– DI MARCO DI DOMENICO
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Dopo il partecipato corteo del 16 Novembre – circa 130mila persone -, il governo, sollecitato anche dalla Regione Campania, aveva annunciato il suo impegno per porre fine al problema “Terra dei Fuochi”,

Ebbene, il 3 Dicembre, il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge “disposizioni urgenti a tutela dell’ambiente, della salute, del lavoro e per l’esercizio di imprese di interesse strategico nazionale”. Viene introdotto il reato di “combustione illecita dei rifiuti” e autorizzato il via libera all’impiego dei militari – a discrezione dei prefetti – , per controllare meglio il territorio.

E’ inoltre stabilita la catalogazione dei suoli che, entro 150 giorni, saranno tutti controllati, in modo da delimitare i terreni inquinati. Ancora, si prevede che l’autorità giudiziaria informi direttamente gli enti locali circa gli sversamenti illegali. Infine, si stanziano 600 milioni di euro per le bonifiche, a cui si aggiungono i 300 milioni già stanziati per la Regione Campania.

Ora il provvedimento andrà in Parlamento, con la soddisfazione del Presidente del Consiglio, Enrico Letta, che ha dichiarato: “Per la prima volta le istituzioni nazionali affrontano l’emergenza Terra dei Fuochi”.

Eppure, tra tutti questi provvedimenti, non c’è neanche un punto della piattaforma del 16 Novembre, scritta da #Fiumeinpiena – movimento pacifico ed apartitico, fondato e formato da giovani, il vero punto di contatto tra i vari comitati e le varie associazioni del napoletano e della provincia – in cui si elencavano le proposte che le istituzioni avrebbero dovuto realizzare per arginare il problema: democrazia vera – trasparenza, partecipazione alle decisioni, controllo diffuso-; rifiuti 0 e bonifiche; difesa dell’agricoltura; le responsabilità istituzionali; no a leggi speciali; sanità pubblica; giustizia ambientale e sociale; riconvertire la Campania.

Al di là delle proposte non considerate, le istituzioni non hanno sentito il bisogno di dover coinvolgere i cittadini mobilitati contro il biocidio, facendo così diminuire ancora di più la fiducia nella rappresentanza politica, già ai minimi storici, soprattutto al Sud Italia.

Nonostante le soddisfazioni dell’esecutivo, il decreto legge è ben lontano dal risolvere i problemi. Si parla, ora, di “reato di combustione illecita dei rifiuti”, ma non si affronta il delitto più grave: i rifiuti sotterrati. Non si agisce sul traffico degli stessi, anche se la magistratura ha più volte dimostrato che la maggior parte dei rifiuti speciali – industriali proviene dall’aziende del Nord, che evadono, provocando anche un danno economico oltre che un ecocidio. La presenza dei militari è ambigua e a discrezione delle Prefetture. Già in passato i militari sono stati chiamati a coadiuvare la forze di polizia, senza ottenere grandi risultati, se non quelli di militarizzare un territorio in cui doveva nascere una discarica. I controlli vanno rafforzati, ma non sono i militari a doverlo fare. I traffici e i roghi vanno fermati con l’ordine pubblico sui territori e con i controlli veri su tutto il paese.

Inoltre, non si comprende per quale motivo ad essere controllati saranno solo i terreni agricoli: alle falde acquifere e alla contaminazione per contatto non ci pensiamo? Andrebbero mappati, quindi, anche i pozzi e le falde, di cui non si accenna minimamente nel decreto.
Anche per quanto riguarda le bonifiche, il provvedimento è molto aleatorio: i 600 milioni stanziati non sono un fondo nazionale strutturale, ma fondi destinati allo sviluppo del Mezzogiorno – si tratta di un mero spostamento di risorse essenziali allo sviluppo economico e sociale del Sud Italia – e non è presente un’accurata descrizione su come si debbano fare gli appalti, come si debbano realizzare le bonifiche e quali interventi mirati siano necessari. Si sa solo che interventi e mappature dovranno essere realizzati entro 60 giorni. Un tempo ristretto, ennesima espressione di quell’emergianzialismo che ha rovinato la Campania.

Il decreto legge approvato non propone soluzioni di lungo periodo, capaci di migliorare la situazione attuale. Un provvedimento superficiale ed emergenzialista, che non analizza in merito il fenomeno, cercando di porvi rimedio. La necessità di un intervento non va confusa con una gestione caotica e rocambolesca di un nuovo commissariamento o di una legge speciale.

La politica ha il dovere di ascoltare e rappresentare i bisogni dei cittadini, specialmente in queste situazioni di disastro sociale, oltre che ambientale. Quegli stessi cittadini che non sono stati coinvolti nella discussione del decreto legge.

Si spera che il Parlamento avvii una seria modifica, aprendo anche a quei punti precedentemente accennati, altrimenti si rischia non solo di continuare ad avere una terra avvelenata, ma anche un provvedimento che acuisce la distanza tra rappresentanti e rappresentati perché non tiene conto delle proposte di chi vive il problema ogni giorno. Un decreto che potrà avere il sapore di veleno e di profonda delusione per gli abitanti della Terra dei Fuochi.