– DI SARA RAMONA PELLEGRINI
sara.pellegrini@liberopensiero.eu

E dopo una lunga pausa… arieccome. Le idee da sviluppare erano molte, ma mi sono trattenuta dal tradurle in parole per paura di risultare ripetitiva e quindi stancare. Intanto ringrazio il giornale per questo prezioso spazio di libertà culturale, garantita tra l’altro dal fatto che la nostra partecipazione è a titolo completamente gratuito. Non abbiamo alcun interesse ad affrontare un argomento rispetto ad un altro, inoltre c’è sempre il nostro caporedattore a vigilare sul corretto svolgimento della nostra pratica giornalistica “naif”. Sto riscoprendo una passione purtroppo assopita, quella per la scrittura, e il prezioso contributo di voi lettori è fondamentale per migliorare. Mi rendo conto che fare della buona informazione è difficile. Sarebbe molto più comodo puntare sullo scandalo, sull’inusuale o fare un veloce copia e incolla mentre girovago sul web, infarcendo il tutto con una frase o un immagine ad effetto! Il primo argomento, che mi preme più di tutti affrontare, è anche quello più chiacchierato. Avrete intuito da soli che si tratta del politichese, tanto per usare un’espressione diversa! Il politichese è un linguaggio particolare, da utilizzare con cautela e non per fare spettacolo o destare clamore. La polemica, l’insulto, lo scontro non fanno parte del suo dna. Questo ovviamente non vuol dire rinunziare all’importantissima necessità di esprimere la propria opinione, di dissentire, di polemizzare se necessario; il problema è come lo si fa. Ascoltando i vari organi di comunicazione, tutti ci renderemo conto che siamo di fronte ad un virale clima antieuropeo. Si tende ad identificare la politica dei singoli Paesi con il fallimento dell’intero progetto di coesione. All’orizzonte si intravede l’apertura di nuovi scenari, con volti giovani e meno giovani, noti in entrambi i casi. Ciò che più mi preoccupa è la totale assenza di slanci verso l’altro, inteso non come diverso, ma come apportatore di nuovi stimoli e risorse. I programmi politici che vengono discussi (se così li possiamo chiamare!), evidenziano un pericoloso atteggiamento di chiusura nei confronti del mondo circostante. Ma la chiave forse sta proprio nel muoversi in senso contrario. Il mio modesto parere è che non è sbagliato parlare di Unione Europea, bensì accanirsi piuttosto su un certo tipo di finanza, a discapito invece di serie politiche di sviluppo economico e sociale. Come possiamo rinunciare a quello che abbiamo tanto faticosamente conquistato, ovvero la possibilità di muoverci nel nostro bel continente muniti di passaporto e qualche euro? Io continuerò a votare per scegliere i miei rappresentanti, puntando su persone preparate, pronte al dialogo e soprattutto ESPORTABILI… Buon week-and a tutti voi!