– DI LUCA MULLANU
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Non si ferma la polemica attorno alle istituzioni, venutasi a creare quando sono state diffuse le testimonianze rilasciate nel ’97 dal camorrista pentito Carmine Schiavone. Nel Paese si è parlato di collusione, si è denunciata l’indifferenza di una parte dello Stato in merito ad uno dei più grandi crimini ambientali della storia d’Italia.

Ebbene, è di qualche giorno fa la notizia del ritrovamento di un documento di “interpellanza” firmato dai Consiglieri Comunali di Casal Di Principe appartenenti al Partito Comunista Italiano, all’interno del quale si chiede se nelle cave di estrazione di terra e pietra “le autorità in indirizzo sono a conoscenza del fatto che attualmente alcune di queste cave, sono utilizzate come discariche di materiali di risulta, ma anche di rifiuti solidi urbani – e qui il documento si fa interessante – e di sostanze di dubbia provenienza chiuse in contenitori di plastica (rifiuti tossici industriali?).

I Consiglieri Comunali della sezione Pio La Torre vanno avanti e aggiungono: “Tenuto conto che queste cave (sul cui fondo vi è acqua sorgiva, avendo esse raggiunto la falda idrica) e l’uso che di esse si fa quali discariche, rappresentano un grave fattore di inquinamento ambientale (rischio tra l’altro, di infiltrazione di sostanze tossiche nella falda idrica, con conseguente inquinamento dell’acqua utilizzata da centinaia di agricoltori per l’irrigazione dei campi e da migliaia di famiglie per uso domestico, visto la carenza nell’approvvigionamento idrico nei nostri comuni.”

Il documento, scritto il 30/07/1988, infine, conclude così: “Si chiede inoltre di sapere, come queste cose possano avvenire senza che nessuna autorità intervenga in tempo, se non vi siano responsabilità di chi per istituto (in quanto tecnico o dirigente politico) è tenuto alla sorveglianza del territorio ed al controllo igienico degli alimenti, acqua e aria. Si chiede infine se non si ritenga opportuno e non solo in relazione ai fatti segnalati, predisporre piani antinquinamento con osservatori ambientali, progetti di risanamento e campagne di educazione ecologica.”

Questo documento, protocollato, è stato indirizzato al Sindaco di Casal Di Principe, al Prefetto di Caserta, all’Assessore alla Sanità di Napoli, al Ministro per l’ambiente di Roma, al Comando VV.UU. Di Casal di Principe, al Presidente della Provincia di Caserta. Questo è un altro tassello che si aggiunge alla discussione intorno alla Terra dei Fuochi.

Ma non è tutto, è del 1991 il Decreto del Presidente della Repubblica con il quale Scotti, Ministro dell’Interno del Governo dà comunicazione del fatto che Il prefetto di Caserta, ha dato avvio alla procedura di scioglimento del consiglio comunale di Casal di Principe perché tale Consiglio – si scrive nel Decreto – rinnovato nelle consultazioni elettorali del 29 maggio 1988 presenta fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso. In particolare, come risulta dal rapporto dei carabinieri del gruppo Caserta, in Casal di Principe hanno sede le organizzazioni camorristiche più temibili. A tali cosche sono risultati collegati alcuni dei componenti del consiglio comunale come l’Assessore Gaetano Corvino, Alfonso Ferraiolo, consigliere, Francesco Schiavone, consigliere, già stato sindaco, legato da stretta parentela con l’omonimo Schiavone (Sandokan) e, infine, anche il Sindaco in carica Alessandro Diana, denunciato per omissione di atti d’ufficio e favoreggiamento personale.

I comunisti denunciavano, dunque, già nel 1988 e per di più nei primi mesi della nuova giunta comunale, anticipando così anche la decisione dello scioglimento di quel Consiglio, la presenza di attività illecite legate allo smaltimento di rifiuti illeciti nei comuni del casertano. E’, infatti, dimostrato dalla storia che quelli erano anni di maggior espansione per la camorra, soprattutto per gli uomini di Schiavone, Bardellino e Cutolo che decidevano l’agenda politica del territorio.

Si tratta di un collegamento storico molto importante per la cronistoria della Campania, in cui i Consiglieri di un Partito denunciavano la presenza non solo di infiltrazioni, ma parlavano praticamente dell’inizio (metà anni 80) di ciò che sarebbe stato nel futuro: un biocidio di massa.