– DI CAROLINA ROSSI
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Nero come il buio, come un cielo senza stelle, nero come i suoi occhi e i suoi capelli o come la cintura di karatè che si è guadagnato. Al centro della scena, Davide Gorga, scrittore italofrancese, che nasce il 13 maggio del 1974. Lo caratterizzano le emozioni, i sentimenti che si intravedono come tanti puntini in un cielo illuminato. Illuminato da cosa? Dalla luce delle stelle, ovviamente. Proprio questo, infatti, il titolo della sua opera. La nostra intervista comincia con una curiosità difficile da trattenere.

> Partiamo dall’inizio, quindi da questo titolo così affascinante, perché proprio “La luce delle stelle” e cosa lega le costellazioni, appunto, a questi personaggi?

Le costellazioni sono affascinanti rappresentazioni di antichi miti e leggende nel cielo; un tempo, era naturale per l’uomo rivolgere lo sguardo verso l’alto e riconoscere figure familiari: gli indicavano la via di casa, erano compagne nell’oscurità, lungo il cammino da percorrere. La luce delle stelle ha sempre qualcosa di magico. Ho sempre amato osservarla. Con gli amici, ricordo, andavamo in una meravigliosa conca, una radura verde bordata da un bosco, e nell’oscurità più totale stavamo ore a guardare le stelle splendere, in silenzio. Noi camminiamo con i piedi ben saldi nella razionalità, eppure sentiamo costantemente la spinta verso la trascendenza, verso qualcosa che è dentro di noi ma annulla ogni confine di spazio e tempo.

> Qual è il tema, la trama, di questo libro?

Non esiste un singolo tema conduttore del libro; non c’è un messaggio. Vi sono immagini, situazioni, come colori in un dipinto impressionista. E da essi scaturisce una tensione comune che i personaggi sviluppano e vivono in maniera differente. I simboli che riassumono il cammino dei personaggi sono talvolta affidati al poema in prosa, altre volte a racconti o leggende, talvolta orientali, altre volte chiaramente occidentali, coprono il mondo moderno così come quello antico o medievale. Da sempre l’uomo affronta prove, difficoltà, sofferenze; periodi di notte. Attende disperatamente l’alba. Eppure, anche nella notte splendono le stelle. È quella la speranza. Trovare la forza nei momenti di maggiore difficoltà. Quanto più forti si rovesciano le avversità, tanto più intensa arde la luce delle stelle, il coraggio di combattere sempre, per i propri ideali, i propri sogni, per gli affetti più cari da conservare come tesori preziosi.

> A chi, indirizza o consiglia maggiormente questa lettura?

Credo che chiunque possa trovare una sua personale chiave di lettura. A mio avviso, chi sta affrontando un periodo difficile, in cui sembra non esista via d’uscita, potrà apprezzarlo di più. Dal punto di vista formale, invece, l’eterogeneità della forma può essere forse sconcertante o, invece, affascinare.

> Chi scrive un libro, è sempre mosso da qualcosa, comunque, volente o nolente, lascia un pezzo di sé tra tutte quelle righe. In quali parti possiamo trovare Davide Gorga, cosa sente più suo in questa storia?

Diverse storie hanno in sé qualcosa di autobiografico; tutte, indistintamente, nascono dal mio mondo interiore. sicuramente tre brani, “La Festa del Sake”, “La strada” e, soprattutto, “Il castello”. La prima è un ricordo di giovinezza. La seconda, un’esperienza che ho maturato nel corso degli anni e che descrive il prezioso tesoro dell’amicizia. “Il castello” è un brano particolare, dedicato a chi ha una sensibilità ed una curiosità non comuni e, proprio per questo, viene emarginato.

> Le stelle sono una specie di costante. Ci sono, anche quando non le vediamo, proprio come i sentimenti o le persone che non ci sono più. C’è un legame particolare tra lei e “La luce delle stelle”? Non in argomento libro, ma nel concreto, proprio con le stelle.

Come ho detto, ho sempre amato le stelle. Avrei voluto studiare astronomia ma, per diversi motivi, non sono riuscito a concretizzare questo progetto. Adesso frequento persone che hanno una conoscenza del cielo, una competenza, un impegno, una passione e, non ultimo, un talento, incredibili. Ad esempio, Elisa Cavalli, che ha realizzato le immagini di copertina, con una straordinaria bravura, ed osservare la volta celeste con persone così preparate è stupefacente. Soprattutto, è affascinante trovare persone che, nel silenzio, alzano ancora lo sguardo alle meraviglie che spesso non sappiamo cogliere.

> Per finire, vorrei farle una domanda non attinente al libro, bensì alla lettura in ambito generale. Avrà saputo che un po’ tutte le librerie stanno scalciando contro lo Stato per un aiuto volto a tutelare e a combattere eventuali “fallimenti”. Giorni e giorni, proprietari di piccoli negozi o biblioteche passano il loro tempo seduti ad aspettare quel cliente che non arriva mai. C’è un consiglio che vuole dare a questi piccoli imprenditori o a questa gente senza passioni e stimoli?

Io credo che sia venuta poco per volta a mancare la passione per la cultura, intesa non in senso nozionistico ma come conoscenza di sé stessi, della propria persona, e, ugualmente, l’interesse per l’interiorità altrui. Viviamo in un mondo di apparenza; talvolta si ha la sensazione di essere immersi in una massa di manichini. Così come non riusciamo a vedere il progetto della nostra vita, non ci interessa neppure più conoscere quello della vita altrui. Viviamo in un mondo di rumore; siamo molto bravi ad urlare. Eppure, abbiamo bisogno del silenzio per ritrovare noi stessi.

È come se trascurassimo le cose semplici, o quelle che ci portano la convinzione che tanto sono lì e non si muovono, proprio come le stelle. Poche sono le persone che stanno lì a guardarle, o semplicemente alzano la testa per qualche minuto. Siamo assorbiti dal caos, dal rumore, come dice Gorga, quando basterebbe restare in silenzio, e perché no guardare le stelle. Ci saltano all’occhio solo duante la notte di San Lorenzo, oserei dire che non solo cadono, ma brillano anche. Chissà se qualcuno lo ricorda.