– DI DAVIDE GORGA
stellenelblu74@hotmail.it

È sempre difficile scrivere di una leggenda vivente; nel caso di Ritchie Blackmore, forse, lo è ancora di più: autore e chitarrista dalla decennale esperienza, transitato attraverso i generi più diversi, esponente di primo piano dell’hard rock e di gruppi storici come i Deep Purple, ha lasciato una traccia indelebile del suo passaggio nel panorama musicale, venerato non solo dai suoi ammiratori ma anche da artisti che negli anni lo hanno preso a modello, come Yngwie Malmsteen o il cantautore canadese Bryan Adams: «Non ho mai sentito un chitarrista suonare come Ritchie Blackmore. Per quanto veloce io riesca a muovere le dita, non sarò mai come lui. Non ne sono degno.» 1

Nato in Inghilterra, a Weston–super–Mare il 14 aprile 1945, Richard Hugh Blackmore riceve la prima chitarra, una Framus acustica con cui riceve una prima formazione classica, presto arricchita dai consigli di Jim Sullivan. Il riservato, taciturno alunno va presto per la sua strada di chitarrista, ma contrariamente a quanto si possa pensare l’apprendimento della tecnica è per lui tremendamente duro e faticoso e solo sottoponendosi ad una rigida disciplina riesce a padroneggiare lo strumento. Intanto, la musica lo chiama ed egli la segue. Per anni suona come spalla di artisti famosi, come Jerry Lee Lewis; infine, passando da un gruppo all’altro, arriva al successo con i Deep Purple, nome scelto all’ultimo momento e quasi d’impulso a bordo di una nave e che in un primo momento era sembrato tremendamente inadatto per una formazione che avrebbe suonato “rock sporco”. Eppure, nonostante il successo che di lì a poco avrebbe accolto la band, Blackmore si mostra sempre severo, esigente, inquieto, ironico o addirittura sarcastico (soprattutto nei confronti dei giornalisti) se non sprezzante verso il sistema, il management, l’industria discografica il cui unico fine era creare macchine per guadagnare soldi, quali che fossero i mezzi. Sono anni in cui si dedica intensamente alla ricerca spirituale ed all’occultismo, senza requie. Senza trovare mai risposte definitive.

Eppure, non transita come una meteora nel mondo artistico; nonostante tre matrimoni civili falliti, un figlio, Jürgen Blackmore 2, con cui perderà ben presto ogni tipo di rapporto, i frequenti contrasti con i membri del gruppo, in particolare con Ian Gillan, continua a ricercare una via per la propria musica.

Nel 1997, dopo aver chiuso con il secondo gruppo storico, i Rainbow, fonda insieme a Candice Night i Blackmore’s Night, rompendo definitivamente i ponti con il passato e iniziando a scoprire un genere insospettabile per un musicista con la sua storia: «Ho bisogno di tempo per pensare, sentire, toccare un albero (…) Questa è la mia musica. È una cosa che volevo fare da venticinque anni. Una volta ho incontrato i Des Geyers schwarzer Haufen nel castello di Schloß Gotzenburg. Sembravano dei menestrelli spuntati dal bosco. Mi son detto ‘Devo farlo’, voglio esibirmi nei castelli. (…) Voglio suonare la musica che piace a me e non quella che mi viene imposta dal management o dai promoter solo per fare soldi» 3. Il ragazzo “maledetto” aveva finalmente trovato la sua strada, la musica medievale e rinascimentale, con un drastico, repentino cambiamento che ha visto rivisitazioni di composizioni di autori quali Tielman Susato o tratte dal Llibre Vermell de Montserrat, una raccolta monastica di canti basso–medievali, solo per citarne alcune.

«Il mondo dovrebbe fermarsi e ascoltare questa musica antica e moderna allo stesso tempo, oggi tutti propongono accordi riciclati male, quasi sempre dance, la renaissance– music è qualcosa di estremamente diverso, una pausa in tanto frastuono» 4, spiega in un’intervista.

Ritchie è letteralmente rapito da questa “chiamata”, come la definirebbe lo psicologo James Hillman, come se i decenni precedenti non fossero stati altro che una palestra per esercitarsi per ciò che sarebbe stato realmente chiamato a realizzare, a far germogliare il seme, la “ghianda” che portava dentro di sé, sviluppando una tecnica ed un virtuosismo rari che, unici, gli avrebbero permesso di accostarsi oggi, nel XXI secolo, alle melodie ed alle ballate del Medio Evo. Dal primo album, «Shadow of the Moon», i Blackmore’s Night ripropongono melodie antiche alternando la più fedele strumentazione dell’epoca (e riportando in auge strumenti come la ghironda) a sonorità moderne, includendo anche la chitarra elettrica o la tastiera.

Nel 2008 Ritchie e Candice si sono sposati e, ad oggi, vivono coni loro due figli, Autumn Esmeralda e Rory Dartanian; nello stesso anno, nel teaser dell’album «Autumn Sky» 5, Blackmore ha contrapposto la spontaneità della musica rinascimentale, che nasceva, spesso, dal basso, condivisa e tramandata dal popolo in una dimensione più autentica, rispetto alle folle oceaniche, anche 275.000 persone, che possono assistere ad un concerto moderno: appaganti per l’ego del musicista, ma non per la sua anima – facendo eco, forse inconsapevolmente, alla storica Régine Pernoud, che nella sua opera «Luce del Medioevo» esaltava la cultura dell’epoca, in cui un poeta o un menestrello si piazzava nel centro di una fiera o di un mercato e iniziava a declamare i propri versi, o a suonare la propria musica. Ciò che Blackmore definisce la sua utopia 6. La natura, la spiritualità, la musica. Questo il nucleo centrale su cui s’impernia il lavoro dei Blackmore’s Night 7. Inoltre, la formazione della band è mutata nel corso degli anni, dando modo a diversi musicisti di iniziare, così, la loro carriera.

Se gli assoli di chitarra acustica del tour “Paris Moon”, immortalati nel concerto all’Olympia di Parigi sono già leggenda, non sono mancate critiche al moderno Menestrello, reo di aver rinnegato il rock, e non solo.

Rivisitando le melodie medievali, i Blackmore’s Night avevano già, nel 2006, pubblicato una raccolta di canti tradizionali natalizi, «Winter Carols», tra i quali spiccano una versione inglese di «Adeste fideles» ed un brano interamente scritto da Ritchie e Candice, che, sino a qualche tempo prima, si professavano pagani, mostrando un sempre più marcato avvicinamento al Cristianesimo. Tanto è bastato a Ritchie per finire nella lista nera persino del proprio biografo, Jerry Bloom, che, dopo aver compilato un accurato volume (soprattutto sugli anni dei Deep Purple e dei Rainbow), non potendone negare le doti di musicista, lo ha stroncato come persona e come compositore in un’intervista del 2013 8.

Impassibili come sempre, attenti all’eterno ed a quella musica “antica e moderna”che risuona nell’animo, i Blackmore’s Night hanno curato una riedizione ampliata, dell’album in Inglese e in Tedesco, «Winter Carols (2013 edition)».

Buon Anno, Mr. Blackmore!

1) Jerry Bloom, «Ritchie Blackmore. La biografia non autorizzata», Milano, Tsunami Edizioni, 2013.
2) Chitarrista anch’egli, ha fondato una tribute band dei Rainbow, gli Over the Rainbow, tuttora in attività.
3) Jerry Bloom, op. cit.
4) Ritchie Blackmore, intervistato da Pierangelo Coda – http://www.deep-purple.it/interviste/284-ritchie-blackmore-intervistato-da-pierangelo-coda.html
5) Blackmore’s Night – ‘Autumn Sky’ EPK – http://www.youtube.com/watch?v=uXMQihiQz-Y
6) ibidem
7) Intervista su SpazioRock del 26/09/11 – http://www.spaziorock.it/intervista.php?id=391
8) Intervista su SpazioRock del 24/05/13 – http://www.spaziorock.it/speciale.php?id=153