– DI GENNARO DEZIO
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Dopo l’epopea Bloomberg, il magnate per ben tre volte sindaco (presentatosi coi Repubblicani nelle prime due tornate elettorali e come indipendente nell’ultima), il 1 Gennaio New York avrà dopo vent’anni, di nuovo un sindaco democratico: Bill De Blasio.

Grande risalto ha avuto questa elezione anche in Italia, per le origini chiaramente italiane del nuovo sindaco. De Blasio, avvocato, 52 anni, già consigliere comunale della Grande Mela, è originario di S. Agata dei Goti, in provincia di Benevento. Non ha mancato di onorare le sue radici, già nel primo discorso post-elezione ringraziando calorosamente ed in perfetto italiano (che sin da giovane ha voluto studiare), i parenti d’oltreoceano. Infanzia travagliata, al liceo era soprannominato Senator Provolone, per la sua passione politica, che praticava, aiutando gruppi di studenti a formare raduni contro l’energia nucleare. Decise poi di cambiare cognome, assumendo quello materno, per dimenticare il padre, assente ed alcolizzato che andò via di casa prima di suicidarsi nonostante già fosse gravemente malato. Sostenitore dei sandinisti in Nicaragua (distribuiva cibo e medicinali durante la rivoluzione) in opposizione al presidente Reagan, è stato anche consigliere del Presidente Clinton prima e di Hillary poi. La sua elezione è stata inattesa. Ha sbaragliato avversari molto più quotati alle primarie del partito democratico, per poi vincere, a valanga, con tutti i favori del pronostico (superando il 73% delle preferenze) sul candidato repubblicano Lhota.

La filosofia politica di De Blasio è stata chiara sin da subito. Ritorno al dirigismo politico, più tasse ai residenti ricchi per finanziare gli asili nido e il salario minimo. Meno fondi alle scuole private, più fondi alle pubbliche. In perfetta aderenza al suo spirito liberal e progressista, ha parlato di una New York divisa in due, in cui si rende necessario un miglioramento delle opportunità economiche dei quartieri delle minoranze e dei borough operai. Fondamentale è stata la campagna elettorale per il neo sindaco. Pensata nei minimi dettagli e condotta sopratutto su social network è stata caratterizzata anche da numerosi richiami a quella “identità meticcia” della sua famiglia, più volte rivendicata con orgoglio. Spostato con Chirlane I. Mc Cray (scrittrice, poetessa e intellettuale afroamericana che non ha mai nascosto le sue esperienze lesbo) e padre di Chiara (matricola al college) e Dante (studente al secondo anno delle superiori, protagonista di un video virale su Youtube, sintesi della campagna elettorale del padre) figli a cui ha dato nomi italiani per amore della letteratura del nostro Paese.

Una parte dell’establishment Usa – avversari repubblicani innanzitutto – ritengono che con l’elezione di De Blasio, New York possa tornare all’era Dinkins, caratterizzata da una recrudescenza criminale e da un alto livello di conflitti socio-razziali che solo le politiche repressive di Giuliani prima e Bloomberg poi hanno enormemente ridotto. Oggi New York viene considerata una città sicura, e molto ha quindi fatto discutere la proposta di De Blasio di riformare la pratica dello “stop and frisk”, una politica introdotta a fine anni ’90 che consente alla polizia di fermare cittadini sospetti e perquisirli senza mandato se sono soddisfatti alcuni criteri di garanzia. Statisticamente pare abbia prodotto grandi effetti positivi, ma con Bloomberg è negli anni cresciuta abnormemente. Si è passati da 100mila perquisizioni nel 2002 a oltre 800mila nel 2012, il 90% delle quali senza produrre arresti. Questa riforma va nella direzione indicata da De Blasio di una maggiore equità, di eliminare la distanza tra le due New York, dato che la stessa “stop and frisk”colpisce per il 90% neri e latini. Attento alla trasparenza, il neo sindaco ha pubblicato in un’apposita sezione del suo sito web la lista di nomi dei suoi finanziatori e di quanti hanno organizzato eventi a suo favore. Finanziamenti diventati sempre più copiosi quando l’italo americano è riuscito a convincere ed ottenere il sostegno dello zoccolo duro di hedge fund e fondi di private equity che inizialmente lo avevano ritenuto troppo “populista”(in relazione all’annunciato, già durante le primarie, aumento delle tasse). La tornata elettorale ha segnalato anche la riconferma di Chris Christie, repubblicano, a Governatore del New Jersey. Proprio questa vittoria nonché l’ottimo indice di gradimento di cui gode nell’elettorato di entrambi gli schieramenti fanno di Christie uno dei papabili alla nomination repubblicana delle elezioni del 2016, in cui si dovrà decidere il successore di Obama. Nonostante manchi ancora tempo, i due partiti maggiori, così come le “macchine raccogli-fondi” già scalpitano. E mentre da parte democratica si fanno sempre più insistenti le voci di una Hillary Clinton pronta a tornare in campo con ottime possibilità di nomination dopo la batosta alle primarie del 2008, tra le fila repubblicane, fino alla vittoria di Christie uno dei nomi più accreditati è stato quello di Jeb Bush, fratello di George W. e figlio di George Sr. (entrambi presidenti).