– DI CLAUDIA POLO
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Il Festival delle Scienze tenutosi all’auditorium Parco della Musica di Roma, dal 23 al 26 gennaio, ha riunito scienziati, filosofi e scrittori, ed in questa sua nona edizione, ha affrontato il tema del linguaggio.
Esso ha richiamato l’attenzione dei grandi nomi della ricerca scientifica italiana e internazionale, ma anche filosofi e storici della scienza, giornalisti ed esperti al fine di capire e discutere su cosa ci può insegnare oggi la scienza sul linguaggio.
Numerosi gli interrogativi posti in occasione dell’evento: come riusciamo a comunicare una serie potenzialmente infinita di significati? Quali sono le differenze e somiglianze tra diversi linguaggi? Parlando lingue diverse percepiamo la realtà in maniera diversa? Come si sviluppa il linguaggio nella mente del bambino? E ancora: qual è la relazione tra musica e linguaggio? Qual è il ruolo del linguaggio in ambito politico e giuridico?

Un importante contributo ed intervento, durante la seconda giornata di festival, è stato quello del maggior linguista vivente: Noam Chomsky.
Citando uno dei suoi più importanti capolavori “Il linguaggio e la mente”, l’86enne Chomsky sostiene che sia il linguaggio a caratterizzarci dalle altre specie, ovvero che esso è un punto fondamentale e straordinariamente distintivo della specie umana.
Immensi sono i risultati che possono derivare dallo studio e dalla ricerca intrapresi dagli studiosi di scienze del linguaggio, così da creare una Babele di conoscenze e teorie a riguardo.
Lo studio del linguaggio, dagli anni Cinquanta in poi, ha avuto un’impronta scientifica, e questo particolare rigore metodologico ci ha infatti permesso di esplorare in modo nuovo la mente, sulla scia delle ricerche del linguista.
E’ così che da quegli anni il linguaggio viene studiato in termini scientifico-matematici, come se appunto si studiasse un vero e proprio codice.
Ma in fondo il linguaggio cos’è se non un codice complesso che ci accomuna e allo stesso tempo contraddistingue dalle varie culture ed etnie?

Al giorno d’oggi, dominati dalla comunicazione di massa, bombardati dai new media, non ci accorgiamo di andare passo dopo passo sempre più in una via buia e senza uscita che porta alla plutocrazia, avvicinandoci a quella corrente di pensiero che è il neoliberismo.
Chomsky a tal proposito ha gettato uno sguardo severo, ma allo stesso tempo riflessivo, sulla vita politica del nostro Paese e non solo: “in Europa si va verso la distruzione delle democrazie, perché sono decise da burocrati e dirigenti non eletti da Bruxelles”.
Se la diagnosi è chiara, la cura invece sembra difficile da trovare. Anche Internet e i nuovi media, spazi e linguaggi innovativi che per molti potrebbero contribuire a spezzare il “circolo vizioso del potere”, continua il linguista: “Sul ‘New York Times’ trovi opinioni diverse, ma spesso i nuovi media portano a una visione più ristretta del mondo, perché le persone sono attratte dai mezzi che esprimono la loro stessa concezione di vita”.
Al giorno d’oggi i media puntano a conoscere gli individui, mediante sondaggi, studi comportamentali, operazioni di feedback, senza che l’utente-lettore-spettatore ne sappia nulla, così che essi arrivino ad elaborare un sistema talmente potente da esercitare una sempre maggiore influenza sul pubblico.

Risulta così difficile trarre una vera e propria conclusione che metta d’accordo tutti sui vantaggi che possiamo trarre da questo nuovo mondo tecnologizzato, dove le 26 lettere dell’alfabeto si sono convertite nello 01 del codice binario.
Bisognerebbe mantenere il punto di vista soggettivo e personale così da lasciarci sempre una sorta di “finestra” aperta sul mondo, sulle nuove tecnologie e sui cambiamenti cosicché da avere la giusta visione lasciando quella posizione di “comodità” che non permette di allontanarci dall’idea dell’opinione comune.