– DI EMANUELE TANZILLI
emanuele.tanzilli@liberopensiero.eu

Ecco, io ci riderei pure su, se la questione non fosse di una tragicità disarmante. Cioè, che la disoccupazione italiana abbia raggiunto un livello preoccupante è cosa risaputa già da un po’ (si parla del 12% circa, che vuol dire una persona su nove senza lavoro, e altre otto a farsi il segno della croce). Qui al Sud, poi, non ne parliamo. Non ne parliamo proprio. Anzi, parliamone. Qui al Sud la disoccupazione va allegramente verso il 30%, e non lo dico io, lo dice lo Svimez. Due volte e mezza la media nazionale. E sto ragionando al netto delle persone che “lavorano” per la camorra e le altre associazioni criminali, perché non credo che quelle vengano censite, e comunque è un fenomeno che interessa tutto il Paese. Dovesse mica passare l’idea che la camorra è buona, perché offre da mangiare e da vivere a chi non se lo può permettere? Per me loro non vanno conteggiati nel novero dei disoccupati, ma neppure nel novero degli italiani, perché non se la meritano la cittadinanza. Altro che immigrati clandestini e fuffa varia.

Comunque, lo scopo di questo articolo è diverso, ed è rivolto a quel 30% di poveri disgraziati che si confrontano quotidianamente con un mercato del lavoro sempre più asfittico, nonostante i vari e fiacchi tentativi di riforma che, negli anni, si sono succeduti producendo più che altro confusione e miraggi burocratici.

Ammettiamo (e dico solo, ammettiamo) per un istante che io sia un giovane disoccupato meridionale: senza prospettive, senza speranze, senza un centesimo. Cosa mi accadrebbe, se provassi a cercare un lavoro tramite i vari portali che offrono un servizio di annunci? Ne abbiamo davvero molti che spopolano sul web, da Subito a Kijiji, da Infojobs a Indeed, da Trovalavoro a Jobrapido. Una vera e propria giungla sterminata di bacheche e vetrine virtuali, in cui poter reperire migliaia di offerte di lavoro per tutti, cose che non v’immaginate neppure, avremmo azzerato la disoccupazione per i secoli a venire. Se non fosse per vari dettagli di cui adesso andremo a fare una panoramica.

Tanto per cominciare, il povero malcapitato, rappresentato in questo caso dal sottoscritto, potrebbe immediatamente accorgersi di come il 90% degli annunci in questione sia rappresentato da call-center in cerca di operatori per le loro sedi. Avete presente quelle telefonate che vi arrivano tutti i santissimi giorni, non appena siete lì a pranzare con la prima forchettata a un passo dalla bocca? Buongiorno, signora, siamo della Telecom, di Infostrada, di TeleTu, di Vodafone, di Fastweb e degli Illuminati, passi da noi, risparmierà un sacco ed avrà pure un ruolo nella conquista del mondo!

Però adesso non li chiamano più “operatori di call-center”. No, adesso sono “consulenti telefonici”, che tu lo leggi e pensi ah, alto livello, e invece no, stai ugualmente buttato in una squallida centralina a rompere le scatole alla gente otto ore al giorno per 300, 400 euro al mese.

Poi ci sono le compagnie energetiche, di servizi e di vendita. Quelle non cercano piazzisti, no, cercano “manager door-to-door”. Capito? Manager door-to-door. Cosa fai di bello nella vita? Il manager! Fantastico, e di quale ramo produttivo ti occupi? Vendo enciclopedie!

A questo ci hanno ridotto il buonismo ad ogni costo, l’ipocrisia come status symbol, la realtà edulcorata perché appaia, almeno alla vista, meno amara di quanto effettivamente sia. E la dignità si maschera sotto false apparenze che nascondono la triste miseria di sempre. Lavoratori sfruttati, sottopagati, umiliati per pochi spiccioli e a cosa serve avere una laurea in giurisprudenza, economia, letteratura o ingegneria, se poi finiremo tutti a fare i “consulenti telefonici”, se basta un diploma di terza media per essere “manager”?

Le fondamenta di questa povertà hanno origini antiche, consolidate nell’immobilismo politico e nei vetusti dogmi dell’economia neocapitalista. Neanche più la raccomandazione serve a qualcosa – eccetto che per i figli dei parlamentari e pochi altri. Ma che mondo è questo, dico io, se nemmeno con la raccomandazione si riesce più ad ottenere un posto (notare il sottilissimo sarcasmo). Non so dire se occorra rivoluzionare il modo di intendere il lavoro o di fare imprenditoria, di certo posso affermare che non è svalutando i diritti che si migliorano le condizioni di benessere di una collettività. Forse è il caso di pensare a soluzioni macroeconomiche, forse nell’Europa che stiamo costruendo – con scarsi risultati – occorrerebbe che la Banca Centrale non fosse più vincolata nel suo agire al tasso di inflazione ma, come del resto stanno facendo le sue omologhe americana e giapponese, al tasso di disoccupazione. Basterebbe regolarsi sapientemente lungo le Curve di Phillips (che rappresentano il trade-off tra inflazione e disoccupazione) per provare a trovare un equilibrio quantomeno accettabile.

Non credo di proporre delle sciocchezze troppo grossolane. È che di questo passo, anziché chiamarci fannulloni, bamboccioni, terroni, camorristi, neet, e aggiungeteci qualche altra parola sprezzante a caso, presto saremo tutti consulenti e manager. Che poi, per carità, a me starebbe anche bene. Se però anche quegli altri “manager”, quelli che giocano coi bilanci e fanno fallire le banche, prendessero non più di 400 euro al mese.

Buona domenica a tutti.