– DI SUNDRA SORRENTINO
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Siamo tutti morti. Siamo tutti già morti. E chi credeva che il silenzio non l’avrebbe ucciso, ha sbagliato le sue previsioni. L’omertà ci ha già avvelenati. E il tormento che ne deriva è l’angosciante agonia della nostra terra. Quella che ci nutre e ci contagia, allo stesso tempo, allo stesso modo. Morire per vivere. È la realtà più irreale che siamo costretti ad accettare, è l’ossimoro più illogico che si pone di fronte alla nostra impotenza, alla nostra spaventosa mancanza di risposte a domande che annegano nella più profonda disperazione. “Si salvi chi può”, ma chi può salvarsi? E da cosa? Da una strage in cui vittime e carnefici si confondono.

Ecomafie: business del crimine organizzato nello smaltimento dei rifiuti. Ecco come posso ucciderti senza sporcarmi le mani. Anzi, non solo non mi sporco le mani, ci guadagno pure miliardi sulle vite umane in pericolo. Il pentito Carmine Schiavone, queste dichiarazioni, le ha rilasciate vent’anni fa. Come hanno potuto tacere? Nel 1996 la Commissione Ecomafie ha ascoltato quelle dichiarazioni, e ha deciso di renderle segrete. Come chi per una particolare malattia, non può bere vino, e crede che berlo di nascosto si traduca in un danno minore. Non è così. Puoi secretare qualunque documento, ma non puoi nascondere a lungo le colpe di chi prospera sull’infezione. E ora che il segreto non c’è più, non possiamo rimanere zitti, o sentirci amareggiati per una settimana e poi tornare alla normalità.

La storia inizia nel 1988, quando il Sig. Schiavone, ad Otranto, riceve la visita di due avvocati, che gli chiedono di occuparsi dello smaltimento di fusti tossici. Di tutta risposta, il boss li informa della presenza di 240 ettari di terreno scavati alla profondità di 15 – 20 metri. L’operazione era già stata avviata dal famoso Sandokan, cugino di Carmine Schiavone, Francesco Bidognetti, Gaetano Cerci, sotto il coordinamento dell’Avvocato Chianese. Diviene quindi attività propria del clan dei Casalesi. Rifiuti di ogni genere, chimici, industriali, ospedalieri, radioattivi, su un terreno dove pascolano bufali in tutta tranquillità, nei pressi della Superstrada. Le discariche autorizzate pagavano il clan affinchè si occupasse dei rifiuti tossici (500 mila lire al fusto). Il controllo del clan dei Casalesi si estendeva, almeno fino al 1992 (anno in cui Schiavone venne arrestato), fino alla provincia di Latina. Lì, a quanto pare, lo sversamento di rifiuti tossici, avviene anche da prima del 1988. E dobbiamo ringraziare un pentito per aver scoperto che la vita dei Casertani, e non solo la loro, vale qualche miliardo.

“Che poteva importargli a loro se la gente moriva? L’importante era il business.”