– DI SARA RAMONA PELLEGRINI
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Ogni racconto che si rispetti parte sempre dalla biografia di chi lo scrive. Il tema da affrontare è particolarmente sentito da me e, credo, da tutti i miei coetanei. La mia storia inizia una mattina di Gennaio di qualche tempo fa. Dopo aver dedicato tempo al raggiungimento di un traguardo così faticoso, ma anche così declassato, come la laurea, mi accingo ad entrare fiduciosa nel mondo del lavoro. Particolarmente speranzosa di incontrare qualcosa che si avvicini anche solo lontanamente al percorso didattico al quale ho dedicato mesi di studio e di vita, mi scontro con un’amara realtà. Decido così di dirottarmi su altre sponde, cercando, nonostante tutto, di restare nel mio ambito. Ritornando a quel freddo giorno di Gennaio, sbarco nei pressi di un albergo; nei pressi è un eufemismo, per intenderci. La scena che mi si presenta da lontano mi rievoca vagamente un film horror anni 70, imperniato attorno ad una dote che rappresenta un auspicio ma che, di questi tempi, ha anche un sapore così tragicomico: la luccicanza (the shining per un noto e bravissimo regista). The shining si trasforma in una speranza ostinata, quasi disperata, di trovare un senso ed un equilibrio; qualcosa che somiglia di più al movimento sterile e ossessivo di un criceto che corre in una ruota. Il punto è che il senso non esiste, non esiste perchè non c’è alcuna connessione tra i libri e le nozioni che si rincorrono nella mente, ed un mondo che non regala alcuno spazio all’espressione di sé stessi e delle proprie potenzialità. Così ti riduci a diventare il congegno di un meccanismo troppo più grande di te, dove non esiste formazione, dove non esiste rispetto, dove non esiste futuro… messaggi subliminali o, al contrario, oscuri presagi provengono da uno scatolone colorato, mentre l’aria intorno si fa sempre più asfissiante. Tutti dicono che c’è libertà, c’è democrazia, ma in realtà non c’è niente. Non puoi parlare, non puoi lamentarti, non puoi scrivere le tue lamentele perché altrimenti nessuno ti prenderà più in considerazione. Se vuoi avere una chance devi encomiare qualcuno, devi pregare qualcuno… che non sia Dio, si intende. La disperazione spegne anche l’estro, la fantasia… l’Attila della disoccupazione, del nichilismo, del nulla ingoia tutto ciò che trova. E allora non resta altro da fare che scrivere un racconto, sperando che almeno la scrittura riesca a rendere giustizia ad uno stato d’animo tanto affranto quanto comune. È così difficile immaginare qualcosa che non c’è, così difficile, quasi impossibile. Nasce l’esigenza di divagare immaginando un futuro lontano da qui, da questo hic et nunc che non ti offre neanche la possibilà di andare via, di scappare anzi. Tema: il lavoro e le professioni nell’età postmoderna. Svolgimento: dignità! È l’unica parola che mi viene in mente per restituire credibilità a questo argomento, una parola che deve coprire come una coltre fitta questo Paese, se vogliamo tornare a vivere.