– DI LUCA MULLANU
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Affitti in nero, case fatiscenti, camere doppie, strette, spesso senza nessun tipo di comfort, è questa la situazione in cui versano migliaia di studenti universitari in Italia, nelle grandi metropoli come Milano, Roma, Napoli e Bologna.

“Affittasi camera singola in appartamento moderno, servizi cucina, bagno, spese escluse (wi fi, gas, luce, condominio)” questi sono di solito gli annunci che si trovano su internet o nelle bacheche degli atenei, ci si segna il numero di cellulare, si prende appuntamento per visitare l’appartamento, si conoscono gli eventuali coinquilini e poi si chiude l’affare. Nessun contratto d’affitto, mensilità in contanti senza lasciare traccia.

Il rapporto Cgil-Sunia parla di affitti in nero per 450mila fuori sede, un pezzo di economia sommersa per un’imposta evasa pari a 350 milioni di euro, un giro di affari dove i proprietari di immobili speculano sul diritto allo studio, raggirano il fisco e sottraggono denaro alle giovani generazioni. Un quadro allarmante, pieno di ingiustizie e illegalità, a cui sono sottoposti la maggior parte degli universitari che vivono lontani da casa. Come ci racconta B., studentessa di Milano, che abita in uno stabile in periferia e che paga circa 300€ per una doppia, quella che in gergo è una camera normale con due posti letto, due scrivanie e due armadi, da condividere con un’altra persona: “E’ complicato trovare padroni di casa disposti a sottoscrivere un contratto regolare, ma quando gli chiedi di mettere a posto la situazione, la maggior parte di loro minacciano che siccome ci sono da pagare le tasse, l’affitto sale, ci costerebbe di più. E siccome non possiamo permetterci un affitto alto, lasciamo le cose così come sono, il problema è che se ne approfittano”. Ne ha viste di cotte e di crude, aggiunge: “Ho visto case fatiscenti, immobili vergognosi affittati a cifre altissime e quando chiedevo del contratto, alcuni mi ridevano in faccia, dicendo addirittura che quello offerto era pure un prezzo di favore…”

Una speculazione che si abbatte sui giovani studenti italiani e che diventa l’unica offerta possibile per loro, visto che si parla di un Paese dove l’Università offre posti letto in strutture organizzate solo per il 2% dei fuori sede, contro il 10% di Francia e Germania, il 20% di Danimarca e Svezia. La città più costosa risulta essere Milano, dove per un posto letto singolo in appartamento in condivisione si spende dai 450€ in su e per una doppia si comincia a trattare dai 300€, segue Roma, dove una singola costa dai 300€ ai 450€ e per una doppia si parte dai 200€.

Una clamorosa ingiustizia sociale che richiede l’intervento delle autorità preposte. Sarebbe opportuno che le forze dell’ordine a partire dagli atenei cominciassero a scandagliare tutte le proposte sulle bacheche, reperendo tutte le informazioni utili riguardo gli studenti fuori sede, controllandone la domiciliazione, se corretta ed in regola. Altra possibile soluzione sarebbe la transazione del pagamento, da effettuare obbligatoriamente tramite bonifico, così da controllare il destinatario e risalire facilmente al nero. Una presa di posizione giustizialista e forte, poiché non è giusto lucrare sulle spalle degli studenti, come ci riferisce V., che come l’altra ragazza intervistata vuole mantenere l’anonimato: “Non ho una famiglia benestante, mio padre è un operaio e mia madre casalinga e io devo dare una mano per mantenermi, lavoro in un call center nel milanese e riesco a pagarmi l’affitto della singola, ma non è giusto che per formarmi debba essere spellata in questo modo, quando poi i mille e più problemi della casa devo risolverli io, visto che il padrone di casa se ne frega ed intasca i soldi puntualmente ogni mese…”.

Già, intasca i soldi e se ne frega, ma non c’è da meravigliarsi dato che a fronte di una richiesta così alta da parte degli universitari, la risposta delle Università non è sufficiente. E provate a chiedere cosa ne pensano loro, i soggetti in questione, gli sfruttati, risponderanno con spallucce. E hanno pure ragione, non possono fare altrimenti.