– DI CAROLINA ROSSI
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“La cultura rende un popolo facile da guidare, ma difficile da trascinare; facile da governare, ma impossibile a ridursi in schiavitù”, così diceva Henry Brougham. Eppure ad oggi, catapultati quasi nel 2014, forse proprio questo celebre avvocato e oratore si sarebbe ricreduto. Siamo difficili da trascinare? Basti solo pensare a come veniamo trascinati a comprare riviste su riviste quando sappiamo che nei giorni scorsi c’è stato l’evento dell’anno, come il matrimonio di Belen o una qualsiasi altra “paparazzata” degna della nostra attenzione quotidiana. È proprio questa inconsapevole schiavitù che ci conduce ad una sorta di degrado culturale, finendo col sostituire i quotidiani o i nostri vecchi amici libri, di cui gli adolescenti di oggi conoscono a stento l’esistenza, con il gossip o i social. Qualcuno di voi avrà sicuramente visto o sentito parlare di “Gossip Girl”, un telefilm di ben sei stagioni che ha spopolato prima in America e successivamente da noi, in Italia. Racconta delle vite di cinque ragazzi, appartenenti all’élite di Manhattan, i quali vengono seguiti passo-passo da un sito anonimo, che aggiorna in modo istantaneo gli altri coetanei di tutte le loro bravate o dei repentini cambi di situazioni sentimentali. Così sono tutti collegati, tutti con i nasi all’ingiù sul telefono, per sbirciare nelle vite altrui. Un semplice telefilm ci ha trascinato, espandendosi come un fenomeno. È successo prima in una scuola superiore e poi nella mia stessa città. Veri e proprio siti online, contenenti tutti i particolari delle serate in discoteca, degli avvistamenti o tradimenti, legati a ragazzi della provincia. E tutto ciò riscuoteva successo: spesso le visite erano maggiori rispetto agli stessi abitanti. Questo soltanto per sapere, magari, con chi usciva il venerdì sera la nostra vicina di casa.

Cultura, emancipazione, sono parole che adesso vengono messe sul piatto della bilancia con: scoop, vip, news. Un ossimoro direi, qualcuno potrebbe addirittura considerarla una bestemmia questa frase, ma è la cruda realtà di oggi. L’emancipazione è uno stato di autonomia che fa crollare qualunque forma di schiavitù. Noi, noi che abbiamo lottato e continuiamo tutt’oggi a volere emancipazione, perché dobbiamo pensare che sia in riferimento soltanto alla discriminazione, all’assoggettamento a qualcosa o a qualcuno? Quando in realtà ci schiavizziamo da soli.

Di scena ne abbiamo un’altra ancora, il tipico uomo che l’unica forma di scrittura che venera è quella sullo sfondo di una decina di pagine di colore rosa: la Gazzetta dello Sport. È un classico. Tutta la famiglia, lei che dopo aver fatto i lavori di casa, cucinato e magari anche lavorato è aggiornata su tutto il mondo dello spettacolo, lui che torna a casa stremato, invece, occupa tutto il divano, con la tv accesa e il giornale di fianco, commentando tra sé e sé e ad alta voce, poi magari alla vista del figlio davanti al computer, cominciano entrambi ad inveire perché ha poco interesse per i libri. È una questione di scelte a questo punto, meglio un D’Annunzio oggi (con tanto di fama da adulatore di donne e passione per lusso e sfarzi) o un Corona domani?

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