– DI EMANUELE TANZILLI
emanuele.tanzilli@liberopensiero.eu

Buona domenica a tutti, navigatori e poeti del web duepuntozero. Se state leggendo questo articolo, vuol dire che siete connessi ad internet: da computer, da tablet, da smartphone, o da qualche postazione segreta dell’ex Unione Sovietica su Marte, e mi avete letto su facebook, oppure su twitter, o direttamente qui sul portale di Libero Pensiero. Per uno scrittore, vedete, è di importanza fondamentale disporre di una buona rete di contatti, integrare alla perfezione la diffusione social e convogliare il maggior numero possibile di lettori sui suoi articoli. Oggi la cultura e l’informazione passano attraverso Google e questo, bisogna riconoscerlo, ha anche i suoi lati positivi. Velocità, praticità, comodità, costi contenuti ed immediatezza. Un vantaggio a cui è difficile rinunciare: prendete me, per esempio, che un buon 90% del tempo trascorso su facebook lo dedico alle faccende di redazione. No, non mi sto cercando una scusa per il cazzeggio online, chiedete a Zuckerberg che ve lo potrà confermare, o in alternativa chiedete ad Obama che pure ne saprà qualcosina.

Adesso, però, proviamo a pensare a qualcos’altro. Informazione e cultura sono due nobili aspetti dell’operato umano e saremo sempre pronti a valorizzarli. Ma voglio soffermarmi su di altro. L’idea me l’ha fornita un’amica mentre parlavamo – manco a dirlo – su whatsapp. I mezzi di comunicazione del terzo millennio accorciano le distanze, spesso fin quasi ad annullarle, e pure questa sembrava una gran cosa, almeno fin quando non ci siamo talmente assuefatti da impigrirci del tutto, e lasciare che fossero i cellulari ad agire per conto nostro. Troppo semplice come argomentazione, me ne rendo conto; in realtà voglio procedere verso una riflessione ben precisa.

Tralasciamo i ragazzetti innamorati che si riversano melassa ventiquattr’ore al giorno, con i cuoricini in bacheca, i like istantanei liofilizzati, i tag preconfezionati, e una vigilanza virtuale ben al di là dei limiti dello stalking su ciò che fa l’altra metà – per tacere poi delle schermaglie amorose in gergo klingoniano o roba simile. Ci può stare, è comprensibile. So’ ragazzi, voglio dire.
Occupiamoci invece delle persone mature, o da presumere legittimamente tali. Che effetto ha avuto la bulimia interattiva sulla percezione dei rapporti umani? Partiamo da un’altra domanda: quante volte vi soffermate a pensare al numero di amici che avete in lista, persone che non conoscete neppure o che se v’incontrano per strada nemmeno vi riconoscono? E adesso andiamo oltre: quante volte, invece, vi soffermate a pensare ai vostri amici più cari, magari quelli d’infanzia o che comunque conoscete da una vita?

Perché il problema vero, a mio avviso, è lì che va a porsi. Per intenderci, facebook non è un succedaneo dell’amicizia, credo sia ben chiaro a tutti. Eppure, con frequenza sempre più allarmante, il fenomeno dilaga. Si passa dal “è tuo amico?” al “ce l’hai fra gli amici?”, come se io fossi un cumpariello di Claudio Baglioni soltanto perché mi ha accettato la richiesta (storia vera).
C’è chi pretende di definirsi amico perché clicca “mi piace”, voglio dire eh, gli amici si riconoscono nel momento del bisogno. Di pollici in su. Tu, tu che stai leggendo, quante volte hai commentato un mio stato questa settimana? Neanche una? Fila via, infingardo! Fa nulla che mi hai donato un rene e hai salvato il mio gatto da un incendio, un post in bacheca non ti costava niente!

E così è, se vi pare, lettori cari. Sembra che oggi le persone si misurino con i likes ed i retweet. Un commentino idiota qua e là, una frase condivisa se proprio vogliamo esagerare, e il rapporto è rinsaldato per i prossimi sei mesi. Poi si vedrà.
Ecco, io credo che questa concezione “facile” del mutuo legame ci abbia un po’ rincretiniti. Non dico che sia un’idea errata in sé: come al solito errato è l’utilizzo che ne facciamo. Per me, poi, che sono estremamente meritocratico nei miei giudizi, il pensiero di classificare le persone in base alle interazioni su facebook è di un’oscenità improponibile. Riempire i vuoti nel nostro ego è ben diverso dal riempire i vuoti nella nostra vita. E detto ciò, vi porgo i miei saluti. Però, mi raccomando, non dimenticate di mettere un like al mio articolo, altrimenti sarò triste e depresso tutto il giorno.