– DI LUISA DE MARTINO
luisa.demartino@liberopensiero.eu

Nonostante l’argomento sia parecchio complesso da sviscerare completamente, il recente approfondimento sulla questione, anche nelle sedi parlamentari, ci ha spinto a rifletterci sopra. Imporre un unico punto di vista ci sembrava troppo limitante, per cui abbiamo deciso di presentare due differenti vedute. In breve, legalizzazione delle droghe leggere: sì o no?

Scrive Roberto Saviano:
“Non voler affrontare il problema del consumo di droghe, se non come un problema di repressione, ha ricadute e costi che il nostro Paese non può sostenere: i tribunali si riempiono di cause e la popolazione carceraria aumenta, mentre le organizzazioni criminali continuano a guadagnare mercati e quattrini”.
“In situazioni di estrema necessità è possibile avviare un dibattito che può dare anche risultati virtuosi: sottrazione di guadagni e del mercato della marijuana alle organizzazioni criminali. Che è possibile trovare un percorso condiviso su argomenti spesso troppo difficili da trattare, come la legalizzazione delle droghe leggere. Perché legalizzare non significa incentivare, ma sottrarre mercato alle mafie, […] una politica di legalizzazione toglierebbe ricchezza ai criminali”.

Guardiamo in faccia alla realtà, la marijuana si vende già in Italia, ma nessuno controlla niente. Molti ragazzi si fanno già “le canne”: mettiamoci l’anima in pace; solo che invece di comprare l’erba in farmacia, che potrebbe essere controllata e gestita dallo Stato (come avviene con alcolici e tabacchi), la compra da un pusher per strada e mentre arricchisce la camorra si fuma robaccia tagliata con la varechina o con acidi sintetici.

Dobbiamo solo decidere se offrirgli un’alternativa controllabile o lasciargli la figura pusher, che forse un domani gli offrirà di provare anche eroina o cocaina.
Per chi non conoscesse molto bene l’argomento (tra cui, lo ammetto, anche io) è possibile effettuare una rapida e semplice ricerca su internet: anzitutto, leggo che per droghe leggere si intendono sostanze psicotrope incapaci di creare dipendenza nel senso medico del termine, e le cui proprietà psicoattive sono piuttosto trascurabili. Credo che sull’argomento ci sia scarsa informazione scientifica, in quanto alla parola “droga” spesso si associa la “dipendenza”.

Un altro motivo che potrebbe essere a favore di una legalizzazione potrebbe dunque essere: ma se non crea dipendenza, perché proibirla?
Fumo, alcool e caffeina creano dipendenza, ma vengono venduti tranquillamente. Persino il cioccolato causa assuefazione. La caffeina si trova ovunque, alcune merendine contengono alcool, ma spesso le persone non se ne accorgono nemmeno e le danno tranquillamente ai bambini. Una qualsiasi persona può entrare in un supermercato ad acquistare tutte le bottiglie di vino e liquore che vuole, andare ad ubriacarsi e diventarne dipendente. Tutto legale.

Altro motivo, il proibizionismo.

Leggo in giro di Mario Staderini, già segretario del Partito Radicale:
“Il proibizionismo ha fallito, non funziona e non conviene. La gente deve capire che, grazie al fiume di denaro che arriva dalle droghe, le mafie hanno inquinato le nostre economie, hanno invaso le nostre città e corrompono lo Stato”. E poi la legge Fini-Giovanardi “ha fatto aumentare il fatturato di una sola azienda: quello della criminalità organizzata”.

Spesso è proprio l’essere illegale ad attrarre. Piccolo aneddoto per spiegare il mio parere: i miei mi hanno proibito alcune cose durante la mia infanzia e adolescenza. Ma non so il perché, non mi hanno mai proibito il fumo. Sarà che sono fumatori, quindi non si sentivano in diritto di proibirmi qualcosa che loro facevano tranquillamente, ma mi hanno comunque spiegato che quello che facevano fa male, gli ha creato dipendenza, e che non avevano né voglia né forza di smettere. Fatto sta che un giorno mi accendo una sigaretta e i miei mi vedono. Mi hanno fatto capire che ne sarei diventata dipendente senza accorgermene, e che avrei preferito spendere soldi in sigarette e non in cose che realmente mi sarebbero servite e che mi avrebbero fatto molto più bene. Fumavo in compagnia di amiche, quando uscivamo la sera, così, tanto per “atteggiarmi”. Fino a che non mi accorsi delle prime cose negative che si vedono quando si fuma. Mi puzzavano le mani, la puzza di fumo si sentiva e non andava via, sulla pelle, sui vestiti e nell’alito. Così capii che si trattava di una cretinata, e smisi. Molto probabilmente, se me lo avessero vietato categoricamente, adesso sarei una fumatrice accanita. Dico questo perché credo che spesso si provi qualcosa, come per esempio la Cannabis, soprattutto tra i ragazzini, per il semplice gusto del proibito.

Tra le altre cose, non è tra le sostanze più dannose. Certo, non farà bene, ma meno di tabacco e alcool.
I risultati di uno studio svoltosi a Londra ci mostrano che eroina e cocaina sono le sostanze più nocive. Dopo di loro, i barbiturici (inventati nel 1903 come sedativi e ipnotici), poi il metadone e quindi l’alcool. Il tabacco è la nona sostanza per pericolosità preceduta da ketamina (un anestetico per uso veterinario che ha conosciuto una discreta e dannosissima moda tra le nuove generazioni come droga «da sballo»), benzodiazepine (una evoluzione raffinata dei barbiturici) e anfetamina; soltanto undicesima la cannabis.

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