– DI SUNDRA SORRENTINO
sorrentino.napoli@alice.it

“23 Settembre 1985.
Guardo il cielo, sopra di me, mi perdo nella sua immensità, penso al modo in cui ci sovrasta e ci accomuna, e al modo in cui ci divide attraverso il pensiero di cosa c’è oltre. Poi mi dico che un giornalista non può rimanere a lungo in quella posizione. Deve tornare alla vita reale, intorno a lui. Ed è quello che faccio. Perché un giornalista non è un impiegato, un giornalista è uno scrittore che ricerca verità. E la verità non gli basta. Il giornalista va oltre. Cosa c’è dietro la verità? Il giornalista è un interprete. Ecco perché ho scelto questo mestiere. La verità non mi basta. E quando arriva a bastarmi, diventa troppa. E sono costretto a condividerla. E non mi piace la parola informazione, troppo fredda, enciclopedica. Il giornalismo è un invito all’indignazione di fronte alla bruttezza che ci circonda. La bruttezza dell’emarginazione, delle ingiustizie, delle sofferenze. E Napoli ne è piena. Ma io la amo. Ecco perché lo faccio. Amo la mia città, e non sopporto che venga mortificata ogni giorno da questa bruttezza innaturale, che non le appartiene. Napoli, nella sua più intima essenza, non è questo. Non è questa la sua storia. La nostra storia.
Oggi è Lunedì, una nuova settimana ha inizio. Potrebbe essere quella della mia assunzione ufficiale alla redazione de “Il Mattino”, testata con cui, ormai, collaboro informalmente da un po’. Le mie indagini sono ad una svolta. Non potrei essere più felice. La verità che ho sempre cercato è qui, di fronte a me. È la rivelazione che l’impegno paga. È la rivelazione che il sistema criminale non è imbattibile. E questa, è la battaglia non violenta che mi sono imposto di combattere. Le mie armi sono una penna e un foglio bianco, passione e dedizione. Mi accorgo che sono molto più affilate di qualunque pugnale, che spaventano più di una pistola puntata alla tempia, infastidiscono più di qualsiasi minaccia. Sono armi a cui, loro, non sono abituati. Ma sono le uniche che conosco. E da pacifista convinto, non ne utilizzerò altre.
Il cielo è sereno, l’aria è limpida, l’autunno è appena cominciato. È il periodo che preferisco. Il caldo afoso è andato via, il freddo non è ancora arrivato. Mi lascio accarezzare dal venticello mite dell’alba. E la vita mi sorride. Mi affaccio ad un nuovo giorno con l’entusiasmo di chi è vicino al traguardo.”

A Giancarlo Siani, ai suoi 26 anni, alla sua vita che non è bastata per raccontare, alla sua passione per il giornalismo, e alla mia.
Sventurata la terra che ha bisogno di eroi.