– DI EMANUELE TANZILLI

Avete fatto le ore piccole e adesso simulate i movimenti di un bradipo mentre provate ad abbandonare il giaciglio? I vapori dell’alcool vi offuscano ancora la mente e le capacità sensoriali tanto da farvi sentire un involucro sottovuoto? Tutto quello che vorreste è dimenticare l’esistenza dell’universo e accovacciarvi tra i cuscini per il resto dell’eternità?

Vi capisco.

“Il settimo giorno si riposò”, proprio come recita la Genesi; è quello che proviamo a fare un po’ tutti, per smaltire le scorie fisiche e psicologiche di un’intera settimana e recuperare le energie. Ovviamente, per poi ricominciare daccapo al lunedì mattina.

BrainchSpesso un bel caffè forte è di grande aiuto, ma non basta. Negli ultimi tempi, si è diffusa una tendenza a stelle e strisce che consiste nel conciliare gli orari più slargati della domenica con la praticità di riunire in un unico pasto la colazione e il pranzo. Sto parlando del brunch, lo sapete già. Quello che viene servito di solito tra le dieci e mezzogiorno, e in cui è possibile degustare praticamente qualsiasi cosa ci venga in mente: succhi, bevande, dolci, rustici, salumi, formaggi, i ruoti di pasta al forno, la parmigiana di melanzane e i tripli hamburger del McDonald. Un’eterea sfumatura della gastronomia, un altare luculliano innalzato in lode alla poltronaggine. Solo gli americani potevano inventarsi un qualcosa di così brutalmente irrinunciabile.

Adesso il brunch è una tradizione più o meno diffusa in tutto il mondo, forse ad eccezione di Napoli, dove stolidamente resistono le sacche di partigianeria per ‘o ‘rraù, il ragù. E cari americani fermatevi un attimo, pure se ci bombardate di qui non si passa perché il ragù è una cosa seria. Mica come le armi chimiche.

Ad ogni modo, non c’è nulla di più confortante di un pasto sostanzioso per riprendersi dai bagordi del sabato sera, o semplicemente per godersi il meritato riposo in tutta comodità. Quindi, mentre voi vi adagiate al morbido tocco delle lenzuola col filo di saliva che ancora caracolla all’angolo della bocca, io ho pensato: perché non offrire qualcosa di buono da mangiare anche al nostro cervello? Dopotutto, è l’organo del nostro corpo che lavora di più e consuma più energie (fatte le dovute eccezioni, beninteso), e così come lo stomaco, va rifocillato in modo adeguato al fine di mantenerlo sempre attivo e laborioso.

Io non vi offrirò biscotti, né pizzette, né peperonate con capperi e olive nere. Voglio soffermarmi a riflettere, con me, con voi, attraverso di voi. Riflettere per rifletterci. In tutti i sensi. Le righe che vi porgo in omaggio sono un pasto per la mente, un brunch per il brain: un brainch. Passatemi il neologismo, prima che me lo rubino per proporlo da Oprah o al Letterman.

Spero di condividere, nel corso delle prossime settimane, argomentazioni stimolanti ed analisi peculiari di quanto ci accade intorno. Perché tutto può essere spunto di riflessione, dal G20 che non riesce a decidere cosa fare della Siria, alla puntata finale di Amici. Però adesso non esageriamo. È solo che magari, accanto al caffè, ci può star bene anche la lettura di un articolo; che accanto al telecomando, ci può trovar spazio un’idea, un confronto, un arricchimento. In fondo la domenica è il giorno del riposo, mica del coma cerebrale.

Mi sa che ora vado a mangiare qualcosa. Tutto questo pensare m’ha messo fame.
Buona domenica a tutti e alla settimana prossima.