– DI LUCIANA TRANCHESE
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Nel celebre saggio del 1936 “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”, il filosofo e critico tedesco Walter Benjamin s’interrogava sulle conseguenze del multiforme rapporto tra arte e tecniche di riproduzione e di diffusione di massa, alla luce di quella versatilità che il cinema e la fotografia cominciavano a manifestare nei primi decenni del XX secolo.

Secondo Benjamin, tecniche simili avrebbero influito in maniera decisiva sulla fruizione dell’opera d’arte, provocandone la perdita dell’aura e modificando lo stesso atteggiamento degli artisti nei confronti della propria produzione intellettuale.

Queste riflessioni tornano quanto mai attuali, a distanza di molti decenni da quando le istanze di democrazia culturale di Benjamin vennero formulate, nel contesto di un’iniziativa che sta riscontrando un successo significativo.

A partire dal 2003, infatti, in varie città italiane e straniere, sono state allestite numerose mostre impossibili: esposizioni monografiche basate sulla quasi totalità delle opere di grandi artisti del passato, replicate in scala 1:1 con l’ausilio di tecnologie ad altissima definizione.
Il progetto, ideato da Renato Parascandolo e promosso dalla Rai in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, permette di aggirare diversi incresciosi problemi riguardanti l’organizzazione delle mostre d’arte, come quelli inerenti ai costi e ai rischi degli spostamenti delle opere dai rispettivi luoghi di conservazione, oltre alla crescente contrarietà degli stessi enti museali a concedere prestiti artistici.
Le Mostre impossibili forniscono una vantaggiosa visione d’insieme di un preciso repertorio artistico, collocandolo in un unico ambiente espositivo. Infatti, la variegata dislocazione delle opere di uno stesso artista nei musei e nelle collezioni private di tutto il mondo, consente soltanto una loro limitata selezione durante le esposizioni.

Diversi critici d’arte si sono pronunciati in modo favorevole all’iniziativa, da Ferdinando Bologna a Salvatore Settis, facendo notare come l’uso delle riproduzioni fotografiche sia ormai imprescindibile per gli studi nell’ambito artistico e come, di fatto, esse consentano “un approccio agli originali che gli originali stessi, nelle condizioni in cui normalmente si trovano, sia nei musei sia nelle sedi proprie, non consentono.“
Proprio a Napoli, città che accolse la prima esposizione di questo tipo nel 2003 a Castel Sant’Elmo, si sta svolgendo in questi mesi una tappa del progetto “Una Mostra Impossibile – L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità digitale” che, attraverso un esplicito e provocatorio rimando alle riflessioni estetiche che interessarono Benjamin, ha permesso di allestire nelle splendide sale restaurate del complesso monumentale di San Domenico Maggiore, l’esposizione di 117 riproduzioni digitali ad altissima risoluzione delle opere di Leonardo, Raffaello e Caravaggio.

Il formato rigorosamente identico a quello dell’originale, il particolare supporto retroilluminato e la possibilità di avvicinarsi alle immagini senza vere e proprie “distanze di sicurezza”, consente un’affascinante panoramica delle opere dei tre grandi artisti in ogni loro dettaglio, dalle più tenui modulazioni cromatiche ai più nascosti giochi di luci e ombre.

I tre nuclei in cui è suddivisa l’esposizione, di cui il più ampio è quello dedicato a Caravaggio con ben 63 opere, vanno considerati come momenti cronologicamente distinti e lontani dal voler individuare delle forzate connessioni tra i tre artisti.
L’insostituibile valore artistico delle opere originali e le singolari sensazioni che riescono a infondere, possono trovare, quindi, una preziosa alleata nell’applicazione delle moderne tecnologie di riproduzione, utilizzate ai fini di un’adeguata divulgazione e conoscenza di un patrimonio artistico mai abbastanza valorizzato. Allora, fino al 21 Aprile, varrebbe la pena di fare un salto tra un capolavoro e l’altro, negli spazi di quella preziosa cornice storica che è il convento di San Domenico Maggiore, per l’occasione aperti al pubblico tutti i giorni dalle ore 10:00 alle 22:00.

Per ulteriori info: www.mostreimpossibili.rai.it
www.polopietrasanta.it/unamostraimpossibile