– DI SARA RAMONA PELLEGRINI
sara.pellegrini@liberopensiero.eu

Il bombardamento mediatico sulla situazione inquinamento in Campania non accenna a diminuire. Il che non sarebbe male, se producesse dei risultati concreti. Ma a quanto pare a farci le spese sono stati tanti agricoltori e gestori di attività turistiche napoletani e casertani, considerando che la quantità delle esportazioni campane in Italia e all’estero si è drasticamente ridotta e che tanti soggiorni nella nostra Regione sono stati disdetti. In compenso c’è stato un enorme ritorno pubblicitario per i tanti che hanno speculato e lucrato su questa triste situazione. Non mi riferisco ovviamente a chi tutt’oggi rischia la vita e vive sotto scorta per aver avuto il coraggio di raccontare la verità. Si dice in giro che questo scempio sia iniziato all’incirca 20 anni fa e che sia venuto fuori soltanto adesso; io aggiungo che probabilmente è cominciato da quando questo territorio ha tradito incontrovertibilmente la sua natura (agli inizi degli anni ‘70) per dare i natali a tante industrie chimiche, senza essere preparato a farlo. Cosa si può fare adesso? L’aumento dell’incidenza tumorale è ormai ampiamente accertato, e la prevenzione resta l’unica alternativa possibile. Intanto sarebbe fondamentale che tutti i prodotti alimentari fossero dotati di tracciabilità, e soprattutto, che i terreni inquinati e irrigati con acqua proveniente dalle falde contaminate fossero sequestrati. Non siamo per nulla tranquilli, ed ecco che l’allarmismo dilaga. I sopralluoghi nelle zone coltivate intorno alle discariche hanno evidenziato che molti di quei prodotti vengono venduti ai mercati, e udite udite, addirittura acquistati dalle multinazionali per essere immesse sul mercato mondiale. Il problema riguarda tutti, e nessuno può girare la testa dall’altra parte. Intanto gli scienziati propongono un vademecum che ognuno di noi può seguire per arginare il problema. Posto che l’alimentazione è il primo fattore di rischio, è bene cercare di evitare cibi che possono favorire lo sviluppo di un clima infiammatorio favorevole alla degenerazione cellulare quali la carne rossa, da assumere in basse quantità. Cerchiamo di mantenere il peso forma, in quanto il glucosio è il carburante delle cellule degenerate e, soprattutto, privilegiamo alcuni tipi di frutta e verdura (ovviamente dopo averne verificato la provenienza). Gli antitumore per eccellenza sono i broccoli, le arance, la zucca, i cavoli, i fagiolini verdi, la carota, le verdure a foglia verde, i legumi, l’aglio, la cipolla, i piselli, i peperoni, le patate, i cetrioli, il prezzemolo, i finocchi, gli asparagi, i carciofi, i funghi, i ravanelli, le erbe aromatiche. E poi le fragole, le albicocche, i lamponi, l’uva, il melone, l’anguria, i mirtilli, le castagne. Ancora: il tè verde, lo yogurt, il pesce in generale, l’olio d’oliva, il curcuma e lo zenzero. Insomma gli alimenti propri della nostra tradizione. Cerchiamo di mantenere la calma… e buon appetito a tutti!

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