, è che l’acquirente, il gruppo Telefonica, è ugualmente pieno di debiti. E di conseguenza mi riesce veramente difficile credere a vantaggi competitivi che deriverebbero da questa operazione.

Ma Telecom in fondo è soltanto il caso più recente, l’elenco è veramente sterminato e potrebbe andare da un’Alitalia di nuovo prossima al baratro a una FIAT che tra una chiacchiera e l’altra sta già pensando a che nome scegliere per quando di italiano non avrà più nulla. Una fuga in piena regola, una svendita da mercatino delle pulci a cui non possiamo che assistere da lontano, non disponendo di un’efficacia politica né di una disponibilità economica per intervenire. Eppure, sapete cos’è che rende veramente grave questa diaspora imprenditoriale? Che era chiaro a tutti come sarebbe andata a finire. Tutto questo sdegno, tutto questo stupore, è roba da palcoscenico per i teatri più scadenti. Parliamoci chiaro, è davvero ridicolo battere i pugni sul tavolo e strepitare come bambini capricciosi adesso che in Italia c’è rimasto il deserto.

Non si può invocare il libero mercato come dogma incontrovertibile e poi meravigliarsi che le aziende deboli finiscano fagocitate da quelle più forti. Non si può pontificare la concorrenza perfetta pur nella consapevolezza che si tratta di un modello inattuabile: lo stesso Adam Smith lo sapeva già, e aveva messo le mani (invisibili) avanti. Non si possono innalzare altari alla speculazione dimenticandosi che esiste un tessuto produttivo da salvaguardare, perché i soldi saranno pure belli da vedere, ma non è che si possano mangiare.

Ma a noi sta bene così, vero? Perché quello che a noi piace di più è lamentarci. Noi italioti siamo fatti così, siamo quelli che non vanno a votare e poi passano le giornate ad insultare la classe politica fuori ad un bar, siamo quelli che non pagano le tasse però poi come dannazione è possibile che lo Stato non abbia mai un soldo, siamo quelli che io voglio bene a tutti però fuori da casa mia, per favore. Provate a fare uno sforzo di fantasia, immaginate Leonardo da Vinci, Galileo Galilei, Dante Alighieri, Marco Polo, Alessandro Volta, Michelangelo Merisi e Alessandro Manzoni, immaginateli a guardarci da una vetrina ultraterrena: cosa vedrebbero? Parlamentari e ministri che si dimettono allo schioccar di dita di un solo uomo, secondo cui è l’Italia ad essere al suo servizio e non viceversa. Che espressione avrebbero in volto secondo voi? E lo stesso Garibaldi, si sarebbe impegnato in quel modo nel metter su questo Paese, conoscendo la fine che avrebbe fatto? Sì? No? Forse? Boh.

Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro, per questa settimana vi saluto qui. Vi ricordo che potete scrivermi all’indirizzo emanuele.tanzilli@liberopensiero.eu. Quando volete.
Nel frattempo, vado a mettermi in vendita su ebay. Magari mi comprano i russi. Mi piace il fresco della Siberia. Per non parlare della vodka.

Buona domenica a tutti.