– DI CARMELA DAVIDE
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Napoli ha ospitato, pochi giorni fa, l’artista che trasforma cartelli stradali in opere d’arte. Il suo nome è Clet, classe 1966, pittore e scultore francese che vive e lavora in Italia dal 1990. Il suo lavoro non è per niente usuale. Anzi, è fatto di arte e passione verso la vita e i gesti quotidiani. Il suo interesse è orientato verso la realizzazione d’interventi urbani (Street art), stickers applicati a cartelli stradali, per proporci una visione non più unilaterale del mondo. È proprio questa visione che Clet cerca di diffondere in tutte le città: una provocazione, ma soprattutto una riflessione sullo scarso interesse delle istituzioni locali rispetto all’arte contemporanea. Dopo aver lasciato le sue tracce nelle maggiori città di tutto il mondo, finalmente ha raggiunto la città partenopea . «Mi mancava solo Napoli – dice -. È una città speciale che potrebbe essere in forte relazione con il mio lavoro. Era da tanto che volevo venirci, aspettavo solo di trovare un contatto giusto, che mi potesse indirizzare e spiegarmi in quali quartieri andare». Dopo essersi visto annullati alcune prenotazioni in alberghi della zona per paura che lo polizia si intromettesse, finalmente ha trovato ospitalità in un bed e breakfast vicino a Piazza Dante dove, in sella alla sua fedele bicicletta, ha percorso le strade del centro storico. Napoli adesso ha un’impronta del tutto diversa: una miscela tra regole, creatività e nuova educazione civica. Scendendo dalla Metro di Piazza Dante, oltre il cartello del varco della Ztl, proseguendo verso il centro storico e il lungomare si trova “Luce fu”. Un segnale che simboleggia una macchina i cui fari illuminano l’omino che attraversa la strada. “È la prima volta che lo espongo” racconta l’artista a Retenews24 che lo ha visto all’opera in tempo reale. Ma non finisce qui: la freccia della direzione obbligatoria si anima. Può diventare anche un coltello che affetta il salame. Oppure l’aereo che attraversa le torri gemelle. Questo adesivo prende il nome di “11 settembre” e “non è stato molto apprezzato dagli americani” racconta Clet. Un altro adesivo è nato proprio per il viaggio a Napoli: “Questa città per me è sinonimo di teatro e il teatro d’eccezione è quello dei burattini. La polizia che bastona un uomo è un burattino nelle mani dello Stato. Un uomo che si nasconde dietro l’ordine e la divisa” afferma Clet che aggiunge “l’ho chiamato ‘Il cattivo esempio’”. Una Street art che rasenta l’illegalità: “Nella notte due Carabinieri mi hanno chiesto di staccare l’adesivo da un segnale. Io non l’ho fatto perché la mia è arte e io non tolgo al segnale la sua leggibilità. Piuttosto lo rendo più visibile. La mia è una ribellione”. In molte parti del mondo, soprattutto in Italia infatti, Clet ha avuto numerose denunce e offese. Egli più volte ha precisato, durante alcune interviste, proprio la differenza che vi è tra Street-art e atto vandalico. La Street-art è costruttiva, è sempre un’alternativa. Incorpora in sé un messaggio e, solo qualora non vi fosse, allora, si potrebbe insinuare il vandalismo. Ci sono molti modi di intendere l’arte, ma soprattutto non si deve pensare che con questo mondo di interpretare le leggi, i cartelli stradali diventino illeggibili. Una mostra in giro per la città alla portata di tutti, a qualsiasi ora. Così, un cartello di strada senza uscita diventa un Cristo crocifisso, un divieto di accesso si trasforma in un’opera sul “poliziotto innamorato” e la strada dissestata assume un volto disgustato con tanto di linguaccia. Clet ha omaggiato Napoli con un cartello su cui spicca la “N”, mentre sulla sua pagina Facebook sotto la dicitura “Napoli, l’autorità perplessa” c’è un divieto di accesso del centro storico su cui ha disegnato un vigile che, perplesso e annoiato, completa il puzzle. Un nuovo modo di concepire la città sembra si stia diffondendo in molte strade di Napoli: senz’altro si tratta di un’iniziativa che induce a pensare a nuovi modi di praticare regole, ma soprattutto di concepire l’educazione civica e artistica come complici.