– DI EMANUELE TANZILLI
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Credetemi, non ne posso più. Vivere in Italia significa imbattersi ogni giorno in qualche nuova scenetta, o polemica da salottino, o grida al complotto. I migranti morti al largo di Lampedusa ottengono la cittadinanza, i sopravvissuti invece sono incriminati per il reato di immigrazione clandestina. Il suddetto reato è oggetto di analisi in una commissione del Senato, e giù un putiferio. Poi c’è la legge di stabilità, quella che deve consentirci di rientrare al di sotto del 3% del deficit, c’è l’aumento dell’IVA e quello, finora scongiurato, delle accise sulla benzina, ci sono gli emendamenti sull’IMU che vengono presentati e poi ritirati, la confusione più totale. C’è il Presidente Napolitano che esorta il Parlamento a prevedere atti di indulto ed amnistia, ed apriti cielo, non l’avesse mai detto. C’è un popolo allo stremo, umiliato nel corpo e nell’animo, che sembra infine aver trovato una valvola di sfogo in una pratica costante e quotidiana: lamentarsi.

Lamentor, ergo sum: eccolo qua il nostro nuovo assioma cartesiano, la dottrina incontestabile ed imprescindibile. Mi lamento, quindi sono. Mi lamento del Governo che non ne azzecca una buona e sa soltanto aumentare le tasse. Ma se ho votato, di chi mi lamento? E se non ho votato, di cosa mi lamento? Sì, la classe politica è uno specchio del popolo che la elegge: in entrambi i casi, una mediocrità abbastanza palese. Allora mi lamento perché i clandestini sbucano da tutte le parti e non se ne può più di questi mangiapane a tradimento, usurpatori senza ritegno che se ne stessero a casa. Ma chi lo ha deciso che questo pezzo di Terra appartiene a noi? La politica, certo. Quella stessa politica di cui mi lamentavo tre nanosecondi fa. A proposito, il caro vecchio Grillo ha liquidato la pratica dicendo che l’argomento non rientra nel programma del Movimento 5 Stelle, che altrimenti alle elezioni avrebbero preso percentuali “da prefisso telefonico”. Quindi ora la vita degli esseri umani si pesa in base al loro valore elettorale. E certo, i clandestini non votano, quindi a cosa cavolo servono. Sapete che vi dico? Per quanto mi riguarda, siamo tutti clandestini su questo pianeta, e il buon Dio farebbe bene a sfrattarci esattamente come noi facciamo con i nostri fratelli. Ok, cambiamo discorso, magari mi lamento della squadra di calcio, perché non vince mai uno scudetto (no, non sono juventino per fortuna), anzi, voglio esagerare, mi lamento direttamente della nazionale, di quel Balotelli che fa sempre lo scapestrato nonostante non sembri proprio un italiano… vuoi vedere che è un clandestino pure lui? E la politica cosa fa, a che pensa mentre tutto questo accade? Oddio, sono di nuovo punto e a capo.

Mi lamento del caffè troppo amaro. Mi lamento del tempo troppo incerto. Mi lamento del vicino di casa che ha lasciato l’ombrello aperto sul pianerottolo e del postino che ha bussato solo una volta. Mi lamento della nuova canzone di Lady GaGa (ma facciamo anche Gigi D’Alessio) e della Ferrari che non vince un Gran Premio manco a correre da sola. Mi lamento dei prezzi della frutta al mercato e della fila alla posta. Mi lamento dei ragazzi di oggi che non sono altro che dei perdigiorno senza spina dorsale e del telegiornale che passa solo notizie catastrofiche. Un po’ di tatto, è domenica e stiamo mangiando.

Siamo un popolo di lamentosi, questa è la verità. Ci sta bene che non ci stia mai bene niente, perché lamentarsi è facile, lamentarsi è catartico, e se poi le cose andassero meglio non avremmo nulla di cui lamentarci: la fine del mondo, praticamente. E così tra un po’ di gossip e un po’ di zapping, un po’ di shopping e un po’ di whatsapp, ecco fluire tutta la linfa della nostra coscienza sociale, scorrere via ogni stilla del nostro agire civico. La tattica è sempre la medesima: alzare la voce, così prima o poi qualcuno ci sente e magari fa qualcosa. Sai che soddisfazione, dopo, poter dire: “Io l’avevo urlato fin dall’inizio!”.
Eppure forse, e dico forse, chissà, se usassimo un decimo di questo tempo per abbassare la voce ed alzare il ditino verso noi stessi… chi lo sa cosa accadrebbe, chi lo sa, c’è troppo chiasso intorno e non riesco nemmeno ad immaginarlo.

Scusatemi, ma mi tappo le orecchie. Buona domenica a tutti.