– DI LUCIA CIRUZZI
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I servizi di trasporto pubblico in Campania sono gestiti da aziende differenti, che operano con il coordinamento del Consorzio UnicoCampania. Le principali aziende sono: Metronapoli, che gestisce il funzionamento di metropolitane, funicolari e scale mobili urbane; Trenitalia, che si occupa del servizio ferroviario e della linea 2 della metropolitana; Sepsa, che controlla Cumana e Circumflegrea; Circumvesuviana, che copre i trasporti nella zona Est della città; Metrocampania Nord-Est, che si occupa invece della fascia Nord-Est; A.N.M., a cui sono affidate le linee di autobus, filobus e tram; e infine CTP, altra azienda che coordina il trasporto con autobus e filobus.

Nonostante la rete dei trasporti pubblici sia già ampia e serva un’estesa area del territorio campano, ci sono numerosi progetti che prevedono un ulteriore ampliamento delle linee al fine di garantire il collegamento anche con quelle zone ancora isolate dai servizi. Per quanto riguarda la linea 1 metropolitana si chiuderà a Piscinola passando per Piazza Garibaldi, il Centro Direzionale e il quartiere di Capodichino. La linea 6, invece, si amplierà verso est, arrivando fino al quartiere di Bagnoli e verso est, collegandosi con la linea 1.

Tutti questi progetti in via di realizzazione sono un chiaro segnale di come la Regione, in collaborazione con il Consorzio per i trasporti pubblici, voglia migliorare i servizi per poter competere con gli altri Paesi europei. E proprio dal confronto con essi vengono fuori le debolezze del nostro sistema di trasporto: se è vero che il costo del biglietto in Campania è inferiore rispetto a quello di altre città europee, è altrettanto vero che le nostre linee non sempre possono garantire la stessa puntualità e frequenza delle altre linee estere. Sembra, infatti, che basti una semplice pioggia autunnale a bloccare l’efficienza dei mezzi pubblici: allagamenti e collassi di reti stradali rendono impossibile il trasporto con autobus e filobus; altrettanti allagamenti nelle metropolitane ostruiscono il passaggio dei treni sui binari; di conseguenza la necessità di ricorrere a mezzi di trasporto privati determina l’aumento del traffico, nonché dell’inquinamento.

Oltre al problema determinato dagli agenti atmosferici, a rallentare il funzionamento dei mezzi pubblici contribuisce sicuramente anche la crisi in cui verte la Regione: le aziende, gravate dalle spese che non sono in grado di sostenere, non riescono a pagare i dipendenti con regolarità, i quali si vedono costretti ad organizzare scioperi e manifestazioni per far valere i propri diritti, tali scioperi ovviamente determinano un ulteriore disservizio pubblico. Ancora a causa della crisi, per mancanza di personale messo in cassa integrazione o definitivamente licenziato, vengono soppresse corse o intere tratte ferroviarie.

A questo punto un cittadino medio, che paga regolarmente per un servizio a cui ha diritto, può accettare di buon grado progetti di ampliamento delle linee ferroviarie quando non si riescono a gestire al meglio neanche quelle già esistenti? Non si potrebbero impiegare i soldi, altrimenti utilizzati per queste nuove stazioni, per migliorare prima quelle già in funzione?

In attesa di risposte a queste domande, i cittadini decidono di mettere in tasca il biglietto metropolitano e investire i propri soldi per cercare soluzioni alternative: è il ritorno della bicicletta vintage, leggera, ecologica, sostenibile e tutta improntata al… wellness.