– DI MARCO DI DOMENICO
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Giovedì 19 Dicembre, la maggioranza di centrodestra ha provato ad effettuare un blitz in Consiglio Regionale, discutendo la proposta di unificazione delle aziende sul diritto allo studio campane.

Un disegno di legge non inserito in un quadro generale di ridiscussione del finanziamento del diritto allo studio in Campania. Il provvedimento non affronta, infatti, le mancanze della Regione Campania in termini di diritto allo studio: non viene aggiunto un euro sul diritto allo studio, ma, in compenso, viene introdotto il prestito di onore e si statuisce lo spostamento di personale e accorpamento di strutture. Inoltre, si stabilisce che associazioni e cooperative studentesche avranno la possibilità (se registrate ad un albo universitario, di cui non sono noti i criteri di ammissione) di cogestire servizi ed interventi sul diritto allo studio.

Il concetto di rappresentanza studentesca viene svuotato del suo senso e del suo potere: nel nuovo Consiglio di Amministrazione potranno sedere solo 3 rappresentanti degli studenti. Due saranno eletti nel collegio di Napoli e l’altro tra Caserta e Salerno. Gli attori principali delle università, quelli che pagano le tasse e i disservizi, non avranno il diritto di essere rappresentati.
Come si può pensare di lasciare senza consiglieri università come la Seconda Università di Napoli o Fisciano?

Invece di prendere come modello alcune eccellenze nel panorama italiano (la Regione Toscana e anche il nuovo modello Puglia), si pensa ad accorpare i vari enti che erogano i servizi per coprire buchi di bilancio e scandali di dirigenti che non hanno saputo fare il proprio dovere. Unificare per far sparire il disavanzo di 3 milioni dell’ADISU Parthenope non è un miglioramento di prestazioni per gli studenti, bensì un netto peggioramento.

Come spesso accade, le associazioni degli studenti e i collettivi universitari non sono stati minimamente contattati, nonostante molte associazioni studentesche (su tutte Link – Coordinamento Universitario e l’Unione degli Universitari) avessero come obiettivo l’unificazione delle varie ADISU, ma in un contesto generale di finanziamento del diritto allo studio, assicurato dalla Legge Regionale 4/1/2005, mai degnamente attuata.

Per il momento, questa proposta non è passata: l’opposizione ha presentato molti emendamenti, la maggioranza non sembra essere coesa e il testo, probabilmente, sarà rimandato in Commissione.
Gli studenti rimangono vigili e promettono un inverno caldo. Intanto, il mondo della formazione aspetta ancora la prima convocazione della Conferenza regionale sul diritto allo studio, prevista dalla Legge Regionale, ma mai riunita.