– DI LUCA MULLANU
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Seconda giornata di consultazioni per il Presidente del Consiglio incaricato Matteo Renzi, che ha incontrato in mattinata la delegazione di Forza Italia e poi quella del Movimento 5 Stelle. Da Silvio Berlusconi ha incassato il forse, nel senso che non gli voterà la fiducia, ma lo sosterrà in alcune riforme; da Beppe Grillo ha ottenuto un no – era chiaro già alla vigilia – e anche una serie di insulti provocatori.

L’incontro tra i due leader più carismatici d’Italia si sarebbe potuto svolgere su un ring di un Palazzetto sportivo, poiché di politica non c’era granché. Chi ha vinto? La maleducazione. Un plauso a Renzi che si è trattenuto, ma Beppe Grillo si è lasciato completamente andare parlando a raffica in pieno stile Stream of consciousness. Non è andata bene, soprattutto per chi, ieri sera, ha votato sì sul blog del Movimento 5 Stelle alla proposta di incontrare il nuovo ‘Premier’ per le rituali consultazioni. Molti grillini si aspettavano un atteggiamento più cauto, puntato a scardinare punto su punto le proposte dell’ormai ex Sindaco di Firenze, i renziani, dal canto loro, si aspettavano un atteggiamento più grintoso da parte del loro leader. In ogni caso da questo incontro non cambia nulla: i grillini resteranno grillini e i renziani resteranno renziani.

Non si può parlare di vittoria, però, per nessuno dei due, anche se bisogna ammettere che Grillo abbia toppato clamorosamente, visto che Renzi era partito con la voglia di confrontarsi sulle questioni programmatiche provando a spiegare cosa avrebbe voluto fare il governo da qui ai prossimi mesi.

Beppe non ha voluto sentire ragioni, ha interrotto il Presidente del Consiglio ed ha cominciato a parlare di massoneria, collusione e soldi, fino a quando, pochi minuti dopo, non ha aggiunto più nulla portando a termine il vertice e chiarendo che avrebbe votato no alla fiducia.

E’ finita qui? No, perché Grillo pochi minuti dopo si è impossessato del microfono ‘concedendosi’ alle domande dei cronisti a Montecitorio, ripetendo praticamente le stesse cose dette durante l’incontro appena concluso, aggiungendo, però, il suo attacco, solito, alla stampa ed al servizio pubblico.

Il leader del Movimento 5 Stelle, probabilmente, oggi aveva un eccesso di testosterone, oppure più banalmente, temeva l’avversario. Sì, perché Matteo Renzi è fatto della stessa pasta – solo più educato e a modo – di Beppe Grillo, un personaggio carismatico, forte, che non si guarda intorno e tira dritto per la sua strada. Beppe ha trovato pane per i suoi denti. La strategia aggressiva è dovuta anche al fatto di dover tenere il Paese sempre aggrappato a discussioni sui massimi sistemi, non dovendo trattare contenuti reali. Il comizio tenuto in conferenza stampa è stato un insieme di elucubrazioni che non avevano nulla a che vedere con la tematica delle proposte del governo e di cui parla tutti i giorni sul suo blog.

La maleducazione vista oggi nei confronti di chiunque, in primis verso le istituzioni, ha stancato il Paese, che avrebbe bisogno sì di discutere del Tav, della green economy, della spesa pubblica, dell’istruzione, del turismo, dell’Europa, ma l’imposizione del pensiero unico urlato non è altro che la riproposizione di uno stile che in Italia siamo abituati a vedere dagli anni ’20 e che si è trascinato fino ad oggi.

Il modo in cui si è posto non è carismatico, ma autoritario, la sua parlantina e l’imposizione tout court delle sue idee ignorando l’avversario è palesemente un refrain fascista, oltre che un modo di personalizzazione della politica con il fine unico di essere il protagonista, nutrendo a dismisura il proprio ego: un megalomane (Come d’altronde lo è Renzi). Ed è sotto gli occhi di tutti che è lui a dettare la linea, altrimenti non si sarebbe spiegato perché ad incontrare Matteo sia stato Grillo e non i rappresentati istituzionali del Movimento, che erano lì imbalsamati come dei bambini che vanno all’incontro scuola famiglia, un po’ nascosti, un po’ timidi di ‘prenderle’ dal padre per una parola fuori posto.

Certo è che se i grillini volevano un confronto, il loro ‘Megafono’ li ha delusi, mandando tutto all’aria perché non aveva voglia di fare una cosa alla quale si era già detto non disponibile.

E a confermare la tesi c’è il timido Di Maio: “Non c’era nient’altro da dire: sono persone senza credibilità – aggiunge – che aspetteremo alla prova dei voti in aula. Chi si aspettava altro credo che non abbia capito lo spirito di questo movimento.” Tocca dargli ragione a Di Maio, perché i loro elettori pensavano ad un miglioramento dello stato di cose presenti ed invece c’è stato solo un atteggiamento sfascista da parte del Movimento 5 Stelle, tanto da opporsi a qualsiasi proposta fatta in Parlamento e non contribuendo alla discussione sui decreti inserendo emendamenti migliorativi.

In effetti dopo la giornata di oggi non si può che dare ragione al regista Paolo Virzì che su Twitter commenta il teatrino offerto da Beppe Grillo: “ Un vecchio bullo arrogante. Uno spettacolo penoso e angosciante.” – rincara la dose dopo qualche secondo: “La ferocia dell’autoesaltazione, la mitomania di un uomo disturbato e violento. Finirà a parlare coi piccioni ai giardinetti” e termina così: “Insensato offrire microfono e attenzione ad una persona in questo stato. Spegnete le telecamere.” Ha ragione, spegnete le telecamere.