– DI SARA RAMONA PELLEGRINI
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Era da tempo che meditavo sull’opportunità di scrivere un articolo sulla condizione della donna ma mi ero sempre trattenuta dal farlo. Forse perché so per certo che c’è soltanto una cosa più ridicola del maschilismo più squallido e ridondante… il femminismo estremo. Ma se considero il fatto che il mio è un articolo web-giornalistico e che il nostro è un libero pensiero, trovo forza nel pigiare i tastini del pc.
Le potenzialità delle donne non sono soltanto pura teoria, ma realtà tangibili ed evidenti. Solo per citare qualche esempio mi viene in mente Margaret Tatcher, al secolo la Lady di Ferro, che con la sua attività ha cambiato le sorti della politica inglese. O, per restare in Europa, la straordinaria cancelliera Angela Merkel, che è ad oggi una delle figure più potenti del mondo nonché a capo del Paese più solido dell’Unione Europea, la Germania.
Infine, se faccio riferimento alla realtà a me più vicina, non posso fare a meno di menzionare l’assessora alla cultura della città in cui vivo, Luisa Marro, artefice di un rinascimento sognato da anni e mai realizzato se non in questi ultimi tempi. L’opinione comune nelle italiche lande non tira certo a favore della nostra categoria. Da circa due decenni siamo abituati ad un signore che delle donne non ha una considerazione molto promettente, e le varie vallette-meteorine-passerottine ne sono la prova più evidente. Inoltre l’introduzione di ministeri come quello alle pari opportunità e delle fantomatiche quote rosa, dimostrano ancora una volta quanto il nostro Paese abbia molta strada da fare in merito al riscatto della mia categoria.
Il Sud, poi, merita un discorso a parte. In Europa il processo di austerity ha avuto come risvolto paradossale e positivo, un reinserimento massiccio delle donne nel tessuto economico e produttivo. In Italia, e ancor di più in Campania, no. La nostra regione è una di quelle in cui il tasso di disoccupazione femminile ha raggiunto una percentuale altissima e ad essere penalizzate sono proprio le laureate, che per vedere riconosciute le proprie qualità professionali, spesso devono emigrare altrove. Il cambiamento deve e può avvenire partendo dall’oggetto della discussione. È necessario solidarizzare, smettere di litigare, per poi magari un giorno vedere realizzato il sogno di una “Presidenta del Consiglio”.