– DI AGNESE CAVALLO
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A Napoli ogni luogo è buono per farci una discarica. Sì, e che problema c’è? Dove lo vuoi il sito? Vicino ad una scuola? Sotto un’autostrada? In un campo agricolo? No, già sentito vero? E allora senti questa: all’interno di una struttura ospedaliera! Peccato che non ci sia nulla di originale.

Già, ci hanno pensato gli addetti sanitari del Pascale. È stata ritrovata, infatti, una minidiscarica all’interno della struttura, ma non sono ancora chiare le dinamiche né sono ancora accertate le responsabilità. Per ora, ciò che è certo è che nei sottoscala del Pascale sono stati ritrovati rifiuti di ogni genere e pericolosità. Sacchi neri, contenenti spesso materiale radioattivo, hanno messo in evidenza la difficoltà, da parte delle strutture sanitarie, dello smaltimento di rifiuti ospedalieri (fatto già noto dai ritrovamenti di rifiuti speciali smaltiti illegalmente nella Terra dei fuochi).

La discarica in questione è stata presentata agli inquirenti come un luogo recintato e transennato dagli stessi dipendenti della struttura. Insomma è stato creato un sito, consapevolmente ad hoc, per la raccolta dei rifiuti. Il direttore sanitario Sergio Lodato dichiara che esso non è altro che il luogo in cui vengono accumulati i rifiuti per poi essere raccolti dall’Asia, ente addetto allo smaltimento, che sarebbe stato più volte richiamato dal diretto per la mancata raccolta.

Se per ciò che riguarda il mancato prelevamento Lodato può appellarsi alla negligenza dell’Asia, certo non è così semplice svincolarsi dall’accusa di irregolarità dello smaltimento di rifiuti cosiddetti speciali, del cui smaltimento devono occuparsi, invece, ditte specializzate; e nemmeno è chiaro come in questa pseudo-discarica ci fossero finiti rifiuti che esulano dall’attività del Pascale, come copertoni di auto. Intanto le aree sono state poste sotto sequestro, si continua ad indagare sui i responsabili e sono stati annunciati controlli nelle altre strutture sanitarie della città.

Tuttavia la questione rifiuti non finisce qui, investendo anche il centro di Napoli. Giornalisti e autorità anziché annunciare il ritrovamento di nuovi siti archeologici, che dovrebbero inorgoglire la cittadinanza, annunciano quello di discariche. Questa volta si tratta di una discarica di 800mq nel quartiere di Capodimonte. I carabinieri, durante un controllo straordinario del territorio, in seguito alla denuncia di un 77enne per sversamento illegale di rifiuti su un fondo agricolo, hanno appurato l’esistenza di un’altra discarica abusiva, contenente eternit, copertoni e sistemi refrigeranti.

Tutta l’area è stata sottoposta a sequestro e si indaga sui responsabili. E’ possibile che dietro non ci sia una regia occulta, né della camorra né della cattiva gestione politica. Il problema non può essere sempre la camorra o la cattiva amministrazione. La prima causa è l’ignoranza e la superficialità. La deliberata volontà di non voler fare quel passo in più o, più semplicemente, qualcosa di diverso per cambiare le cose. Anzi, errata corrige, il problema è che si vuole fare proprio quel passo in più, che oltrepassa il confine della legalità.

A partire da quei gesti incivili che tutti i giorni indignano: la carta sporca gettata dall’auto in corsa fino alle discariche abusive. E, davanti ad un atto così semplice, ma vile, come gettare una carta in terra, bisognerebbe urlare, alzare la voce e gridare che la città va rispettata, che noi paghiamo le tasse affinché la città sia pulita e bella, che la dignità di una città sta innanzitutto nel decoro della cittadinanza.

Ma se gettiamo quella carta sporca, siamo responsabili del degrado della città quanto coloro che creano discariche illegali. La gravità è diversa, ma il gesto è lo stesso. Tutto parte da lì. C’è bisogno di un respiro lungo e di contribuire allo stop di questa grande vergogna. Un tempo, quando ci si macchiava l’onore, si diceva: ”Tien’ ‘o scuorn’ n’facc’!”, questo non ce lo diciamo più. Napoli ten’ ‘o scuorn’ n’facc e con lei noi. Come in una famiglia, in cui se qualcuno sbaglia, la colpa e la vergogna ricade su tutti i componenti, così Napoli si fa carico della vergogna dei suoi cittadini,i suoi figli.

Stu’ scuorn’ ,però, non sembra farci nulla. Ci siamo assuefatti alla vergogna. Attorno a noi c’è solo spazzatura perché siamo spazzatura. Questo dovremmo pensare e così dovremmo sentirci. Invece rimaniamo incomprensibilmente distaccati. Nemmeno vedere una discarica sotto casa, o il cibo avvelenato ci fa cambiare atteggiamento. Siamo troppo indaffarati a giustificarci e a delegare le colpe. La politica sbaglia, la camorra esiste. E noi? Noi siamo al centro. E come tutte le cose che sono nel mezzo, è necessario creare un equilibrio, provando — con fatica, questo è certo — a non protendere né per l’uno né per l’altro. Siamo cittadini non politici. Siamo cittadini non delinquenti. Lo dimentichiamo troppo spesso. Denunciamo, comportiamoci in maniera legale e indigniamoci. Riprendiamoci la nostra identità, riprendiamoci la nostra città.