– DI SARA RAMONA PELLEGRINI
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I sudamericani sono un popolo molto solare e dalle nostre parti, soprattutto in questo periodo di pessimismo e disfattismo, fanno tendenza. Iniziamo dalla mia coetanea Belen Rodriguez, che negli ultimi giorni si è sposata e per l’occasione ha indossato un paio di vestiti bellissimi (uno da giorno e l’altro da sera per intenderci). Lo scoop dedicato al suo matrimonio è comparso su diversi giornali di gossip ed è andato a ruba, anche se molte persone l’hanno criticata per l’eccessiva scollatura. Poi abbiamo l’innovativo e simpaticissimo Papa Francesco, che con le sue idee sta portando una ventata di freschezza tra le mura vaticane. Ma riflettendoci attentamente… se fossimo noi italiani, invece, ad essere un po‘ troppo nostalgici, moralisti, bigotti e quasi ridicoli? Mi hanno colpito molto le parole del neoministro Cècile Kashetu Kyenge, la quale ha sottolineato la decadenza di un Paese che ha trasformato la sua capitale in un compianto museo e che ancora osanna e adula un luogo che illo tempore fu teatro di violenza e brutalità come il Colosseo. E se nelle parole di „questa pericolosa straniera” ci fosse più di un fondo di verità? Se realmente il nostro Paese avesse bisogno di una svolta culturale? Nonostante siano passati diversi anni dal nostro ingresso nella Comunità Europea, ad un’unione monetaria non ha fatto seguito l’assunzione di una coscienza civile europea. La scelta compiuta da diverse aziende italiane di stringere accordi economici con altri paesi dell’UE è stata accolta dai più con diffidenza e preoccupazione. Ma è davvero questo l’ atteggiamento giusto? Se invece bisognasse marciare in senso contrario? Tutta l’Europa sta attraversando una fase di riassestamento, l’unico Stato che ancora riesce a reggere il peso della pressione economica e che conserva una certa stabilità è la Germania. Gli inglesi nell’UE invece non ci sono mai entrati. La politica di austerity al quale ci siamo sottoposti sta portando alla chiusura di molte aziende ma questo, paradossalmente, potrebbe non essere un male, anzi… Potrebbe voler dire dover concentrare l’attenzione su altre aree di sviluppo; e i cambiamenti sono il più delle volte positivi. Dato che nonostante sia prevista, la fine del mondo è vicina ma non proprio dietro l’angolo, direi che possiamo continuare a sperare. Un po’ meno burocrazia, un po’ di volontà in più e soprattutto meno negatività. L’erba del vicino è sempre più verde, recitava un antico proverbio, ma non sarebbe il caso di dedicarci finalmente al nostro orticello…?