– DI SARA RAMONA PELLEGRINI
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Silvio Berlusconi va ai servizi sociali per scontare l’ ennesima pena, quella per aver evaso il fisco. Io aggiungerei che Silvio ai servizi sociali c’era già, o meglio, c’è già da quasi vent’anni. È infatti evidente che il Parlamento è divenuto per molti il rifugio peccatorum per il recupero di persone in difficoltà, tant‘è vero che anch’io sto pensando di ammanettarmi nuda alla porta del Parlamento… chissà che domani non mi facciano ministro! Ma c’è di più. Anche l’Italia deve andare ai servizi sociali. Perché abbiamo bisogno un po‘ tutti di rivedere il nostro stato mentale. Abbiamo la sindrome “Berlusco-bipolare”, che secondo me meriterebbe un posto di primordine nel DSM-IV, e non ne siamo consapevoli. Non c’è minuto, emittente televisiva, testata giornalistica (italiane, si intende) in cui non salti fuori questo nome. Sembra quasi quasi che questo simpatico vecchietto sia diventato il capro espiatorio, la punta dell’iceberg ideale per nascondere una crisi culturale che da tempo attanaglia la nostra nazione. Alla fase maniacale ed entusiastica che colpì l’Italia quando fece la sua comparsa con i suoi format pseudo-americani (rappresentando un’alternativa al canone e alla monotonia Rai) segue quella depressiva. Perché è diventato anziano, ed è giunto per lui il momento di andare a casa a guardare Beautiful. Adesso che ha fatto il suo tempo, e si spinge fortemente affinché abbandoni le stanze del potere e lasci il posto ai posteri. L’Italia è una Repubblica Parlamentare, ed è proprio grazie al continuo scambio dialettico tra il Governo e il Parlamento che vengono fuori le leggi. Ma attenzione, il Governo non è il Parlamento… stiamo parlando di due organi diversi! E all’interno di questa complessa architettura abbiamo la Corte Costituzionale, a cui è demandato il compito di vigilare sul corretto svolgimento dell’attività parlamentare. La mia è una descrizione molto semplicistica per definire la situazione attuale, come sono semplicistiche e scorrette quasi tutte le notizie che circolano. Difficile argomentare quando si hanno a disposizione 600 parole, d’altronde se fossi troppo prolissa stancherei e non mi leggereste. Quando ci rechiamo nell’urna a votare e apriamo il foglietto restiamo sorpresi dalla grande quantità di simboletti, ognuno corrispondente ad un partito diverso, che si presentano ai nostri occhi. E la risposta al dilemma potrebbe essere in realtà proprio questa. È un tantinello complicato mettersi d’accordo quando ci sono di mezzo tanti partiti. Tutto merito di quello che Giovanni Sartori definì “una porcata”, poi latinizzato in Porcellum. Ne vien fuori che la situazione è sempre meno democratica, che l’elettore è sempre meno artefice del suo destino… Paradosso dei paradossi è che fu proprio lo stesso Berlusconi a volere questa legge ed io credo che durante il suo periodo di riabilitazione sarebbe preferibile svolgesse degli esercizi per rafforzare le abilità mnestiche, probabilmente logorate dall’età. Io aggiungerei però che non è il solo a dover fare spazio, va bene un po’ di esperienza politica, ma l’età media dei nostri governanti è alta rispetto alla media europea… È giunta l’ora di giocare con i nipotini (per chi ce li ha), altrimenti una partita a bocce o a poker può andar bene uguale.