– DI SARA RAMONA PELLEGRINI
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La violenza sulle donne ha molte forme, alcune davvero drammatiche. Una di queste è la pratica, ancora tristemente diffusa in molti paesi dell’Asia e dell’Africa, di incidere ed asportare zone dei genitali esterni. Il fenomeno non è circoscritto, ed è stato largamente esportato un po’ in tutto il globo causa immigrazione. Ma ciò che sconvolge di più è il vero motivo per cui innocenti bambine e ragazze tra i 4 e i 14 anni vengono sottoposte a questa macabra tortura: le donne non devo provare piacere durante i rapporti sessuali, il Corano vuole così, serve a favorire la coesione comunitaria, ecc… Motivazioni allucinanti. Nella realtà, questo produce soltanto tanta sofferenza fisica e psicologica. Ma quante ratio si cercano per spiegare comportamenti deplorevoli? Quanta brutalità può esserci dietro motivazioni apparentemente giuste ed edificanti? Nei Paesi occidentali le cose non vanno meglio. Oggi 9 Febbraio 2014, in alcune realtà le “femmine” sono tenute a mostrare la loro illibatezza a colui che diventerà il loro marito. Si tratta di concezioni ancestrali, medievali, giurassiche, eppure è così. Qualcuno mette in discussione perfino la nostra libertà di vestirci come vogliamo. Insinuando addirittura che il nostro abbigliamento può essere equivocato, dando adito a sospetti circa la nostra condotta morale o in alcuni casi provocatorio. Emblematico l’episodio verificatosi in un’ASL del sud Italia, in cui è stato imposto alla ginecologa (rea di aver posizionato un cartello in cui suggeriva di indossare gonna e calze autoreggenti per le visite) di rimuoverlo. Un semplice suggerimento per evitare complicazioni igieniche, ma da alcuni considerato scandaloso. Insomma, la strada per la libertà è ancora lunga e stretta ma dobbiamo continuare a percorrerla. Il diritto ad essere felici ci appartiene: cerchiamo di difenderlo.