– DI EMANUELE TANZILLI
emanuele.tanzilli@liberopensiero.eu
Miriam Leone per le Arance della Salute

Sabato e domenica prossima saremo impegnati in un’iniziativa di raccolta fondi per l’AIRC, Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro. Un frutto salutare e sostanzioso come l’arancia è perfetto per il mio brainch, in particolar modo quella rossa di Sicilia, più dolce e ricca di vitamina C. L’appuntamento, cari lettori, è quindi per sabato 25, dalle 9.00 alle 13.00, in piazza Cirillo (nei pressi del Municipio), e per domenica 26, sempre dalle 9.00 alle 13.00, in largo San Mauro (nei pressi della Basilica), con i volontari AIRC di Casoria e le Arance della Salute. La lotta al cancro, dopo aver compiuto notevoli progressi negli ultimi anni, diviene tanto più fatidica alla luce degli ultimi, infausti avvenimenti che ci hanno fatto diventare la “Terra dei Fuochi”. A questo punto, lascio parlare i comunicati ufficiali al mio posto, anche perché credo sia giusto approfondire adeguatamente ogni aspetto dell’iniziativa, per sgomberare l’animo da ogni dubbio, ed affrontare senza remore questioni etiche come la sperimentazione sugli animali. Il testo è un po’ lungo, ma credo proprio che valga la pena leggerlo fino in fondo.

Mettiamo il cancro all’angolo

Torna l’appuntamento con le “Arance della Salute”, scelte dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro come simbolo dell’alimentazione sana e protettiva. Ventimila volontari distribuiscono in 2 mila piazze oltre 330 mila reticelle contenenti 2,5 kg di arance rosse. Con un contributo minimo di 9 euro è possibile sostenere concretamente il lavoro dei ricercatori e portare a casa un pieno di vitamine.

È ormai noto che le arance racchiudono un grande patrimonio di antiossidanti e vitamina C. L’arancia rossa, in particolare, contiene il 40% circa in più di vitamina rispetto agli altri agrumi, e gli antociani, pigmenti naturali dagli straordinari poteri antiossidanti. Ecco perché è il frutto più indicato per simboleggiare la prevenzione del cancro.

Oggi sappiamo che quasi il 70% dei tumori potrebbe essere prevenuto o diagnosticato in tempo, se tutti avessimo stili di vita corretti e aderissimo ai protocolli di screening e diagnosi precoce. Alcuni tumori, in particolare, sono più sensibili agli effetti del cibo. La conferma viene da alcuni studi internazionali come EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), che ha indagato sulle conseguenze per la salute delle abitudini alimentari degli europei.

Tra le patologie che risentono di più della quantità e della qualità dei cibi ci sono i tumori dell’apparato gastrointestinale, e in particolare quelli dell’esofago, dello stomaco e del colon-retto: si calcola che fino a tre quarti di questi tumori si potrebbero prevenire mangiando meglio a tavola. Importante è la scelta dei cibi anche per il tumore del fegato, organo attraverso cui passano tutte le sostanze assorbite dall’intestino, e quindi particolarmente esposto ai danni provocati da eventuali elementi cancerogeni. L’azione locale di alcune sostanze (come ad esempio l’etanolo contenuto nelle bevande alcoliche) può favorire inoltre lo sviluppo di tumori della bocca o della gola. Gli studi più recenti hanno messo in evidenza che l’azione del cibo sul rischio di cancro è molto più estesa: il tipo di alimentazione influisce infatti sullo stato di infiammazione che può predisporre ad ogni forma di cancro e sull’equilibrio ormonale che può favorire od ostacolare lo sviluppo dei tumori della prostata, del seno, dell’ovaio, della superficie interna dell’utero e dell’endometrio.

Per accompagnare gli italiani ad adottare abitudini sane a tavola, con le “Arance della Salute” viene distribuito lo speciale “Il cibo giusto per ogni età. Consigli per una sana alimentazione” realizzato con la consulenza di Anna Villarini, biologa nutrizionista e ricercatrice dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Ogni età ha i propri bisogni e quindi anche ciò che mettiamo nel piatto dovrebbe variare col passare del tempo. Nella guida trovate alcune ricette preparate dallo chef Sergio Barzetti, in collaborazione con Cucina Italiana, per mettere in pratica i consigli degli esperti.

La posizione di AIRC in merito alla sperimentazione animale

AIRC auspica il recepimento del testo originale della Direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2010, sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. Direttiva ad oggi già recepita da 20 stati membri dell’Unione Europea.

La normativa, volta a eliminare le disparità tra le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative a questa materia, intende sostituire quella del 1986 e al punto 2 sottolinea che il benessere degli animali è un valore sancito dall’articolo 13 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea. Tra l’altro, il suo contenuto è già stato approvato dall’organizzazione animalista Eurogroup for animals, di cui fanno parte i principali gruppi animalisti dei vari Paesi, inclusa l’italiana Lega Antivivisezione (Lav).

Il principio ispiratore della nuova direttiva europea è la cosiddetta regola delle 3 R che fa riferimento a tre fondamentali concetti: rimpiazzare, ridurre e raffinare. Il ricercatore dovrebbe inizialmente cercare, con il maggiore sforzo possibile, di rimpiazzare o sostituire il proprio modello animale con un modello alternativo; il secondo passo è quello di cercare di ridurre il più possibile il numero di individui utilizzati in un certo protocollo sperimentale; infine, con l’ultima R si intende l’impegno a migliorare le condizioni sperimentali alle quali sono sottoposti gli animali.

Ricordiamo poi che la ricerca di base, che serve a capire i meccanismi biologici del cancro, oggi si svolge a livello molecolare, studiando quindi il DNA e i suoi prodotti – soprattutto RNA e proteine – con sistemi in vitro che escludono l’uso degli animali. La ricerca cosiddetta preclinica si svolge anch’essa nella quasi totalità in vitro. Tuttavia, quando si è arrivati a produrre un nuovo approccio terapeutico, esiste un preciso mandato di legge che obbliga a provarne la possibile tossicità non direttamente sull’uomo, ma prima sugli animali da laboratorio. Questi test sono prevalentemente a carico dell’industria farmaceutica e in una minoranza di casi riguardano le ricerche.

Per i progetti sottoposti ad AIRC che richiedono l’impiego degli animali (soprattutto topi da laboratorio, piccoli vermi, pesci, moschini), il processo di valutazione esige sempre obbligatoriamente il parere del Comitato Etico per la Sperimentazione Animale. Questi Comitati, che sono istituiti presso ogni centro di ricerca, includono, oltre a veterinari e ricercatori, anche persone che si occupano della difesa degli animali. Solo se il Comitato dà parere positivo, e soprattutto dopo aver ricevuto le garanzie che gli animali saranno salvaguardati da ogni sofferenza, questi progetti possono avere accesso ai finanziamenti AIRC.

Per ulteriori informazioni: www.airc.it