– DI CLAUDIA POLO
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Quanti di noi hanno visto almeno una volta nella propria vita il famosissimo film “Alla ricerca della felicità” di Gabriele Muccino?
Oggi sono qui a parlarne perché credo sia uno dei film che ha segnato le vite di molte persone, di molti giovani della mia stessa età. Giovani che il più delle volte non riescono a credere in sé stessi, si abbattono dinnanzi i primi ostacoli e alle difficoltà che si possono incontrare nella vita di tutti i giorni.

“Non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa. Se hai un sogno tu lo devi proteggere. Quando le persone non sanno fare qualcosa lo dicono a te che non la sai fare. Se vuoi qualcosa, vai e inseguila. Punto.”

Quanti di noi riuscirebbero ad avere la stessa forza di volontà che ha avuto Chris Gardner?
Chi di noi sarebbe capace di costruire la propria vita partendo da 0, con un figlio a carico, senza una casa stabile in cui farlo crescere ed arrivare ad essere ciò che ora è, ovvero: un grande imprenditore?
Molti sono i momenti in cui noi giovani ci sentiamo sconfitti dal nostro presente ma, soprattutto, dal nostro imminente futuro.
Beh, la maggior parte di noi studia, lavora, altri studiano e lavorano “arraggiandosi” con qualche lavoretto part time, altri ancora non riescono nemmeno a trovarlo quel lavoretto part time e devono rinunciare allo studio perché i soldi non sono abbastanza, le tasse sono sempre più elevate e i nostri genitori non possono permettersi di mantenerci per molto tempo all’Università: ed ecco che nasce in noi la frustrazione di non riuscire a laurearsi in tempo ed il conseguente abbandono degli studi.
La nostra situazione non è facile, i nostri nonni lasciarono ai nostri genitori un mondo sano, pulito e pieno di principi e valori per cui lottare e noi, noi giovani che ruolo abbiamo nell’odierna società?

Oggi, quando salgo nei mezzi pubblici – sempre se riesco a salirci – non faccio altro che sentire lamentele, ed io sono la prima a farlo, non lo nego, e spesso il mio sguardo si dirige da destra a sinistra e scruto i volti delle persone, coloro che parlano, coloro che ascoltano in silenzio, coloro che invece hanno la voce “più forte di quella degli altri”, e mi accorgo che una cosa c’accomuna tutti: siamo arresi a questa realtà.
È così, non riusciamo a ribellarci, non riusciamo a scatenare una vera rivoluzione, eppure di idee ne abbiamo a bizzeffe, ma cosa è successo?
Spesso mi chiedo: perché preferiamo subire questo mondo, perché preferiamo essere schiavi di un’economia che va a discapito di molti per lasciar nel benessere quei pochi?
Forse perché quei pochi hanno più voce di noi, forse perché riescono a soggiogarci le menti con i loro sporchi comodi, riempiendoci di pubblicità e creando sempre nuovi modi per massificarci?
Sono queste le domande che ogni giorno mi pongo e alle quali tento di dare una risposta, ma il punto è sempre lo stesso: non dobbiamo arrenderci.
Non dobbiamo lasciarci intimorire da chi dice che le nostre sono solo idee, pensieri e belle parole, non dobbiamo.
Che non sia mai detto che noi giovani non abbiamo più degli ideali, perché io piuttosto direi che non abbiamo più il coraggio di mettere in atto i nostri pensieri positivi e ci adagiamo sulla precarietà del nostro Paese, lamentandoci per quei 10 minuti che bastano per poi ritornare alla nostra vita, non rendendoci conto che siamo noi i soli fautori del nostro futuro, noi e nessun altro.