– DI LUCA MULLANU
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La protesta dei Forconi sta animando il dibattito politico nazionale, è da giorni che la mobilitazione va avanti e – a tratti, in alcune città – diventa più forte e violenta. E’ aperta la discussione nel Paese su chi siano i Forconi, cosa vogliano e quali siano le loro reali intenzioni. Se ne leggono tante di argomentazioni a loro sostegno, tutte molto confusionarie e per niente precise.

Qui proverò a spiegare il fenomeno dal mio punto di vista.

In piazza i manifestanti urlano slogan a favore dell’italianità, della sovranità nazionale, le bandiere dell’Italia vengono esposte con orgoglio accompagnate da saluti romani, volano frasi contro i migranti e verso le istituzioni repubblicane (colpevoli, secondo loro, di avvantaggiare gli “extracomunitari”), si fa forte l’odio contro la rappresentanza democratica a favore dell’uomo forte al potere. La composizione sociale di questa mobilitazione è variegata, ne hanno preso parte gli autotrasportatori, i piccoli imprenditori, anche giovani studenti che negli anni scorsi erano scesi in piazza con i movimenti (che non sono riusciti a dare continuità d’azione alle loro proteste). Dietro i Forconi sicuramente ci sono frange di estrema destra, così come gruppi di ultras, i Drughi ad esempio. Tutto corre attraverso i social network, soprattutto Facebook, dove le pagine a sostegno della mobilitazione del 9 dicembre sono tutte direttamente collegate a gruppi fascisti.

Effettivamente stiamo parlando di una prima mobilitazione “di destra”, i Forconi, mentre da un lato rifiutano ogni forma democratica dello Stato, dall’altro ne esaltano la forza e l’autorità, come nel caso dei giorni scorsi dove si cantavano cori a favore delle forze dell’ordine. Tutto ciò evidenzia, comunque, la devastante fotografia di un Paese collassato a causa della precarietà e della cattiva gestione della crisi scoppiata nell’ormai lontano 2008. Una crisi non solo economica, ma soprattutto sociale, che negli anni è diventata sempre più profonda portando sull’orlo del baratro in particolare quelle fasce sociali che già si trovavano in grosse difficoltà economiche prima dello scoppio della bolla finanziaria.

I Forconi, se da un lato sono un allarme sociale che si fa più stridente “da destra”, dall’altro testimoniano la difficoltà dei movimenti e della sinistra diffusa a costituirsi come parte attiva delle proteste contro le “larghe intese” e contro la precarietà di vita alla quale è destinata una parte consistente di popolazione.

Le manifestazioni, in questo senso, non sono riconducibili ad un gruppo particolare o specifico, semplicemente sono movimenti spontanei, che cavalcano il tam tam delle condivisioni di Facebook e che non hanno un capo, un’organizzazione chiara ed identificabile. L’insubordinazione sociale creatasi nel Paese è, infatti, destinata a crescere e si ha la sensazione che le mobilitazioni non saranno più prevedibili e che il conflitto spontaneo di oggi, che nel passato era promosso da soggetti riconoscibili, sarà portato avanti da segmenti sociali da analizzare di volta in volta. Attualmente, la protesta dei Forconi non sembra avere né una struttura gerarchica, né una regia, né un coordinamento. Sono spontanei e dunque imprevedibili, ma di destra. E infatti, trascurare i movimenti così detti “spontanei” come scriveva Gramsci, “Può avere spesso conseguenze molto serie e gravi. Avviene quasi sempre che a un movimento ‘spontaneo’ delle classi subalterne si accompagna un movimento reazionario della destra della classe dominante, per motivi concomitanti: una crisi economica, per esempio, determina malcontento nelle classi subalterne e movimenti spontanei di massa da una parte, e dall’altra determina complotti dei gruppi reazionari che approfittano dell’indebolimento obbiettivo del governo per tentare dei colpi di Stato.”

E qui la crisi della sinistra politica e l’apertura di uno scenario non proprio allettante. Del resto, gli spazi occupati dalle proteste spontanee erano un tempo occupati da organizzazioni politiche, sindacali e di movimento. Ad oggi, la sinistra ha subito una mutazione genetica, si è concluso un percorso cominciato con lo scioglimento del PCI. Tant’è che il PD arriva ad abbracciare senza se e senza ma il paradigma europeo del liberismo, infatti, è sotto gli occhi di tutti il progressivo allontanamento da quella che una volta veniva chiamata “classe operaia” per avvicinarsi sempre di più alla costruzione di un architrave fondata sulla governabilità e sulle politiche europee fino ad ora attuate.

La scomparsa della sinistra politica, che lascia spazio a Movimenti populisti e, spesso, reazionari, è preoccupante. Attualmente, tutti vivono il fallimento della storia del Novecento e dei personaggi ad essa legati, i quali vanno man mano smarrendosi. Questa affermazione è subito constatata dal fatto che l’attuale PD venga gestito da un “giovane” cresciuto non con il mito di Enrico Berlinguer e Togliatti, bensì con la narrazione liberista di Margareth Thatcher e Tony Blair. Lo sdoganamento, quindi, di tali politiche fallimentari (ce lo insegna la storia) e l’affermazione di una scelta di campo liberale non più legata alla storia comunista sono chiari – quasi – a tutti. E ciò apre una seria discussione su ciò che dovrà essere, eventualmente, costruito, sulla base di un fallimento storico come quello del PD.

Nel momento in cui la sinistra e i movimenti smettono di essere parte integrante delle proteste o comunque non riescono ad incanalare il disagio sociale, succede questo: lo smarrimento politico di una larga maggioranza di cittadini che non riesce più a collocarsi, che si lasciano trasportare da quelle che sono delle fulgide chimere, ma che, a volte, possono trasformarsi in pericolosi segnali reazionari. Ciò che si dovrebbe costruire, nei prossimi mesi, sono movimenti radicali che dovrebbero acquistare spazi politici nuovi, all’interno di un contesto europeo dove non si accetta più la democrazia, ma la si subordina al mercato. I fascismi, figli di questa crisi economica, sono in espansione in tutta Europa e crescono in maniera costante. In Italia hanno tardato ad arrivare, fino ad ora. Nel nostro Paese, invece, sono cresciuti fenomeni populisti, ma altrettanto pericolosi perché reazionari nei loro intenti. Infatti, fatta eccezione per i Forconi, tra le tante cose, il “Portavoce” del Movimento Cinque Stelle, evoca l’insubordinazione generale da parte delle forze dell’ordine.

La minaccia di un’eversione a destra si fa più forte – e bisogna arrivarci preparati – poiché c’è la paura che si ripresenti una storia non più sotto forma di farsa, ma come tragedia.