– DI EMANUELE TANZILLI
emanuele.tanzilli@liberopensiero.eu

Era da un po’ che non scrivevo. Impegni, faccende, scarsa motivazione. Non è semplice superare indenni un’intera settimana ed arrivare al weekend con la forza e il coraggio di confrontarsi con la pagina bianca. Sembra che le parole, in qualche modo, abbiano la capacità di rifletterci e di rispecchiarci, di raccontarci: cosa fare allora quando si è bianchi e vuoti anche dentro? Nulla di particolare, si rimane ad apprezzare il silenzio. Già numerosi e celebri autori hanno sostenuto l’importanza di moderarsi, di porsi un limite nell’esprimersi con lo stretto indispensabile. Del resto, a straparlare son bravi tutti.

Insomma, chi resta in silenzio non lo fa perché non abbia nulla da dire, ma perché sta cercando di mettere ordine, perché non vuol finire a sprecare quel che si reca nell’animo. Io nell’ultimo periodo sono stato incuriosito da un fenomeno di costume molto in voga, tanto da decidere di scriverci un articolo. Anzi, voglio fare di più: con questo articolo, io voglio risolvere tutti i problemi del mondo.

Ambizioso, eh? Eppure neanche tanto, a giudicare dalla vanagloria che trabocca dai recipienti virtuali che contengono i nostri alter ego. Spesso, è risaputo, i siti social come facebook, twitter e simili sono utilizzati come veri e propri muri del pianto su cui riversare tutte le lamentele e le grida di dolore che attraversano le nostre giornate. Di recente, però, la tendenza pare aver compiuto un passo avanti, tramutandosi in una sorta di grandiosa utopia atlantidea: d’improvviso, tutti sembrano avere in pugno la chiave di volta dell’esistenza. La rete è un pullulare instancabile di proposte, suggerimenti, idee e soluzioni, pratiche di buonsenso e stilemi di civile convivenza. Che sia scoppiata la pace o magari, più semplicemente, che siano finite le cose di cui lamentarsi? In entrambi i casi, l’inversione è netta, ed io sono sbalordito, a dir poco meravigliato da questo grandioso esercizio di umana illuminazione.

Ciò che non mi spiego, piuttosto, è la credibilità che tali affermazioni possano avere, e che valore gli si possa dare finché restano spasmi di coscienza su tastiere. Mi pare tutto posticcio, artificioso, e sinceramente un po’ ridicolo. Non capisco perché si debba dare ascolto a chi per anni e decenni ha languito nell’apatia o peggio ancora, contribuito allo sfascio attuale. Non vedo perché un commento gettato a caso nel mare magnum del buonismo da quattro soldi debba valere più di anni di impegno sul territorio, e perché nessuno, ma dico proprio nessuno, sia in grado di ammettere che lo schifo in cui viviamo è colpa di ciascuno di noi, e non solo di qualche politico ben preciso (che poi il politico sempre dei voti ha bisogno, mica siamo in dittatura che si può mettere là a comandare).

Non c’è nulla da fare, sembra che il processo sia irreversibile ed inarrestabile. Molto presto, avremo dissolto ogni nostra paturnia, e godremo dell’eden perpetuo. In strada nessuno parcheggerà in doppia fila o sui marciapiedi e non ci saranno incidenti. I negozi emetteranno ogni singolo scontrino, e non ci sarà un’anima che sporcherà i luoghi pubblici con l’immondizia: ricicleremo anche i cervelli, alcuni sono ancora in ottimo stato, mai usati. I politici si dimetteranno in massa lasciando il controllo della città all’élite intellettuale della popolazione, che prenderà ogni decisione democraticamente attraverso gruppi creati ad hoc. E in ultimo, ci ameremo tutti da buoni fratelli, come abbiamo sempre fatto – solo che non c’era ancora facebook per dimostrarcelo.

Ed io sono così contento ed ottimista che non aggiungerò altro, lascerò che sia il grande Totò ad esprimere la gioia che ho dentro.
Buona domenica a tutti.