– DI GENNARO DEZIO
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L’elezione dei 352 delegati che l’otto dicembre eleggeranno il nuovo segretario provinciale del PD, ha riportato Casoria al centro delle vicende politiche regionali e nazionali. Da mesi in città si riteneva probabile l’approdo del Sindaco Carfora, dell’Assessore Casillo, di quadri dell’ex-API e di ex consiglieri comunali nel PD, proprio in occasione del Congresso. Tuttavia, la spaccatura oramai in atto dal 2011 tra il gruppo consiliare del PD, all’opposizione rispetto all’amministrazione Carfora, e alcuni componenti dell’amministrazione stessa, sempre di area PD, non si è ricomposta, ma anzi è esplosa ancora più fortemente in questa circostanza. La commissione regionale del partito dovrà valutare le presunte incompatibilità segnalate e la legittimità di controlli, ritenuti eccessivamente zelanti operati dagli stessi rappresentanti del Partito Democratico. Lo stesso Pippo Civati, intevenuto sul suo blog, dopo la denuncia dei Giovani Democratici ha sottolineato l’anomalia del caso-Casoria, criticando la crescita esponenziale delle “tessere a pacchetto”. La battaglia dei GD, che accompagnati dai consiglieri comunali del PD, hanno anche occupato la sede provinciale del Partito Democratico, è stata tutta volta ad evitare, nei fatti, un commissariamento calato dall’alto del partito, una scalata dello stesso da parte di soggetti politici estranei. La preoccupazione per un nuovo “caso Tabacci”, del paradosso di un consiglio comunale quasi monopartitico ha fatto sì che il congresso locale si svolgesse in una situazione caotica, tanto che lo stesso è stato rinviato a data da destinarsi. Duro il commento di Carfora, che in una lettera indirizzata alla Segreteria Nazionale e a quelle locali del PD, si è dichiarato “Costernato e deluso dal comportamento del gruppo dirigente del PD locale, che ha impedito a Me e ad altri liberi cittadini di Casoria, di poter partecipare alla vita democratica del partito stesso, non consentendo il regolare svolgimento dei lavori congressuali ed il relativo tesseramento”. Se da una parte appaiono comprensibili le ragioni di chi combatta un modo di fare politica basato sul mero numero, sulla presenza di “signori delle tessere” che con metodi ritenuti poco moralmente ortodossi si “pesi” in occasioni come queste o come quella dello scorso anno in occasione delle primarie del PD e del consequenziale boom-Tabacci, c’è da dire che in mancanza di regole inequivocabili, eccedere nell’arbitrio, dimenticando che la partecipazione democratica alla vita politica di un partito (e non) debba essere garantita senza poter essere cancellata con un tratto di penna o impedita con controlli irrituali (secondo alcuni surreali) potrebbe rivelarsi un effetto boomerang, capace di allontanare definitivamente chi magari avesse avuto sincera volontà di aderire ad un progetto politico come quello democratico.