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– DI STEFANIA IANNIELLO
deepestblue@live.it

“Tutto quello che ho”, gessetti su cartoncino

Uno mette nero su bianco, tira una linea dritta al centro e fa una lista dei pro e dei contro: valuta.
Alla fine cosa può succedere di tanto grave?
Sono rischi che si corrono, che tutti corrono, cose che vivono tutte le persone normali.
Con un po’ di diffidenza tocchi la superficie dell’acqua con la punta dell’alluce appena, appurando che è veramente gelida.
Ci entri piano con tutti e due i piedi e t’immergi lentamente fino alla vita, allettata dalla prospettiva, pochi metri più in là, di un mare piatto come una tavola, senza increspature col sole che si riflette in tante piccole pagliuzze dorate sulla spuma delle onde.
Alla fine cosa può succedere di tanto grave?
Cosa potrà mai farmi?
Non lo sai finchè non succede.
Cosa ti fa?
Ti ammala.
Ti ammala le ossa, le carni, gli occhi.
Ti ammala tanto da metterti il terrore, il panico, all’idea di dover avere ancora così bisogno di qualcuno, per poi essere spezzata in due.
Ti ammala tanto da obbligarti a non concedere, a non permettere, a tagliare, a chiudere.
A soddisfare da sola ogni tuo minimo bisogno, per non dovere dipendere da nessun altro.
Nessun altro in me.
Nessun altro dentro di me.
In fondo speri che il virus torni ad attaccarti, che ti ammali più forte, guarendoti.
O che ti uccida.