– DI EMANUELE TANZILLI
emanuele.tanzilli@liberopensiero.eu

In pochi sanno che il Servizio Civile Nazionale fu introdotto nel 1972, previsto nella sua formulazione originaria per gli obiettori di coscienza, ovvero coloro che per motivi etici, morali o religiosi si rifiutavano di prestare il servizio di leva. Dopo travagliate vicissitudini normative ed istituzionali, divenne un’alternativa su base volontaria di quest’ultimo, precisamente nel 2001, assumendo così le definizioni che conosciamo tutt’oggi.
Il resto è storia più o meno recente: la sentenza della Corte Costituzionale che gli riconosceva il valore di difesa della patria non armata e non violenta (nel 2004), l’abolizione del servizio militare (nel 2005), la crisi economica e la progressiva diminuzione dei fondi stanziati.

Una breve introduzione, per quanto pedante, era doverosa per addentrarci meglio nel resto dell’articolo. Da qualche settimana, infatti, è scaduto il termine per la presentazione delle domande relative al bando 2014, a cui sono ammessi, giova ricordarlo, i cittadini italiani fino a 28 anni in possesso di determinati requisiti.
Siccome la curiosità era tanta, e l’interesse giornalistico pure, su consiglio di un’amica ho presentato la mia domanda presso un’associazione di volontariato qui a Napoli. Eviterò di fare nomi, seppure a malincuore, perché dopotutto la mia questione è posta su un piano generale, che interessi il sistema nel suo complesso, e che possa stimolare un confronto con le numerose teorie e credenze popolari in merito. Giacché, ogniqualvolta si finisce a parlare di Servizio Civile, immediate scattano le reazioni a tono: “è tutto inutile”, “senza raccomandazione non serve a nulla”, “prendono soltanto in giro”, e via dicendo. Tutti noi ci siamo confrontati almeno una volta con situazioni del genere, probabilmente anche sperimentandole sulla nostra pelle: quindi, possiamo affermare che queste convinzioni rappresentano il vero?

Sì.

La saggezza mi suggerisce che anche un segreto di Pulcinella va confermato prima di essere raccontato in giro: siamo liberi pensatori e in quanto tali non possiamo accettare nulla acriticamente. Però, dal momento che ho impostato, fin dall’inizio, la mia rubrica su un piano di reciproco scambio intellettivo, preoccupandomi di andare incontro alle opinioni del pubblico prima ancora che alle mie, ce lo possiamo confessare in franchezza: sì, è tutto vero.
I numerosi progetti, il coinvolgimento di giovani volontari, le ONLUS benefattrici dell’umanità, la formazione personale e professionale di migliaia di ragazzi che si affacciano su esperienze in grado di cambiare per sempre la loro vita… tutto molto bello, ed altrettanto ipocrita. Ciò che dovrebbe rappresentare un vanto, un orgoglio nazionale in tema di equità sociale e solidarietà civile, altro non è che un colossale ingranaggio per macinare denaro fresco e lubrificare i meccanismi clientelari dei soliti noti. E se è vero che due indizi fanno una prova, di indizi ne avremmo per un intero campionario: tra chi si barcamena in modo accorto in base ai “posti a disposizione” da piazzare, a chi confessa di avere la classica “spintarella”, tra i nomi dei selezionati già conosciuti e “prenotati” fin dall’anno precedente, ai colloqui-farsa svolti tra risolini e bisbiglii sottovoce.

Questa mia esperienza – se così possiamo definirla – mi ha fornito una varietà di spunti, mi ha solleticato la vena polemica, e mi ha convinto a dedicarvi il mio brainch. Dopo averci fatto aspettare per mezz’ora sotto la pioggia, siamo stati introdotti a interrogazioni che manco ad X-Factor. Tra chi si rivolgeva a noi parlando in dialetto (con espressioni irripetibili, ndr) e chi si vantava di essere, in qualità di responsabile della formazione, l’unica persona autorizzata a fumare negli uffici, come se si trattasse di una qualità morale di assoluto rispetto (e anche in questo caso non faccio nomi, ma mi auguro che la diretta interessata stia leggendo – sempre ndr), si sgranavano gli elenchi in un’aula fredda, stretta e disordinata. Per cui mi chiedo se non abbiano bisogno loro, di un po’ di assistenza, anziché prodigarsi di fornirla. Perché in un qualunque Paese normale queste persone farebbero qualcosa di più utile, tipo pulire le cicche di sigarette dai marciapiedi, invece di disegnare progettini per la salvezza del mondo.

Forse, e dico solo forse, sarebbe meglio cominciare a discuterne seriamente, senza tabù. Capisco di attirarmi addosso le antipatie di centinaia di sanguisughe, ma trovo che sia uno spreco enorme, a maggior ragione in tempi di austerità, continuare a foraggiare senza ritegno questi baronati del terzo settore, a beneficio reale di pochi, pochissimi fortunati che conquistano dignitosamente l’opportunità, e destinare quei fondi ad altre misure di sostegno ed incentivazione dell’occupazione giovanile. Per inciso, non mi farebbe piacere una misura così drastica, tantopiù alla luce della già meschina immagine internazionale del nostro Paese, ma dubito della capacità della nostra classe dirigente nel formare e selezionare in base al merito e alle competenze, per cui credo sia arrivato il momento di aprire gli occhi, guardarsi in faccia, e cominciare ad agire secondo coscienza. Perché invocare il cambiamento, quello vero, quello radicale, non può essere uno slogan propagandistico efficace solo fintantoché interessa “gli altri”, e l’Italia non sarà mai in grado di recuperare slancio morale e competitività produttiva se non si scrollerà di dosso, ad ogni livello, le vecchie logiche di opportunismo e politicizzazione esasperata di ogni ambito dell’esistenza. Perché mettersi al servizio non significa aspettarsi un servizietto, come il sistema vorrebbe imporre. Ecco, la mia arma è questa: forse sarà poco civile, ma è pur sempre un bel… servizio.

Come al solito, resto disponibile per critiche, osservazioni e minacce all’indirizzo emanuele.tanzilli@liberopensiero.eu.

Vado a vedere se mi hanno scelto. Voi che dite?
A domenica prossima.