– DI EMANUELE TANZILLI
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Cari amici, è ufficiale: domenica prossima si svolgeranno le primarie per il nuovo segretario del Partito Democratico. Vi ho già intossicato la giornata? Suvvia, un po’ di sopportazione, occorre parlarne prima che si scateni la ressa degli opinionisti del giorno dopo e dei Nostradamus del senno di poi. L’8 Dicembre io voto perché…: questo lo slogan che campeggia sui manifesti da settimane, per il confronto finale tra Gianni Cuperlo, Matteo Renzi e Pippo Civati. L’attesa non è spasmodica come l’anno scorso, quando ad essere in ballo era l’intera coalizione di centrosinistra, ma in ogni caso l’appuntamento diviene cruciale per tutta una serie di ripercussioni politiche sul Governo, attuali e future.

Archiviata la decadenza di Berlusconi e l’abbandono delle larghe intese di Forza Italia, appare infatti chiaro che il PD resta l’unico grosso sostegno alla maggioranza guidata da Enrico Letta. Finora, come già con Monti, il PD ha sempre garantito con responsabilità la tenuta dell’esecutivo, ma non è escluso che qualcosa possa cambiare all’indomani delle primarie; i sospetti sono così fondati che lo stesso Letta, di concerto col Presidente Napolitano, ha già in programma una verifica post-Immacolata per saggiare gli umori all’interno dell’arco parlamentare. C’è chi immagina un Governo più forte, senza la necessità di equilibrismi acrobatici e compromessi al ribasso; c’è chi invece prevede fuochi d’artificio e baraonde circensi da un’opposizione forte della presenza, nelle sue fila, di Grillo e Berlusconi; c’è infine chi profetizza, all’indomani dell’incoronazione di Renzi, la tentazione di tornare alle urne, anche col porcellum, per sfruttare la frammentazione degli avversari e l’opinione pubblica favorevole. Ma sarebbe comunque un azzardo giocato sulla pelle degli italiani, peraltro in tempi molto stretti (il semestre di presidenza europea è alle porte), per cui questa ipotesi resta abbastanza aleatoria. Più probabile, invece, che si facciano pressioni per il famigerato “cambio di passo” nell’operato del Governo, e poi chissà. Sì, il solito brodino riscaldato per tirare a campare ancora un po’ senza concludere nulla. Ma fa freddo, e quindi ci sta bene.

Comunque, torniamo alle nostre star democratiche: Gianni Cuperlo, il pericoloso comunista, spalleggiato da Bersani e dall’Ombra di D’Alema, incarnazione del grigiore burocratico degli apparati di stampo sovietico e dello statalismo esasperato, che osa, tanto per dirne una, pretendere di cambiare la riforma Fornero (che invece funziona alla grande, tanto che la disoccupazione giovanile ha toccato il suo nuovo record storico al 42,1%). Cuperlo immagina un Paese “bello e democratico”, e riscuote un discreto successo tra i militanti, con la sua lucidità intellettuale e la sua impostazione da classico “uomo di sinistra”, sebbene sembri mancare di quell’appeal mediatico, di quel carisma leaderistico in grado di farne un trascinatore di masse.

Pippo Civati, il dissidente per definizione (sebbene ci sarebbero almeno 101 persone più qualificate di lui per essere definite tali), il Don Chisciotte delle battaglie coi mulini a vento, rappresenta una visione più giovanile, se vogliamo più moderna: “le cose si cambiano cambiandole”, il suo refrain vagamente tautologico che sottende un anelito di rinnovamento il più possibile svincolato dalle vecchie logiche di partito e di posizionamento. Civati è talmente moderno, così etereo e duepuntozero nel suo esprimersi attraverso i blog, i tweet, i post e gli share (huh?), che spesso finisce per confondere le idee ai suoi stessi uomini: motivo per cui sono soprattutto i giovani, che di internet sono nativi, a sostenerlo a colpi di like e senza esclusione di retweet.

Poi c’è lui, il prescelto, il messia della rottamazione, il non plus ultra della paraculaggine, insomma, ladies and gentlemen, Matteo Renzi. Il sindaco fiorentino, quello che fa fuori tutte le vecchie cariatidi della politica che nonostante tutto fanno a gara tra di loro per supportarlo con amore e affetto. Amore e affetto verso la poltrona, chiaro. Renzi può fregiarsi di una prima vittoria ottenuta nelle convenzioni di circolo – sebbene con risultati leggermente inferiori alle aspettative – e sulle previsioni pressoché unanimi che lo danno sicuro vincente, con il beneplacito degli ambienti moderati, scudocrociati e ciellini, e anche di una certa parte della sinistra più tradizionalista evidentemente stanca di puntare su “cavalli sbagliati” e disposta a mutare d’animo pur di piazzare la giocata vincente.

Che poi vincente lo sia per davvero è tutto da dimostrare, in particolar modo se si finirà al ballottaggio e il perdente decidesse per un apparentamento ostile al golden boy made in Tuscania. La strada è lunga, impervia e ricca di ostacoli: chi conosce e vive il PD lo sa bene, e qui a Casoria come stanno le cose? A Casoria – noblesse oblige – abbiamo una ricca scelta: dagli organismi dirigenziali del partito che hanno appoggiato la mozione Cuperlo ai giovani schierati a sostegno di Civati, per finire col comitato “Adesso Casoria”, fresco d’inaugurazione, al fianco di Renzi. Interessante notare come quest’ultimo sia costituito in gran parte dalle stesse persone che alle primarie dell’anno scorso, dopo aver ottenuto un boom di voti per Tabacci, hanno in seguito votato per Bersani al ballottaggio (sì, proprio contro Renzi), per finire poi a sostegno di Monti alle elezioni di febbraio. Del resto, come si suol dire, in politica ciò che conta davvero è la coeRENZIa.

Per concludere, spesso mi domandano un’opinione personale. Io non andrò a votare, risparmierò i 2 euro dopo troppe delusioni, ma come dicevo qualche giorno fa al telefono con l’editore Gennaro, “se proprio mi sbattessero al muro e mi puntassero contro un fucile obbligandomi a scegliere, sceglierei Cuperlo”. Ecco, ci ho messo pure l’endorsement che fa sempre molto figo. Ma adesso cerchiamo di pensare anche ad altro, per esempio all’Italia, ok?

A domenica prossima.