– DI EMANUELE TANZILLI
emanuele.tanzilli@liberopensiero.eu

Guardate cosa mi tocca scrivere. Non ce l’ho fatta a trattenermi, pensavo fosse un episodio come un altro, invece nel giro di poche ore è precipitato sulle pagine dei più importanti quotidiani nazionali, dal Fatto Quotidiano a Repubblica, dal Corriere della Sera alla Gazzetta dello Sport; quindi, mi sono detto, perché non anche noi.

La scena è quella del derby di oggi tra Salernitana e Nocerina: una scena che racconta di alcune centinaia di ultras rossoneri che minacciano la propria squadra di non giocare, irritati dal divieto loro imposto di assistere alla gara, per motivi di ordine pubblico. La rivalità tra Salerno e Nocera è storia vecchia, le preoccupazioni erano sorte spontanee, tanto da far anticipare il fischio d’inizio alle 12.30 e predisporre la diretta televisiva su RaiSport.

Ovviamente, non è servito a nulla.

I calciatori nocerini in un primo momento si sono rifiutati di scendere in campo, quindi, con circa 40 minuti di ritardo, si sono presentati a giocare, salvo poi abbandonare per forfait dopo appena 21 minuti del primo tempo. Una serie “sciagurata” di infortuni ha ridotto la squadra molossa in sette uomini. Triplice fischio inevitabile dell’arbitro, e vittoria a tavolino per la Salernitana.

Tutto questo andava in scena in diretta nazionale, sotto gli occhi attoniti dei tifosi di tutta Italia, me compreso. Ora, definire la Salernitana la mia squadra del cuore è riduttivo. La Salernitana è la squadra di tutti i miei organi interni. Come? Il cuore è un muscolo? Vabbuò, il concetto è quello.

Ma immaginatevi che pena, che mortificazione dover assistere ad uno spettacolo del genere. Immaginate i soldi spesi dagli 8300 spettatori, che non saranno rimborsati perché, dopotutto, la gara si è svolta “regolarmente”. Immaginate persino la rabbia dei calciatori, professionisti pagati per svolgere un mestiere, e non per recitare il copione tragicomico di una farsa. E giusto per non farci mancare nulla, immaginate la figuraccia transcontinentale che ancora una volta ci farà la nostra terra. Io ce li vedo già i soliti avvoltoi pronti a sciacallare e farci passare per un popolo di reietti, scarti di fogna, dimenticati da Dio.

Eppure la questione del tifo organizzato non è certo nuova negli annali della cronaca. Qualche volta c’è scappato pure il morto. Ragion per cui non vedo davvero la necessità di modellarsi il viso nell’espressione più scandalizzata del caso, e sospirare d’incredulità di fronte a un episodio simile. La colpa non è delle squadre, né delle società, né tantomeno dei giornalisti. Penso ai poveri inviati dell’emittente Telecolore, letteralmente subissati dai tifosi intenti ad accapigliarsi fra di loro, per ragioni del tutto sconosciute.

Spiegatemi il senso, o meglio, spiegatemi la consistenza cerebrale di queste persone. Perché chiamarli tifosi non ha senso. Sono folli, delinquenti alla stregua di mafiosi e camorristi, esaltati repressi in cerca di uno sfogo che vivono lo stadio come il porto franco della società civile. Mentre lo Stato si trastulla e si lambicca predisponendo rimedi a dir poco ridicoli come la Tessera del Tifoso, la cui unica utilità è stata quella di allontanare ancora di più le persone perbene dagli stadi.

Altro che strutture polifunzionali all’inglese, altro che stadi aperti sette giorni su sette, altro che centri commerciali e merchandising. Neanche un seggiolino si può costruire in queste strutture, perché finirebbe immancabilmente divelto dalle bestie senza catene che tengono in ostaggio il calcio. Ultras, si fanno chiamare, e si definiscono i veri tifosi: certo, quelli che causano la sconfitta della propria squadra e ci esultano pure, come registrato da un video amatoriale in un bar di Nocera.

Abbiamo un bel problema. Che sorpresa. Forse è il caso di istituire una commissione bicamerale in Parlamento, che ci lavori su qualche annetto per poi giungere alla conclusione che oh, quei cattivi ragazzacci non riceveranno alcun regalo sotto l’albero a Natale. O forse è il caso di mandarli a prendere dall’esercito e farli sbattere in galera, dov’è giusto che stiano. E se non c’è spazio, magari cominciassero ad abolire la Bossi-Fini. A voi fanno paura i clandestini? Io, sinceramente, mi sento più al sicuro tra i miei fratelli dalla pelle nera che tra chi se ne va in giro ad alzare il braccio destro invece di tifare.

Fallo di mano volontario e gioco pericoloso. Doppia ammonizione.