– DI LUCIANA TRANCHESE
luciana.tranchese@liberopensiero.eu

“L’uomo costruisce case perché è vivo, ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo.”
Daniel Pennac, Come un romanzo, 1992

Il battito incessante delle gocce di pioggia sui vetri di una finestra; suono che giunge ovattato all’interno di una stanza accogliente, tenuemente illuminata da una fonte di luce nascosta ai tuoi occhi. Un divano dall’aspetto confortevole e una coperta dalle pieghe calde e avvolgenti. Una tazza ancora fumante che sembra essere stata lasciata lì vicino a raffreddarsi. A un tratto, una voce remota, suadente e ammaliante, ti invita ad approfondire la sua (o la tua?) conoscenza.
Da dove proviene? Ti guardi intorno, scrutando da una parte all’altra della stanza alla ricerca di un possibile indizio che ponga fine a quella sensazione d’incertezza che ti tiene la mano da quando hai varcato la soglia di quel luogo, ma non scorgi nessuno. La tua vaga attenzione è rapita da un insolito oggetto, non notato in precedenza, in parte nascosto da un morbido lembo della coperta. Possibile che provenga da lì quell’antica voce? Un sospetto invade la tua mente e in quell’istante decidi di seguirlo.
Accetti l’invito ad accomodarti sul divano, a stringerti nella coperta, a bere la bevanda stranamente ancora calda. Recuperi quell’oggetto senza nome, osservandolo da vicino e con maggiore interesse. Qualcosa ti dice che deve aver aspettato a lungo prima che tu lo trovassi, nascosto sotto un cumulo di morbide e protettive piume. Lo spazio e il tempo si dilatano intorno a te. Una realtà estraniante ti circonda e ti allontana da ogni singolo rumore nato oltre quei vetri appannati. Un’eternità in cui riecheggiano nomi mai uditi, frasi mai pronunciate e storie mai vissute o almeno così credi…
Pensieri espressi in forma palpabile…
Un libro è così. La sua voce sincera è il richiamo verso un’intimità che travalica il tempo, verso la fusione totale di anime distanti. Una voce che sa anche mentire e promettere più di quanto possa mantenere. Un libro non cambia se stesso, ma sa cambiare chi lo scrive e chi lo legge. Può conformarsi alla massa, ma può anche distinguersene. Può destabilizzare un sistema o può rafforzarlo. Può alleviare il peso di un’esistenza o non farne mai parte. Un libro sa condurre a una ricerca senza fine o incatenare a un’idea per sempre. La sua voce dirompente sa imitare e sa innovare, sa parlare d’amore e di guerra, di intensi sentimenti e di lievi sensazioni.
Un libro non è mai completo fin quando non è letto. Ti tiene al riparo dalla pioggia, chiuso in una stanza in grado di trasmettere un tepore che all’esterno non ti è concesso, in una luce che rischiara angoli inesplorati e prospettive mai vagliate.
È un incontro fortuito con qualcuno che fuori da quella stanza non conoscerai mai, o forse sì…
Accetti di farti guidare attraverso i luoghi di una mente non tua, sostituendo la fiducia all’incertezza che ti accompagna, o il beneficio del dubbio a una sicurezza destinata a infrangersi, come una tazza che scotta troppo e che cadendo, si rompe in mille pezzi. Troppi frammenti perché la si possa ricomporre, restituendole l’aspetto intatto di sempre. Troppi, come le voci rimaste inascoltate a lungo, soffocate da pesanti coperte, distese per non essere mai discostate.
Quella voce è assordante anche quando piove, e nessuna goccia d’acqua fuori dalla finestra può occultarne il suono. La tua permanenza in quella stanza non può durare, ma ha un tempo definito che non è sotto il tuo controllo. Ora però la chiave è tua e forse sapresti trovare la strada per ritornarci. Ti sembra che la pioggia fuori si stia placando. Allora apri la finestra.