– DI AGNESE CAVALLO
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Napoli è una città diversa dalle altre, fatta di leggende, storie misteriose, cunicoli e gallerie sotterranee. Ha un volto che pochi conoscono, che unisce sacro e profano. La rinomata superstizione napoletana non è semplicemente folklore e tradizione, è anche rappresentazione di un esoterismo, di un modo di essere, proveniente da molto lontano. Infatti, nonostante la città partenopea sia stata da sempre una tra le più cattoliche in Italia, ha unito, parallelamente, arti magiche ed occulte. L’esistenza di una città sotterranea, nonché la presenza di teschi in ogni dove — il Cimitero delle Fontanelle, i teschi presenti sulla balaustre del chiostro nella Certosa di San Martino, gli scolatoi di San Severo al Pendino, dove si ponevano i defunti a scolare —, è la dimostrazione che Napoli è un tutt’uno col mondo esoterico. Peccato si conosca ben poco di quest’aspetto. Attraverso un viaggio nell’occulto, si viene a conoscenza di personaggi, modi di dire e storie partenopee del tutto affascinanti. Partendo dal sottosuolo, ammirando Napoli sotterranea o il Tunnel Borbonico, ad esempio, si conoscono i luoghi delle janare, streghe spesso dispettose, o del munaciello, uno spiritello che sale in superficie, infastidendo o aiutando chi si trova di fronte. E se il sottosuolo è la dimora del profano, la superficie è quella del sacro. Eppure Napoli riesce ad unire entrambi gli aspetti, senza timore alcuno di blasfemia, in un equilibrio perfetto. Ne è una dimostrazione la Cappella Sansevero, fondata dallo scienziato, alchimista e massone Raimondo Sangro, principe di Sansevero, che ipnotizzò lo scultore del famoso Cristo velato trasformando, attraverso arti magiche, la stoffa che ricopre il Cristo in marmo. Procedendo verso l’Arenella, ci si può imbattere nell’Accademia dei Segreti. Lo scienziato e alchimista napoletano, Giovanni Battista Della Porta, nel ‘500 fondò questo circolo iniziatico per il culto delle scienze naturali. Per esservi ammessi era necessario dimostrare di aver effettuato una scoperta scientifica mai avvenuta prima. Il mistero che avvolgeva quest’Accademia è stato rinvenuto qualche tempo fa grazie a degli speleologi napoletani che hanno trovato, al di sotto della villa dove risiedeva Della Porta, l’ingresso di una caverna scolpito a forma di teschio, traccia che riconduce a culti misterici. Qui, al di sotto della Villa, avvenivano i riti esoterici e sorgevano i laboratori degli accademici. E questo è solo l’inizio! Ogni luogo di Napoli è foriero di misteri e leggende: la Chiesa di Santa Chiara, dove apparirebbe, nel giorno dell’anniversario della sua morte, lo spirito della regina Giovanna I D’Angiò nel chiostro della chiesa, rasentando i muri a capo chino, alzando solo di tanto in tanto lo sguardo e punendo a morte chi osi incrociarlo; Piazza S. Domenico Maggiore dove lo spettro di Maria D’Avalos, uccisa dal marito Principe Gesualdo per via della sua relazione adulterina col duca Fabrizio Carafa, si farebbe notare, secondo la tradizione popolare, in prossimità del Palazzo di Sansevero dove la donna fu uccisa. Si dice che nelle notti di luna piena sarebbe possibile notare un’evanescente figura femminile che, in vesti succinte e con i capelli mossi dalla brezza, si aggirerebbe dolente alla ricerca del suo amante Fabrizio. Ma prima di concludere questo viaggio esoterico nel ventre di Napoli è doveroso visitare, come già ricordato in precedenza, il Cimitero delle Fontanelle, unico al mondo per eccezionalità e originalità. È in quest’ossario di 40.000 resti, che si palesa il rapporto che i napoletani hanno con la morte, i defunti, la religione, la fortuna. È chiamato anche Cimitero dei poveri perché le cave di tufo furono utilizzate per dare una sepoltura a chi non poteva permetterselo. Il culto per queste “anime pezzelle” era cosi forte che nel 1969, l’allora Cardinale di Napoli ne decretò la chiusura per l’eccessiva paganità del culto. La cura dei teschi, infatti, aveva davvero poco a che fare col cristianesimo: i devoti dovevano scegliere un teschio, pulirlo e costruire un piccolo altare, ricevendo una grazia dal defunto, che spesso consisteva nel consigliare, in sogno, numeri da giocare al lotto. Se la grazia non arrivava il teschio ritornava in mezzo agli altri, altrimenti veniva riposto in una teca, al sicuro. Quando avveniva la grazia, tradizione vuole che il teschio iniziasse a sudare, in realtà ciò era dovuto all’alto tasso di umidità che forma la condensa. L’incontro tra sacro e profano, tradizioni popolari, amore per l’occulto, spiegano bene le contraddizioni di questa città, palesando il suo fascino spesso inafferrabile, che ammalia ma allo stesso tempo spaventa. Napoli è proprio ‘na janara, una strega, ma diversa da tutte le altre. Ella è solitaria, si trasforma, fa le moine e l’unico modo per acciuffarla è afferrarla per i capelli, il suo punto debole. Napoli è proprio così, difficile da acchiappare. Scappa, si nasconde, fa ‘e dispiett’. Ma ha in sé segreti e tesori che nessun’altra città offre. Non c’è monumento o chiesa che non abbia la sua leggenda. Napoli vi invita a scoprirla. Lasciatevi raccontare Napoli e raccontatela.