– DI LUCA MULLANU
luca.mullanu@liberopensiero.eu

Sembrava un’impresa improbabile, una possibilità remota, un’elucubrazione da intellettuale e, invece, in pochi giorni è partita l’avventura. La sinistra sceglie il candidato da presentare alle elezioni europee: il giovane Alexis Tsipras, greco, in patria rappresenta Syriza, la sinistra radicale che alle scorse elezioni terrorizzava la Troika e la Merkel per le sue proposte anti austerità. Syriza in Grecia risulta essere più forte (si stima più del 20% nei sondaggi elettorali) dell’omonimo del PD italiano, il Pasok (solo il 12%) e ha ‘rischiato’ anche di vincere le ultime elezioni greche.

L’appello per la sua candidatura alle prossime elezioni di maggio per il Parlamento europeo è stato lanciato da Andrea Camilleri, Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli, Guido Viale e Flores D’Arcais. Sono molte le adesioni: c’è Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte Costituzionale, Curzio Maltese, Moni Ovadia, Carlo Freccero, Luciano Canfora. Ma non solo, infatti, oltre alla sfilza di giornalisti e persone di cultura che sostengono la lista, ci sono anche i partiti: Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani e Sinistra Ecologia e Libertà. Sì, il partito di Nichi Vendola che, durante l’ultimo congresso è stato riconfermato Presidente della formazione ecologista, ma messo alle strette dai delegati sulla mozione di sostegno alternativo alle europee: si decise di dire no a Schultz e sì a Tsipras.

Alla lista, comunque, sono interessati in molti, ne parlano bene anche Civati e Fassina del PD, che riconoscono la giustezza degli intenti di chi propone l’alternativa in Europa. Già, perché il punto del discorso è proprio questo, l’Unione Europea. E riguardo quest’ultima il messaggio che si vuole lanciare è che ci sia bisogno di una scossa e cioè la discontinuità con l’austerity.

E’ proprio questo il terreno su cui si lotterà, le elezioni di maggio vedranno sfidarsi due grandi gruppi che dominano la scena politica del vecchio continente: antieuropeisti ed europeisti/mercatisti. I primi nascono dalla ‘reazione’ alle politiche della finanza che influiscono sulle libertà democratiche dei Paesi e mettono in risalto la proposta di sovranità chiuse, in pratica un ritorno al nazionalismo con le frontiere non più aperte e la moneta non più unica. I secondi, invece, sono quelli che rappresentano lo status quo, l’Europa delle banche e dell’austerità cieca senza crescita, quelli dell’occhio al bilancio e del taglio alla spesa pubblica.

Di fronte a questi due soggetti, questi due grandi poli che rappresentano l’establishment europeo, la possibilità della candidatura di Alexis Tsipras diventa un’alternativa chiara e di sinistra: nessuno in questa lista è antieuropeista, difatti la chiave è il recupero dell’idea dell’Europa dei fondatori, il centro del mondo, che sviluppa cultura e difende diritti sociali di tutti gli Stati membri. La lista Tsipras non è contro l’Europa, è contro questa Europa e, infatti tra i sostenitori del candidato greco, è forte l’idea di rendere le istituzioni europee più democratiche. Pertanto la sfida non è attaccare il Parlamento europeo e la sua rappresentanza, bensì cambiare la direzione che ha intrapreso.

Si tratta di una sfida monumentale per la sinistra radicale e i principali protagonisti ne sono più che consapevoli, vista anche la difficoltà nel raccogliere le firme (150.000) per presentare la lista, compito che potrebbe essere facilitato da un intervento diretto di Sel. In ogni caso non si dimenticano le sonore sconfitte accumulate negli anni, che hanno creato grande sconforto. C’è da segnalare, comunque, che attorno ad Alexis Tsipras si sta provando a riunire tutti quei pezzi di sinistra diffusa che nel tempo si sono persi per strada. La paura che, però, tutti hanno, è quella di fare la fine di Rivoluzione Civile, la lista di Ingroia, ma i sostenitori di Tsipras affermano il contrario. Infatti la costruzione del programma e della lista dei candidati fa parte di un processo lento, graduale e partecipato, sul sito internet si può votare e dire la propria. C’è l’occasione e bisogna sfruttarla, soprattutto con l’aiuto che dà Renzi da destra. Con la sua svolta democristiana è più forte la necessità di una sinistra degna di questo nome. E bisogna farlo anche in fretta, affinché ci si possa riappropriare di questa parola troppo abusata, tanto da aver quasi perso il senso. Chissà, e questo è da vedere, se a ridarle una dignità sarà un greco.