– DI GENNARO DEZIO
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Si è tenuto Venerdì 13 Dicembre presso la Biblioteca comunale di Afragola, alla presenza di autorità ed esperti, organizzato dall’Istituto Paritario Pascoli di Afragola e dal Comune di Afragola, un importante e partecipato incontro sul femminicidio, tematica, purtroppo, quanto mai attuale.

Dopo i saluti della moderatrice, la giornalista Rosalba Avitabile, viene trasmesso un video con la testimonianza di una ragazzina che, dopo aver lasciato e denunciato il suo ragazzo ossessivo e violento, è costretta a cambiare casa più volte per sfuggirgli. Al termine della riproduzione dello stesso, segue una carrellata di fotografie di giovani donne uccise dai loro compagni/ex.

Il primo a intervenire è il Commissario P.S. di Afragola, Sergio Di Mauro, che spiega l’importanza della denuncia, l’unica arma che la donna ha contro un uomo violento. In soli 3 mesi, ad Afragola, ci sono stati più di 10 arresti per stalking o violenza.

A seguire, l’Assessore alla cultura, Alessandro Salzano, riassume le tappe che nel 2009, hanno portato al riconoscimento del reato di stalking. Dal verbo inglese “to stalk”, gesto del cacciatore che si muove con circospezione, che si nasconde, il termine è stato inteso in una diversa accezione dal nostro legislatore, intendendolo come punizione per chi ti costringe a cambiare la vita.

Successivamente, la Prof.ssa Maria D’Isidoro, dirigente dell’Istituto Pascoli: dopo i ringraziamenti e si è detta dispiaciuta per l’assenza del Sindaco, Domenico Tuccillo, per sopravvenuti impegni, ricordando che lo stesso sindaco è stato parte attiva fondamentale per l’organizzazione dell’incontro.
La dirigente ha spiegato l’importanza di combattere fenomeni di stalking già nella scuola, proprio perchè il primo compito della stessa è di educare nel senso più ampio, non solo di trasmettere nozioni. Educare affinchè i ragazzi possano disporre delle competenze per affrontare la vita nella società. I giovani devono essere guidati nelle scelte ed evitare di incorrere nella conoscenza di persone sbagliate. Qualora succedesse, è fondamentale che i ragazzi non accettino di subire, devono confidarsi con gli insegnanti e gli stessi docenti devono essere attenti, leggere gli atteggiamenti, capire di quale male soffre lo studente.

E’ poi il turno della Dott.ssa Del Prete, presidente cooperativa sociale Del Prete: La dott.ssa, entusiasta per la presenza di tanti giovani, parla della sua esperienza nella gestione di due strutture per minori e una per donne maltrattate. Lavorano con i minori perché la società spesso in questo campo, fallisce. Sono gli educatori ad avere la responsabilità di aiutare i minori, attraverso una stringente attività di prevenzione già nelle famiglie, aiutando le stesse a dare un’alternativa ai ragazzi. Spiega poi, che molto spesso, le donne non denunciano, perché dopo non saprebbero cosa fare, non c’è nessuno che possa sostenerle: non hanno lavoro, casa. Il compito della cooperativa è accogliere queste donne che si allontanano coraggiosamente dalla violenza.

Arianna Ecuba, Coordinatrice Comunità Giu e Giò (provincia di Caserta) spiega le attività della relativa comunità. Si accolgono nella stessa, mogli e gestanti in situazioni difficili, segnalate dalle autorità. Le donne sono assistite da psicologi e personale specializzato, al fine di superare il loro trauma, fisico e/o mentale. Ci si prende cura delle donne e quindi si restituisce ai minori un ambiente sereno in un’ottica di riacquisizione le capacità genitoriali. All’interno della Comunità l’ambiente è accogliente: c’è un giardino per favorire la socializzazione. Le camere, invece, sono separate per rispettare la privacy tra madre e figlio. Fondamentali anche i progetti di promozione dello sport, visto anche come strumento di auto-difesa.

Capitano dei carabinieri, Pierangelo Iannicca, introduce il suo discorso con alcune citazioni di Kofi Annan, ex segretario generale della nazioni unite: “La violenza contro le donne è forse la violazione dei diritti umani più vergognosa. Essa non conosce confini né geografia, cultura o ricchezza. Fin tanto che continuerà , non potremo pretendere di aver compiuto dei reali progressi verso l’uguaglianza, lo sviluppo e la pace”.
“Qualsiasi atto di violenza per motivi di genere che provochi o possa verosimilmente provocare danno fisico, sessuale o psicologico, comprese le minacce di violenza, la coercizione o privazione arbitraria della libertà personale, sia nella vita pubblica che privata”.
Espone i numeri di quella che oramai è un’emergenza: nel 2010, 127 donne uccise, nel 2011, 139. Nel 2012, 113 e nel 2013, 120. Un totale di oltre 600 omicidi.
Spiega poi, come l’Arma dei Carabinieri abbia istituito corsi ad hoc su come comportarsi con le donne che hanno subito violenza. Ammonendo circa l’importanza della denuncia, ha ricordato anche che il legislatore aveva previsto l’ammonimento alla persona denunciata e l’arresto solo in caso reiterazione, mentre ora, l’arresto è immediato. Ha invitato anche ad evitare condivisioni ed usi eccessivi dei social poiché spesso anche questi possono giocare un ruolo negativo in casi del genere.

E’ intervenuta poi la Dott.ssa Mariella Esposito, Dir. Medico dell’ospedale San Giovanni di Dio, di Frattamaggiore. Nel visitare oltre 200 persone al giorno, frequentemente si trova davanti a persone in preda al panico. Spesso, quel suo malessere è una reazione a una violenza. La vittima non deve vergognarsi di confidarlo al medico del pronto soccorso, anche perchè. L’aggressore potrà anche essere curato se affetto da psicopatia.

La dott.ssa Anna Del Mondo, Psicologa Associazione “Per noi donne”: parla poi dell’attività della sua associazione. Si accolgono donne che hanno bisogno di aiuto, si fornisce un’assistenza psicologica e legale.
Lo stalker all’inizio si mostra molto gentile, ma si trasforma dopo aver ricevuto un rifiuto.
Come un bambino sta male se la mamma si allontana, lo stesso malessere è provato dallo stalker nei confronti della vittima. E’ un soggetto che non è stato protetto da bambino. Ama esibire il proprio potere, non sa scendere a compromessi e ha bisogno di qualcuno accanto. Sceglie la preda perché vi riconosce qualcosa di sé: bisogno, solitudine. La donna, inizialmente, vede accresciuta la propria autostima stando accanto a qualcuno che la fa sentire utile e valorizzata.

L’Avvocato Claudia Salzano: ricordando l’importanza della denuncia di chi sia a conoscenza del fatto reato, ha spiegato poi le innovazioni legislative che hanno comportato un aumento della pena fino a 5 anni, la possibilità di applicazione delle misure cautelari, l’arresto obbligatorio in caso di flagranza di reato. La stessa parola femminicidio non esiste nel codice penale che invece parla di omicidio, quindi la disciplina si applica anche al caso in cui l’omicida sia una donna.

Ha concluso poi la Dott.ssa Rosanna Rivas, scrittrice e giornalista ricordando che in altri Paesi, le donne violentate non possono essere sposate. Ha spiegato che di grande attualità, dovrebbero essere anche tematiche quali la mutilazione dei genitali femminili in M.O. e Africa, soprattutto in presenza di comunità religiose che vivono di pericolosi estremismi.