– DI EMANUELE TANZILLI
emanuele.tanzilli@liberopensiero.eu

Amici cari, avete smaltito i bagordi del Capodanno o avete ancora il capitone che balla il trenino nel colon? No, perché io qua avrei parecchio da scrivere e non vorrei appesantirvi. Forza, scendete dalla bilancia, asciugate le lacrime e mettetevi comodi, ché un anno è lungo e per dimagrire c’è tempo.

Ho scelto un argomento delicato, forse troppo, ma essendo il primo brainch dell’anno non volevo fare brutta figura, e convintamente ho optato per la sinistra ai tempi del 2014 (della serie: tenevamo quel pensiero preciso). Ci si potrebbe anche ricavare un oroscopo, ma temo che predirrebbe la stessa identica cosa per tutti e dodici i segni: “Anche quest’anno guadagni garantiti per il vostro psicologo, che sarà impegnato a risolvere crisi d’identità e tendenze autolesionistiche, come la tentazione di votare per Grillo. Restate calmi e se proprio avete bisogno di conforto, ascoltate gli Angelus di Papa Francesco invece dei discorsi di Renzi”.

Lo ammetto, è difficile non farsi prendere dallo sconforto nel vedere la politica italiana rappresentata da menestrelli e cantastorie; per chi vota a sinistra ancor di più, essendo la sparuta pattuglia di SEL l’unico baluardo, sotto certi aspetti, di determinati valori o ideali. Sto generalizzando, ma in sostanza ci siamo. Viene da chiedersi dove sia finito quel patrimonio umano che, non più di qualche decennio fa, aveva portato il PCI a superare il 30%; è stato dissipato, sperperato, vanificato da peccati di presunzione e compromessi al ribasso. Il problema vero, a mio avviso, è che a sinistra ci si ferisce a vicenda con le battaglie di principio, con l’integralismo ad ogni costo. Chi sta a sinistra deve sempre piantare bandierine, intestarsi il pionerismo etico e morale, misurare la dignità dell’interlocutore con l’indice teso: per dirla in napoletano, adda semp’ fa’ a chi mett’acopp. Ciò, di solito, si risolve in stermini fratricidi che lasciano le cause irrisolte e le energie azzerate. E gli elettori, spaventati quando non disgustati, finiscono per bruciare le tessere e iscriversi a siti web di dubbia utilità, che non riporteremo in questo articolo per non fare pubblicità nociva.

Adesso, intendiamoci bene, tutto il mondo è paese: le difficoltà si incontrano identiche ovunque ci si trovi, che sia un congresso nazionale o un consiglio comunale qualunque (riferimenti alla città di Casoria sono del tutto ammissibili). Al che il sottoscritto, forse un po’ infantilmente e ingenuamente, si chiede: è davvero questo il destino che ci attende, qui a sinistra? È davvero Renzi il meglio che si possa avere, con il dovuto rispetto verso il sindaco di Firenze? Noi si combatte ogni giorno, a prescindere dai leader e dai simboli sulle bandiere, e infatti l’errore è sempre stato qui, nell’attaccarsi alle persone invece che alle idee, nel seguire acriticamente i flussi di pensiero come mode, e le mode come scuole di pensiero, col risultato di trovarsi spaccati, incerti, delusi e inconcludenti.

Vorrei quindi che il 2014 ci portasse qualcosa di nuovo, ma non nel senso di “diverso”, intendo proprio qualcosa di sensato, magari partendo dalla nostra città. Che si dialogasse di persona e non attraverso comunicati stampa e stati su facebook; che si travalicasse lo sterile formalismo del politichese; che si cominciasse a mettere sul tavolo almeno un’insieme di idee attorno cui ritrovarsi, per trovare un’intesa comune e da lì iniziare a ragionare: se ne siamo ancora capaci. Che ci si pesasse col buonsenso e il pragmatismo, invece che coi tornaconti elettorali.

Mi rivolgo, in modo accorato e disinteressato, a tutte le persone con cui ho avuto modo di confrontarmi in questi anni di militanza, dagli amici di SEL – pochi, ma determinati – a un PD che rischia di rimanere, dal mio punto di vista, un eterno incompiuto, dilaniato com’è da conflitti interni e assalti esterni; dagli esponenti socialisti a tutti i partiti che, a vario titolo, rappresentano una storia e una cultura dalle radici comuni; dai sindacalisti della CGIL agli attivisti dell’ANPI, con cui già in numerose occasioni abbiamo lavorato; dai tanti movimenti, collettivi e associazioni presenti sul territorio (che non elenco per timore di ometterne qualcuno), spesso nell’impossibilità di agire in maniera coesa per via di ostracismi e pregiudizi, ai singoli cittadini smarriti nel nichilismo e nello scetticismo. A tutti loro voglio dire, senza giri di parole: i fallimenti degli ultimi anni sono colpa nostra, e non eredità piovuteci addosso dal passato come sortilegi. Facciamo autocritica, chiediamo scusa a chi ha (mal)riposto fiducia in noi e allora, solo allora, potremo recuperare quella credibilità che tanto invochiamo. Ci sono battaglie che stanno a cuore a tutti: lavoro, diritti, equità, ambiente, cultura. Senza voli pindarici, iniziamo da poco, ma facciamolo. Le grandi cose che ci accomunano, e le piccole cose che ci differenziano, sono la nostra più grande ricchezza: sfruttiamola. Perché passare un altro anno a lamentarsi e a giocare con il dito e la luna, credetemi, non ci renderà persone migliori né più degne, ma contribuirà soltanto a fare il fegato fracido a quelle persone che hanno problemi ben più seri di nomine e spartizioni, simboli sui manifesti e tesserifici. “Se vuoi la pace, prepara la pace”, diceva Enrico, e non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.

Buona domenica, e buon anno a tutti.