– DI LUCA MULLANU
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Pompei rischia di non essere più annoverato tra i siti Unesco “Patrimonio dell’umanità” e di perdere lo stanziamento dei fondi della Commissione UE.

E’ questo l’allarme lanciato dagli organizzatori della petizione che ha raggiunto già 10.000 sottoscrizioni: “Salviamo Pompei! Stiamo per perdere 105 milioni di € stanziati dalla Commissione UE”, indirizzata al Presidente della Repubblica, al Presidente della Camera dei Deputati, al Presidente del Consiglio e al Ministro Bray, per chiedere la nomina immediata del commissario per la ristrutturazione ed il rilancio di Pompei.

L’intenzione degli organizzatori è sottolineare il problema della perdita dei fondi UE, infatti, il sito archeologico rischia di “perdere tali fondi a causa dell’incredibile ritardo nella nomina del “supercommissario” italiano che dovrebbe guidare e supervisionare i lavori”, si denuncia che “qualora tale figura non venga nominata in tempo utile, i fondi messi a disposizione verranno ritirati dalla Commissione UE e destinati ad un altro fine”.

Ma cosa prevede il progetto comunitario? Lo spiegano gli organizzatori: “L’obiettivo dell’investimento europeo è conservare il sito in quanto attrazione turistica sostenibile per la Regione Campania e per l’Italia.”

Tuttavia, il tempo per salvare Pompei è poco, restano infatti solo 6 giorni a partire da oggi per la nomina del “supercommissario”. Nel frattempo, l’Europa insorge, infatti, il Commissario Europeo alle Politiche Regionali Johannes Hahn, che spesso ha visitato il sito archeologico di Pompei, ha dichiarato di considerare “Il progetto Pompei molto importante per l’Italia e il mondo. In particolare però è importante per la Campania, dove può generare nuovi posti di lavoro e trainare l’economia locale grazie ad un turismo di alta qualità. Ovviamente i ritardi non sono positivi e il tempo sta per scadere, visto che i programmi attuali termineranno alla fine del 2015”.

Un chiaro appello quello del Commissario Europeo alle Politiche Regionali, che attesta la mancanza di lungimiranza del Governo italiano sul tema del turismo e dei beni culturali. Pompei, sito archeologico di straordinaria importanza, dichiarato “Patrimonio dell’Umanità” dall’Unesco, rischia di finire nel dimenticatoio, destinato a crollare senza poter contare su progetti che ne valorizzino la potenza economica. Il rilancio non solo del sito, ma anche dell’economia locale, riparte proprio dalla salvaguardia di questi beni, che oggi, sembrano essere considerati solamente una voce di bilancio da sostenere e non da valorizzare. Inoltre, alla possibile perdita dei fondi comunitari si aggiungono tutti quei finanziamenti non sfruttati dall’Italia negli ultimi 20 anni. Sono tanti, si pensi solo che entro la fine del 2013 l’Italia dovrebbe impegnare 27,9 miliardi di euro: 6,9 vengono dal Fondo sociale europeo, gli altri dal Fondo europeo di sviluppo regionale. E quelli spesi vengono utilizzati per progetti fallimentari. Sono tanti, troppi, soprattutto se pensiamo che in un periodo di crisi l’Italia si prenda il lusso di non utilizzarli.

L’ulteriore risvolto negativo della vicenda è la nomina di Emanuele Filiberto come ambasciatore di Pompei nel mondo, un modo davvero particolare di dare visibilità al sito. Il Sindaco D’Alessio ne è entusiasta, infatti ha dichiarato che per lui “è un grande onore”, un po’ meno per chi ha studiato la storia e conosce la dinastia dei Savoia. Soprattutto se poi il “testimonial” di Pompei è Emanuele Filiberto, che nella vita non fa il manager e non si occupa di beni culturali. In ogni caso la notizia ha destato scalpore, tanto da portare in piazza i neoborbonici, che attaccano il primo cittadino, di lui dicono infatti che “Dimostra uno scarso rispetto per la storia e la cultura di Pompei, della Campania e del Sud. Pompei è già una delle città più famose del mondo e non ha bisogno di un ‘testimonial’ che ricorda la colonizzazione, i massacri, saccheggi subiti dal Sud (e da Pompei) durante l’unificazione ad opera dei suoi antenati e con conseguenze drammatiche e attuali.”