– DI LUCA MULLANU
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Nella città di Napoli è allarme violenza in piena zona universitaria. Nell’ultimo mese si sono registrate sei aggressioni nei confronti di studentesse da parte di una babygang che sta scatenando il terrore. E’ questo ciò che denunciano gli studenti che hanno fatto nascere il gruppo facebook “Tuteliamoci” che conta, in soli pochi giorni, oltre 3000 membri. Abbiamo l’opportunità di parlare con due persone che si occupano della gestione di “Tuteliamoci”. Una delle ragazze, Roberta, ci dice che ha creato il gruppo e poi, spiega: “Ho scelto successivamente due aiutanti per gestirlo meglio, visto che comprende oltre le 3000 persone.” Alla domanda se esiste un coordinamento, lei risponde: “No, non abbiamo un coordinamento. Ci vedremo martedì per fare una riunione, ho creato io l’evento affinché le parole sul social network diventino fatti.”

Perché agire dal punto di vista mediatico? Ci spiega Julie L., l’altra amministratrice del gruppo: “Sappiamo che fino ad ora sono partite due denunce da parte delle ragazze aggredite, ma i carabinieri hanno risposto che non possono farci nulla – e qui l’idea di parlarne su facebook e sensibilizzare in questo modo – Abbiamo cercato di trovare una soluzione, vorremmo essere tutelate, il nostro obbiettivo è di ottenere una pattuglia di carabinieri che sorvegli Via Marina, presso Palazzo del Mediterraneo, luogo in cui sono avvenute le aggressioni”. Una brutta storia, che sembra mettere in serio pericolo la sicurezza degli studenti, il cui unico obbiettivo è raggiungere l’Università e usufruire di un servizio pubblico. I timori sono tanti, ci dice Roberta: “Tutti noi proviamo profonda paura. Non si può avere paura di andare a studiare! Ed ora che io mi sono esposta come capo di tutto mi sento più a rischio di tutti”, e Julie aggiunge che fino ad ora “Le vittime più colpite sono state le studentesse, ma da poco sembra che abbiano cominciato ad infastidire anche anziani ed extracomunitari.”

Dal gruppo è partita poi una petizione, che, in soli due giorni ha raggiunto oltre 5000 firme, ma continua a crescere il numero di sostenitori che solidarizzano con gli studenti.

Ma il fine di “Tuteliamoci” qual è? Roberta ci spiega: “Vogliamo innanzitutto scuotere le coscienze di chi ancora mi risponde che questa cosa non è importante. Poi, creare una collaborazione tra studenti in modo tale da poterci, nel caso, difendere o avere compagnia quando siamo in giro per la città per andare a lezione. Insomma, cerchiamo di aiutarci a vicenda”. E poi la rabbia verso le Istituzioni: “A loro intendo dire che questo è solo uno dei tanti esempi di indifferenza da parte delle autorità, che hanno risposto a me e a tante altre persone che i ragazzini essendo minorenni poco possono fare e dovrebbero acchiapparli sul fatto. Io non capisco cosa stiano aspettando, che accada qualcosa di grave? Non capisco”.

Abbiamo contattato, poi, una studentessa, Giuliana, una delle vittime della babygang, ci spiega che si trovava nel centro storico di Napoli, la sua dichiarazione è scioccante: “Mi trovavo con la mia coinquilina. Una banda di circa 20 ragazzini ci ha aggredite alle spalle, iniziando a tirarci i capelli, poi hanno cominciato a darci calci alle ginocchia con lo scopo di buttarci a terra. Erano molto piccoli e c’è da dire che non ci hanno rubato nulla. Per loro siamo state solo il passatempo di cinque minuti”. Questa è solo una delle testimonianze incredibili di chi ha subito violenze da questa banda, tra tutte, spicca la dichiarazione della ragazza aggredita nonostante le stampelle, che racconta di essere stata presa di mira e poi pestata: “Mi hanno osservata e puntata finché non sono salita in auto […]. Ho finito la lezione al Mediterraneo in anticipo per potermi spostare verso l’altra sede. Appena ho messo piede fuori dall’edificio mi hanno seguita, chiamata, presa in giro ed infastidita, ma non è stato nulla fino alla frase ‘wajiù vuttam’c nguoll’. Mi sono ritrovata 4 – 5 – 6 ragazzi, non li ho contati, ADDOSSO, che mi hanno dato calci alle stampelle, facendomi cadere a terra, rotolare sugli scalini, trascinata per la borsa e i capelli, insultata, molestata e tirata a calci come una palla per cani.”

La tensione resta alta in città e gli appelli di questi giorni rivolti al Sindaco De Magistris hanno avuto il loro effetto, infatti, il Comune di Napoli, attraverso il social network Twitter, annuncia la propria vicinanza: “Stiamo seguendo la vicenda e preparando azioni con chi gestisce la sicurezza in città – lo staff aggiunge – Siamo in contatto con voi. Martedì saremo presenti, anche con soluzioni, pur non gestendo sicurezza in città in modo diretto”.

Reazioni positive tra gli studenti universitari, che su Twitter ringraziano per la presenza delle Istituzioni. Martedì ci sarà un’assemblea sul tema delle violenze in città, gli organizzatori intendono evitare il caos, ma sul gruppo Facebook è un continuo tumulto e si capisce ben poco.

In ogni caso, le babygang sono costituite da bambini, provenienti da una realtà molto complessa, come quella napoletana, inseriti in un contesto sociologico difficile, che crescono con il mito della criminalità e che vivono nelle strade di una città che negli anni è diventata sempre meno accogliente. Infatti, non va dimenticato che si tratta di ragazzini, che pur agendo in maniera violenta e costituendo un problema in città, difficilmente verranno fermati con la repressione. Una delle possibili soluzioni potrebbe essere la creazione di spazi aperti, volti alla crescita del cittadino. L’intenzione dovrebbe essere quella di tirarli fuori dalla violenza in cui crescono, perché se a violenza si risponde con violenza, il rischio è creare un ulteriore disagio ad una popolazione già di per sé abbandonata a se stessa.