– DI LUCA MULLANU
luca.mullanu@liberopensiero.eu

“… Cosa vi aspettate di vedere? Chi vi aspettate di incontrare o conoscere o sapere? Chi volete che io mi umili a essere, fate di me ciò che volete, immaginatemi con tre occhi se vi pare, questa non è una storia d’amore, di terrore, una lacrimevole storia per ragazzine piene d’acne, una favola? Volete che io sia un principe? O una lesbica? Un intellettuale? Una vecchia isterica? Un magnaccia? Una regina? Una bella bambina dai riccioli d’oro? Un attore di film porno? Voi leggete questa roba o perché non sapete minimamente di cosa si tratti o perché (e questo è molto più grave) ve lo hanno consigliato o magari perché siete andati a letto con chi lo ha scritto e volete mostrare interesse; in ogni caso se state leggendo siete lettori: e questo è deplorevole”.

“Fiori d’artificio”, questo è il nome del primo romanzo scritto dal giovane esordiente Marcello Adamo, che ha trovato il tempo di rispondere ad alcune domande inerenti al suo lavoro. Conosco Marcello, quindi evito di fargli delle domande che per lui potrebbero essere scontate, ad esempio partiamo da un punto diverso. Infatti, di norma, la prima cosa che si chiede è il perché del titolo dato al romanzo. Ma inverto le norme, sono fatte per restringere i campi, voglio parlare a ruota libera.

– Innanzitutto do il benvenuto a Marcello Adamo, lo ringrazio per avermi dedicato del tempo. Allora, partiamo subito da un punto, hai studiato al Liceo Linguistico, quindi hai dovuto destreggiarti tra varie lingue, come mai la scelta di scrivere un libro, o comunque poesie, dato che tra le tue esperienze annoveri anche quel tipo di scrittura?

– Sono io a ringraziare te, per darmi modo di esprimermi in merito al mio romanzo. Così possiamo goderci un bel parere positivo e parziale su questo famigerato “Fiori d’artificio”. Partiamo dal presupposto che al liceo ho studiato poco, destreggiandomi ancora meno tra le lingue straniere; l’unica materia che forse ho studiato davvero e con impegno è stata proprio l’italiano (sempre se non la volessimo ritenere anch’essa una lingua straniera come ama definirla una delle mie più care insegnanti di allora) dunque scrivere un libro era l’unica opportunità che mi sono creato. Scrivere è anche un po’ per me un delirio di onnipotenza, infatti, mai come in questo caso: i fiori sbocciano come i battiti pulsanti delle vite dei miei personaggi e l’artificio è proprio la mia scrittura che li modella. In merito alla poesia, quella è stata un’esigenza; un’esigenza di bellezza e di estensione del linguaggio attraverso l’ampiezza dell’iperbole.

– In ogni caso, comunque, il Liceo ti ha dato gli strumenti per poter affrontare un testo del genere, da quanto si legge dal romanzo è chiaro il riferimento ad alcuni autori del passato, ad esempio Miguel de Unamuno, senza aver studiato letteratura spagnola forse non ci saresti arrivato facilmente a lui, sbaglio?

– I riferimenti letterari sono molteplici e palesati: Pirandello, Unamuno, Baudelaire. Quindi sì, il mio percorso, e soprattutto ciò che del mio percorso mi ha colpito maggiormente, oggi entra di prepotenza a far parte delle mie storie e della mia scrittura.

– Il tuo libro affronta un argomento che non è semplice, soprattutto per un esordiente, e cioè il rapporto tra l’autore e il protagonista, dicci, come mai e perché ti sei impegnato in tal senso.

– Mi sono impegnato in un tema non semplice perché mi interessava e soprattutto perché io realizzo di essere un esordiente solo al momento della pubblicazione; mentre scrivo mi sento un autore già consumato e in grado di poter reggere qualunque sfida letteraria. In questo caso mi interessava riportare alla luce tematiche pirandelliane in un’epoca moderna, dove non esiste più la restrizione fascista e le affilate forbici della censura. Infatti il romanzo affronta i suddetti temi, con il grottesco e “pornografico” piglio tipico del nostro tempo.

– Ne deduco che tu sia un pirandelliano e credo che il personaggio che hai raffigurato possa in qualche modo essere addirittura una tua fotografia lontana, il personaggio definisce la lettura e cito testualmente “una sorta di pornografia emotiva, emotiva perché tratta delle emozioni e del sentire dei personaggi e pornografia perché non si limita alla descrizione dei fatti, ma spesso entra nei dettagli più reconditi del sentire e del pensare umano (del personaggio). Ecco, non ti senti di condividere questa “teoria”? Se no, per quale motivo?

– Sinceramente mi sento di condividere a pieno la teoria del mio personaggio, il quale quanto a temperamento non mi è molto vicino; ma in questo pensiero sicuramente mi appartiene o sono io ad appartenere a lui. Effettivamente non tanto la scrittura, ma la lettura è sicuramente una “pornografia emotiva” soprattutto oggi e soprattutto nel mio romanzo dove si scardinano senza pudore e senza ritegno i pensieri più meschini e indegni che possa fare un uomo, dalla grettezza della sua sessualità ai momenti di pochezza intellettuale, passando per il vagheggiamento fine a se stesso o al delirio della violenza. In effetti è innegabile che il nostro protagonista sia vittima di questa “pornografia emotiva” così come noi siamo spesso vittime del monitoraggio sempre più sgarbato del nostro tempo.

– Mi parli di un fatto che chiaramente mi riporta proprio ad Unamuno, il tuo personaggio sa, è consapevole di essere un personaggio e vorrebbe essere inconsapevole. Qual è la situazione emotiva, invece, dell’autore? E’ un autore compassionevole, che compatisce il personaggio, oppure lo disprezza?

– Nel romanzo di Unamuno “Nebbia”, il protagonista Augusto diventa consapevole a un certo punto del racconto interagendo in maniera diretta col suo autore. In “Fiori d’artificio” il protagonista Edoardo ha un’innata consapevolezza prima ancora di esistere, lui sa di essere un personaggio dalla prima pagina, prima della presentazione del suo personaggio stesso e risalirà ai suoi connotati durante lo scorrere delle pagine, insieme al lettore. In “Fiori d’artificio”, inoltre, il citatissimo autore non sarà mai indicato come Marcello Adamo. Posso dirti che l’autore non disprezza, né compatisce il suo personaggio, bensì lo usa. D’altronde parliamo di un autore del 2013…

– Non disprezzi e non compatisci il tuo personaggio, semplicemente lo usi. Siamo nel 2013, in un’epoca post capitalista, mi fai capire che del tuo personaggio te ne freghi, l’importante è che produca. No?

– Diciamo che questo è quello che lui pensa del suo autore, che sia vero o no alla fine non è importante.

– Alla fine, ragionandoci su e facendo qualche parallelo, non è certo il destino dell’uomo? Nel senso, l’essere umano magari è il personaggio di una storia più ampia, disegnata da chissà chi. Non credi che in sostanza l’uomo sia a conoscenza del fatto di essere parte di un “disegno più grande” e che magari possa soffrirne perché non capisce e non arriva a comprendere qual è il senso della vita? Non si può traslare il discorso “autore – personaggio” a “dio – essere umano”? Però così si ammetterebbe la presenza di un essere superiore, cosa della quale non possiamo esserne certi. Altrimenti dovremmo accettare un dogma. Qual è il tuo parere?

– Acuta la tua osservazione. Chiaramente il parallelismo tra “dio” e “l’autore” viene fatto anche dal protagonista della storia, con tutti i “se” e i “ma” del caso. Personalmente credo che il protagonista della storia abbia il privilegio di conoscere per certo quello che gli uomini ambiscono dalla notte dei tempi e cioè l’effettiva e razionale consapevolezza della presenza di un creatore. Eppure è paradossale comprendere quanto poi sia proprio tale consapevolezza a tormentare il protagonista, perché si sente inerme e manipolato dalle mani di un esperto burattinaio. Quindi poi la domanda esistenziale sorge spontanea e stavolta la pongo io a te e soprattutto ai lettori: l’uomo pretende testimonianze continue, più o meno tangibili, del suo creatore; ma se un creatore ci fosse davvero (bello, barbuto e possente come magari ci piace immaginarlo) veramente saremmo pronti a saperlo?

– Chiaro. Marcello, ti ringrazio del tempo che mi hai concesso e ti auguro di ritrovarti presto
– Grazie a te.

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