– DI CRISTIANO CAPUANO
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“Tutto il meglio del 2013” è il titolo che Artribune, una delle più celebri riviste d’arte e cultura in Italia, ha dato alla sua classifica di fine anno. Una classifica divisa per voci da primato che prendono in esame strutture, festival e personaggi del mondo dell’arte, distintisi durante l’anno appena concluso. E a ricevere la corona di miglior museo d’Italia è una struttura napoletana.

Il MADRE trionfa, e l’universo dell’arte partenopea ringrazia e si lusinga, confermandosi saldamente sulle vette dell’Olimpo della cultura italiana.

“Per un rilancio notevole che Pierpaolo Forte e Andrea Viliani sono riusciti a mettere in piedi quando ogni speranza era perduta”: così recita la causale della scelta del MADRE come miglior museo, una scelta condotta all’insegna del rilancio e della riqualificazione.

Si perché il Museo MADRE, e i napoletani lo sanno bene, ha attraversato, negli ultimi anni, momenti poco felici, sfiorando la chiusura definitiva nel 2011, dopo pochi anni di considerevole attività.
L’impianto, sito nello storico Palazzo Donnaregina nel cuore del Centro Storico, fu, infatti, inaugurato nel 2005 e fin da subito si impose come una delle più importanti istituzioni museali della città, fino a diventare un fiore all’occhiello nazionale di quell’arte contemporanea che, a Napoli, prende vita e forma anche in altre importanti strutture come il Museo Nitsch e il Palazzo delle Arti (PAN).

Oggi la permanente del MADRE rappresenta una delle collezioni più ricche del panorama contemporaneo italiano, annoverando al suo interno nomi cardine dell’arte povera e dell’arte concettuale come Jannis Kounellis e Giulio Paolini, esponenti della Transavanguardia quali Francesco Clemente e Mimmo Paladino, interpreti del neo-pop come Jeff Koons e maestri del minimalismo del calibro di Sol LeWitt e Richard Serra.

Il riconoscimento di Artribune alla nuova gestione del MADRE, arriva dopo un anno di intenso lavoro che il neo-direttore Andrea Viliani ha voluto condurre attraverso poche ma consistenti linee guida, che vanno dalla ripresa del contatto col territorio, alla valorizzazione della collezione site-specific.

Piemontese classe 1973, Viliani è nato a Casale Monferrato e si è formato in alcune tra le più importanti strutture artistiche nazionali tra cui il Castello di Rivoli, il MAMbo di Bologna e la Galleria Civica di Trento, acquisendo un bagaglio di esperienza che sta abilmente rielaborando nella sua avventura napoletana.

Più volte manifesta, da parte del giovane direttore, è la volontà di puntare su una collezione che sia in grado di imporsi come assolutamente internazionale pur restando saldamente legata al suo territorio, in modo da risultare riconoscibile e caratteristica e portare gli artisti autoctoni ad un dialogo col proprio ambiente, e quelli internazionali ad un contatto sincero con una realtà quanto mai particolare come quella campana.

Trattasi di una realtà che la redazione di Artribune dimostra di tenere molto in considerazione, conferendole altri due primati: quello di miglior giovane artista a Gian Maria Tosatti (romano ma partenopeo d’adozione) e quello di miglior galleria d’arte al nuovo spazio di Alfonso Artiaco in Piazzetta Nilo, il quale, così come Andrea Viliani, è stato premiato dopo poco più di un solo eccezionale anno di attività.

Il resto della classifica di Artribune conferisce alla Biennale di Venezia il titolo di miglior evento, conseguentemente a Massimiliano Gioni quello di miglior curatore, la menzione come miglior uomo politico al Ministro Massimo Bray, miglior mostra quella di Mike Kelley all’Hangar ex aequo con quella di Antonello da Messina al MART, la cui direttrice Cristina Collu si aggiudica il titolo di miglior direttore italiano e a Milano quello di miglior città italiana in previsione dell’Expo del 2015.