– DI GENNARO DEZIO
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Così titolava negli USA, l’Economist qualche giorno prima delle elezioni. E così è stato. I tedeschi hanno decretato una netta, nettissima vittoria della Cancelliera uscente. Dopo quelle del 2005 e del 2009, Angela Merkel ha forse superato il banco di prova più difficile, date le condizioni economiche mondiali e una parte di opinione pubblica estera, specie europea, assolutamente ostile. La vittoria assume ancora più significato se si guarda a ciò che dal 2009 in poi è accaduto nel resto d’Europa, a ciò che è toccato ai vari leader, quali Sarkozy, Berlusconi e Zapatero. La fiducia che il popolo tedesco ancora ripone in “Mutti “Angela, è stata confermata da numeri, impietosi, per i rivali socialdemocratici. Nel 2009 il suo partito, l’unione Cdu/Csu, aveva preso il 33,8% dei voti e solo per il boom dei liberali, alla Merkel fu possibile formare un governo di centrodestra. Alle ultime elezioni Cdu/Csu ha ottenuto il 42,3%. Quasi dieci punti in più. Per pochissimo la coalizione di centrodestra non ha raggiunto la maggioranza assoluta che avrebbe evitato alla Merkel l’amaro (non più di tanto) calice della grande coalizione con la SPD (con cui procedono le trattative, in questi giorni, per la formazione del nuovo governo). Invece, lo scarsissimo risultato del partito euroscettico, è l’ovvia conseguenza dei risvolti della crisi economica, del risultato di come questa sia stata affrontata dalla UE più che dai Governi nazionali. Per il 53% degli elettori tedeschi l’euro è un vantaggio per la Germania, per il 42% invece uno svantaggio. I valori sono diversi considerando l’orientamento politico. Per un terzo dell’elettorato di Union, ovvero Cdu e Csu, e Spd l’euro è uno svantaggio, una percentuale che scende sotto il 30% per i Verdi-Grüne. La moneta unica diventa uno svantaggio per quasi la metà dell’elettorato di Die Linke, la sinistra radicale, mentre è uno svantaggio per l’80% di chi ha votato Alternativa per la Germania. Proprio questa visione europeista, quindi, sembra essere stata la ragione della vittoria della Merkel, la stessa visione per la quale in Germania il sentimento Anti-Europa (ed anti-Euro) non ha attecchito, e che trova la sua origine nel fatto che i tedeschi, probabilmente, si sono accorti che la Germania ha guadagnato moltissimo dalle crisi altrui, e che loro stessi, come cittadini, in questa fase di depressione economica mondiale, si sono arricchiti.

Sobrietà nella vita privata, nel modo di presentarsi, pragmaticità depurata da ideologie in politica interna ed estera. Queste le doti della cancelliera, che i tedeschi apprezzano più di tutte le altre, tipiche dello spirito di un popolo che in modo democratico, lontanissimo dalle atrocità di un passato ormai lontano, vuole tornare ad essere egemone e guida, in un’Europa sempre più divisa e incerta sul futuro. I detrattori interni hanno accusato da sempre, paradossalmente, la Merkel, di non avere idee. Di svuotare il bacino elettorale dei partiti avversari, facendo proprie le proposte programmatiche di questi ultimi. Come è accaduto col nucleare, dopo Fukushima, ad esempio, accusano i Verdi. Non sarà difficile convincere gli elettori di ambo le parti che quella della grande coalizione sia l’unica strada percorribile. La maggiore unità nazionale e il maggior fair-play tra i due poli di centrodestra e centrosinistra ha reso possibile questa soluzione nel passato e la renderà possibile, senza psicodrammi, anche stavolta. I tedeschi hanno quindi, parafrasando l’Economist, voglia di restare con “mamma Angela”. Cosa dovrà aspettarsi il resto d’Europa? Se appare chiaro che ad esempio la Merkel non accetterà gli Eurobond e non cederà sulle politiche rigoriste, c’è da dire che la Germania dovrà però ascoltare le richieste di Paesi come Italia, Francia e Spagna, che con Governi diversi, da tempo chiedono di raddrizzare la rotta, su scelte economiche di cui non può beneficiare un solo Paese a scapito degli altri. Per realizzare, quindi, un’Unione che almeno si avvicini lontanamente a quella immaginata decenni orsono.